Viaggi organizzati, album e canzone di Lucio Dalla degli anni Ottanta. Il suo ultimo vinile con un forte sperimentalismo sonoro. Ma quello che ci interessa è proprio quel titolo. Era una denuncia per un modo di vivere sempre più condizionato da calcoli, simile alla rigida programmazione dei viaggi organizzati. Insomma una vita preconfezionata, senza slanci e avventure ribelli. Da almeno un decennio i sociologi discutevano del fenomeno relativo al turismo di massa. Venne coniato nel 1966 anche un termine che non necessita di traduzione “Bétail touristique”. È molto facile dire che da allora tutto è cambiato. Forse. Ma il turismo come religione o rito “religioso”, spesso snaturante il senso profondo del viaggio come scoperta dell’altro e di sé, pur con metamorfosi, resiste. Mancano, però – salvo errori e omissioni, le penne taglienti, ironiche e godibili di un Ennio Flaiano di Diario Notturno o di un David Lodge a raccontare la psicologia del turista o, meglio, della massa di turisti. Da rileggere il romanzo del 1992 di Lodge “Notizie del Paradiso”- Il protagonista. un ex – prete cattolico, intraprende con il padre un viaggio organizzato verso Honolulu per andare a trovare una vecchia zia ammalata: non un viaggio di piacere ma di pietà.
Eppure quel viaggio diventa la lente per osservare i turisti. Brillante ma impietosa immagine psicologica in cui specchiarsi anche oggi. Chissà se sorride dall’aldilà anche Thomas Cook, che ideò il 5 luglio del 1841 quello che viene considerato il primo viaggio organizzato della storia. Storia curiosa. Cook organizzò un breve tragitto in treno da Leicester per 570 persone. Interessante lo scopo: offrire un momento di svago socializzante per distrarsi dalla dipendenza dell’alcol. Seguirono altri viaggi organizzati dall’intraprendente Cook: a pagamento, pacchetti comprendenti i “coupon d’hotel”, precursori dei moderni voucher, e persino un giro del mondo. Insomma il primo tour operator della storia: un’agenzia che si ampliò negli anni.
Per la cronaca la Thomas Cook Group chiuse nel 2019 non essendosi adeguata alle spietate leggi della concorrenza. Anche se il dilemma estivo- e non solo- per molti è viaggio o vacanza relax, i viaggi organizzati resistono. Le mutazioni sono state tante e sono in atto. Meno viaggi in pullman con cinquanta turisti capeggiati da una inflessibile guida in percorsi quasi da catena di montaggio ma offerte più flessibili. Più diversificate le mete, più attenzione agli “utenti”…. ci sono anche viaggi ad hoc per over 80. In sintesi in una semplificata storia dei viaggi organizzati si potrebbe affermare che “se a metà degli anni ’70 muoversi in gruppo significava standardizzazione, oggi significa soprattutto specializzazione e connessione sociale”.
Insomma un’ evoluzione sociale e culturale con luci e ombre, come sempre. E qui le domande non mancherebbero. Ma anche la mente ha bisogno di relax. Per gli interessati vale la pena consultare il sito “Osservatore Travel Innovation” del Politecnico di Milano. Eppure una piccola considerazione s’ha da fare. Tra gli anni Settanta e Ottanta il viaggio organizzato garantiva una sorta di protezione verso il poco conosciuto, compreso per molti il problema linguistico se fatto all’estero, oggi si organizza soprattutto quello individuale. Viaggi su misura, cioè i tailor-made trips secondo l’inevitabile terminologia inglese. Pare che lo stress di programmare un viaggio sia il maggior fastidio per il turista degli anni Duemila.
Già sempre più turisti ma meno veri viaggiatori.
Chissà se i turisti francesi spaesati da un Sacro Monte considerato poco accogliente e passati di recente all’onore (o disonore) della cronaca locale fossero ben organizzati? Ma in fondo la domanda è un altra: che turismo vuole Varese? Si aspetta viaggi organizzati o viaggiatori alla scoperta?