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Cultura

DEMOCRAZIA DEL WEB

CAMILLO MASSIMO FIORI - 06/02/2014

La democrazia rappresentativa è stata un ripiego, un espediente funzionale rispetto alla impossibilità di avere la presenza fisica dei cittadini nel luogo delle decisioni. Ciò che era possibile nella piccole città della Grecia classica e nei minuscoli Cantoni della Svizzera è invece impossibile nelle grandi e complesse società moderne.

La stampa e i giornali hanno risolto il problema dell’informazione ma non anche quella della comunicazione tra i cittadini e il potere. In effetti si è trattato di un espediente valido per un mondo tecnologico ma non informatico; oggi l’ ostacolo della comunicazione tra i cittadini e tra questi e il potere può essere superato tramite la tecnologia informatica di Internet.

In passato la distanza era un ostacolo alla partecipazione, ora il Web può essere uno strumento che facilita la riflessione e l’autonomia di giudizio e taluni pensano che non ci sia più bisogno della intermediazione organizzativa del consenso tramite i corpi intermedi.

I partiti hanno sopperito alla impossibilità della presenza diretta e la rivoluzione informatica consente di ovviare alla presenza fisica perché le idee diventano fisicità. Gli attori ritengono di poter interagire con tutti senza avere un punto di riferimento in una unità ideologica e interpretativa; il Web è un forte incentivo ad un approccio individualistico ai problemi della società. La “videocrazia” ha favorito il fattore soggettivo dell’opinione pubblica a scapito di quello cognitivo e partecipativo. La democrazia del Web ha suscitato l’impressione che si possa usare la rappresentanza senza usare i partiti e si possa realizzare la democrazia diretta senza la presenza fisica dei cittadini nelle pubbliche assemblee, eliminando in tal modo il corpo intermedio del partito che aveva reso possibile la democrazia attraverso la rappresentanza.

Da queste premesse è nato il Movimento 5 Stelle che non è contro le istituzioni e il sistema democratica bensì contro i partiti e pur tuttavia con i comportamenti ispirati al disprezzo rischia di delegittimare il Parlamento e gli organi costituzionali.

Il discredito verso i partiti ha comportato la loro trasformazione da corpo intermedio a corpo autonomo che si è sostituito ai cittadini i quali hanno assunto una posizione di giudici che non vogliono essere partecipi dell’invocato cambiamento con proposte propositive e con l’impegno personale.

Il partito di massa che abbiamo conosciuto nella democrazia del dopoguerra era una palestra e una scuola di cittadinanza che con il tempo si è trasformato in una organizzazione autonoma e autoreferenziale, una forma oligarchica che ha sostituito i fini con i mezzi e che ha perso la capacità di autocorrezione e rigenerazione..

Con il Web molti cittadini coltivano l’illusione di superare tale deriva oligarchica e di riappropriarsi della politica. La democrazia del Web cerca di provare che è possibile realizzare una rappresentanza dissociata dai partiti e dagli altri organismi intermedi per porre al centro dello spazio pubblico il cittadino isolato e impotente.

Ma questa visione totalizzante del cittadino e del potere dei “media” che influenzano l’opinione pubblica, è una prospettiva inquietante perché prelude a un dominio che dalla sfera pubblica si estende progressivamente anche a quella privata e sociale.

Sicuramente Internet è una grandissima conquista della scienza e della tecnica, è un fatto importante nella diffusione della cultura e può essere considerato, come ha detto papa Francesco, un “dono di Dio”, ma è pur sempre un mezzo che può essere usato bene o male dagli uomini. “La Rete – ha detto il nostro Presidente della Repubblica – è diventata un canale pronto a raccogliere spazzatura e immondizia”. Facendo riferimento al blog di Beppe Grillo, infarcito di volgarità, turpiloquio e violenza, l’opinionista Ernesto Galli della Loggia ha scritto (sul “Corriere” del 3 febbraio scorso) che non si tratta di un caso isolato ma di un fenomeno di “progressivo imbarbarimento che ha il suo fulcro nell’indebolimento delle istituzioni come la scuola, la Chiesa, i partiti, i sindacati a cui fino a due o tre decenni fa erano affidati la strutturazione culturale e il disciplinamento sociale degli individui”.

Una parte considerevole della popolazione italiana, in particolare le classi giovani, ha assunto un linguaggio quotidiano sessista e blasfemo, dimostrando carenza di principi e valori che sono alla base della coesione sociale. Il degrado dell’Italia non è solo economico ma culturale e morale e la sfida educativa è divenuta prioritaria per uscire da una crisi globale devastante.

La Chiesa ci ricorda che “la famiglia è la prima scuola delle virtù sociali che richiede l’aiuto di tutta la società. La scuola, mentre matura le facoltà intellettuali, sviluppa la capacità di giudizio e promuove il senso dei valori” (“Gravissimum educationis”). Una società in crisi come la nostra non è più in grado di proporre agli adolescenti e ai giovani dei fini desiderabili e figure positive di riferimento. Le testimonianze di vita di quanti sono impegnati nella società è pertanto di fondamentale importanza.

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