Cultura

ARMOCIDA, IL “MISSIONARIO”

SERGIO REDAELLI - 20/02/2026

“Il medico è un uomo di religione e se non è un uomo di religione, cambi mestiere”. Sono parole, profonde e severe, del professor Giuseppe Armocida, Giugi per i tanti amici che aveva, mancato mercoledì 18 febbraio nella sua casa di Ispra. Psichiatra, presidente onorario della Società Italiana di storia della medicina, ex docente di psichiatria forense e per molti anni ordinario all’Università dell’Insubria, considerava la medicina una missione: “Il medico è l’uomo della speranza – insegnava agli allievi -, la speranza di guarire quando è possibile e se non può più sperare di guarire, il medico è come il sacerdote; deve condividere il compito di dire a chi sta per morire che non muore solo un corpo, ma che qualcosa sopravvive”.

Sposato con Monika Jung, senza figli, aveva 79 anni ed era ammalato da tempo. Un uomo dai mille interessi. Alle spalle quarant’anni di insegnamento accademico svolti tra la Statale di Milano, le università di Bari-Foggia, di Ancona, di Pavia e gli ultimi ventitré all’Università dell’Insubria. Abitava in una grande casa nel centro di Ispra, con dodici locali letteralmente foderati di libri, corridoi compresi, un archivio “casalingo” notificato per interesse storico dalla Soprintendenza: composto da oltre cinquantamila volumi di storia, un’intera stanza riservata alle enciclopedie, ai vocabolari latini, ai dizionari, alle biografie di cardinali, pittori, medici, imprenditori, patrioti. Nella collezione anche cinquecentine, incunaboli e rare edizioni bodoniane.

Presidente dal 1995 della Società Storica Varesina, allievo di Leopoldo Giampaolo e autore di oltre trecento pubblicazioni di carattere medico e storico, lascia incompiuto un lavoro a cui si dedicava da anni con l’aiuto di collaboratori scelti tra gli storici locali: il dizionario biografico dei varesini, non solo di quelli illustri, ma di chiunque meriti di essere ricordato. Più di mille nomi già raccolti. Un progetto coltivato insieme al Centro per le storie locali e le diversità culturali dell’Università dell’Insubria, l’ultimo volume della prevista Storia di Varese: “La storia della città non è fatta solo da Magatti o dal Cairo, da Piero Chiara o da Morselli – diceva – ma da tante persone che hanno lavorato bene ed è giusto conservarne la memoria”.

“Studiando la storia – aggiungeva – eviti di dare giudizi sommari, capisci per esempio perché oggi c’è un sentimento nazionale poco altruistico, un richiudersi nei propri interessi. Le discipline scientifiche e finanziarie chiedono spazio ma anche la storia è scienza e la moda degli studi economici è legata alla necessità di guadagnare che oggi è diventato un problema sociale. Tutto è monetizzato, una fase che speriamo di superare presto. Capita nei momenti delle grandi rivoluzioni. Viviamo l’epoca della globalizzazione, delle multinazionali, delle mega-società senz’anima. É la fine di un’era e l’inizio di un’altra”.

Ex studente del liceo Cairoli, aveva lavorato all’ospedale psichiatrico di Varese e diretto la rivista “Biografie Mediche”, il periodico del centro studi del santuario dei medici d’Italia a Duno, in Valcuvia. Tra i tanti personaggi che ha studiato, vanno citati il patriota risorgimentale Giulio Adamoli e il medico Luigi Sacco, apostolo della vaccinazione antivaiolosa che fece immunizzare centinaia di migliaia di persone anche all’estero. Per i collezionisti, è imperdibile lo splendido libro “Garibaldi a Varese nel 1859”, scritto insieme a Marco Tamborini, con ventitré tavole fuori-testo sulla battaglia di Varese. Nel suo vastissimo curriculum, figura anche l’esperienza di amministratore pubblico: fu sindaco di Ispra tra il 1990 e il 1995 e assessore alla cultura del Comune di Varese nella giunta Fumagalli dal 1997 al 2002.

Nel 2011 il sindaco Fontana lo volle fra i “tre saggi” di Palazzo Estense, con Robertino Ghiringhelli e Mario Speroni, per le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia. In un libriccino di riflessioni personali pubblicato nel 2024, “Discorsetto sul piacere di non viaggiare e altre minime confidenze”, aveva detto la sua sull’attualità politica internazionale: “Dopo gli anni della dittatura bolscevica, oggi la Russia si è consegnata a un nuovo fascismo e la sua gente, stretta tra polizie, esercito e oligarchi vergognosamente ricchi, si abbassa ancora supina, si inchina e accetta di andare in guerra, di invadere un Paese sovrano, distruggere, terrorizzare, uccidere e anche morire per ubbidire a un padrone che esercita il potere assoluto”. Insignito della Girometta d’Oro, collaborava anche con i calendari della Famiglia Bosina.


Alla moglie Monika le condoglianze di RMFonline