Uno di quelli che sarebbe stato meglio non incontrare, Romano.
Non che ce l’avesse con te.
È che fregava chiunque.
Scommetto, la madre e il padre.
E non ti riusciva di evitarlo, nel giro.
Con quel suo fare.
Specifico, particolare.
Un specie di tassa.
Ricorrente.
Poi era andato a Parigi, raccontò.
E devo dire che non se ne sentiva la mancanza.
Anni prima di ricomparire.
Tirava a quel mentre un tre sponde narrando.
Alzava le carte con infinita nostalgia.
I particolari al punto che pensavi “Domani prendo e ci vado anch’io”.
Fu quando venne in piazza Johnny il ladro, finalmente uscito dalle patrie galere, che Romano sparì.
D’un tratto.
Non che indagassi, ma la coincidenza parve davvero strana.
Così, un pomeriggio di quelli varesini d’allora belli piovosi, al Centrale, facendo finta di niente
“Ti ricordi Romano? Non lo vedo più” tirai fuori al reduce.
“Vederlo?”, rispose ingessando la stecca.
“Tre anni di gabbio insieme a San Vittore mi sono bastati!”
Parigi…
Per la miseria, che fantasia e che forza.
Bon gré mal gré, sperai che avesse trovato riparo, se non nella ‘Ville Lumière’, che so?, almeno a Lione.