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Cultura

IL CODICE B DI BEDERO

FRANCESCO BORRI - 04/04/2014

Due volumi dedicati ad un Antifonario liturgico di rito Ambrosiano, uno dei più antichi e perciò considerato tra i più preziosi per la conoscenza dell’antico rito e canto liturgico della Chiesa milanese. E’ il cosiddetto Codice B appartenente alla Collegiata di Brezzo di Bedero in Valtravaglia, risalente al XII secolo, il più antico testimone dei canti per la parte estiva del ciclo liturgico annuale.

L’unico Antifonario ambrosiano precedentemente pubblicato fu edito in Francia nel 1898 e non conteneva la sezione estiva dell’anno liturgico, contenuta invece in quello di Brezzo di Bedero. Taluni hanno ritenuto che la parte estiva dell’Antifonario, quella custodita a Brezzo di Bedero, e la parte invernale, pubblicata in Francia e oggi conservata alla British Library di Londra, costituissero le due parti ‘sorelle’ di un medesimo Antifonario. Si tratta però di un ipotesi che non regge alla prova dei fatti. Osserva infatti il musicologo Angelo Rusconi che “le chiavi hanno forma diversa: come chiave di Fa, Londra utilizza la lettera F, mentre Bedero preferisce la forma stilizzata // (molto comune nei manoscritti milanesi). Inoltre: Londra fa massiccio uso della lettera ‘a’ (chiave di La), mentre Bedero non la usa praticamente mai; la notazione presenta evidenti elementi divergenti sia nelle forme normali e composte, sia nell’uso di segni speciali; infine, Londra utilizza le linee verdi per indicare il bemolle, Bedero no”.

Il Codice B è stato fotografato e riprodotto in un volume pubblicato a cura della Parrocchia di Bedero in Valtravaglia – su impulso dell’amministratore parrocchiale e decano di Luino, mons. Piergiorgio Solbiati – con aggiunta dell’indice topografico a stampa predisposto da Giacomo Baroffio e da Eun Ju Kim. A quella pubblicazione ne è seguita poco dopo un’altra, edita da Pietro Macchione Editore nella collana “Quaderni di Storia del Territorio Varesino”.

Tale nuova pubblicazione, la prima a comparire sulla scorta della precedente, contribuisce con i propri saggi storico-critici a far apprezzare e a valorizzarne l’importanza dell’antico Antifonario. Si tratta in particolare del terzo volume che il Gruppo vocale Antiqua Laus dedica ad antichi manoscritti liturgici ambrosiani rinvenuti in chiese del territorio. I volumi precedenti sono stati dedicati rispettivamente ad un manoscritto contenente la liturgia per la solennità di san Sebastiano, appartenente alla parrocchiale di Coarezza di Somma Lombardo e ad un testo liturgico appartenuto alla Badia di Ganna. Volumi anch’essi i pubblicati nella collana editoriale sopra indicata.

L’Antifonario è stato riprodotto in un DVD multimediale, allegato al volume, predisposto da Mauro Stefano Giani e Angela Martinetti, la cui navigazione consente di accedere ai brani liturgici cliccando sulle corrispondenti voci degli indici, quello topografico e quello analitico. Con ciò, attivando contemporaneamente la registrazione audio di quei brani musicali – quelli della liturgia dei Vespri e della Messa per la solennità di san Vittore “Il Moro”, patrono della Collegiata di Brezzo di Bedero, eseguiti dal Gruppo vocale Antiqua Laus – contenuti in un CD anch’esso allegato (voci: Sergio Alfieri, Mauro Stefano Giani, Mauro Luoni, Marco Macchi, Flavio Narcisi, Leonardo Palmiero, Giacomo Puricelli, Alessandro Riganti), con l’intervento della voce femminile di Patrizia Basso per i Versetti del Magnificat e, inoltre, con improvvisazioni organistiche eseguite da Alessandro La Ciacera, organista del Duomo di Milano, eseguite all’organo del Seminario arcivescovile di Venegono Inferiore.

Il volume contiene alcuni saggi di carattere storico, liturgico e musicale dedicati all’Antifonario. Oltre allo scritto del citato musicologo Angelo Rusconi, dedicato a “La notazione dell’antifonario ambrosiano Bedero B” (prima, e al momento unica, analisi e catalogazione della notazione ambrosiana), vi è un saggio di inquadramento storico-liturgico a cura di mons. Marco Navoni, dottore della Biblioteca Ambrosiana, sul tema “Il Codice B di Bedero. Lettura storico-liturgica di un antifonario ambrosiano del secolo XII” e un altro saggio di Alessandro Riganti, direttore del Gruppo vocale Antiqua Laus, su: “I canti liturgici dei Vespri e della Messa di san Vittore nel Codice B”.

Qual è oggi l’interesse per questo Antifonario? Spiega Mons. Navoni: “L’Antifonario di Bedero rappresenta uno dei più antichi testimoni a noi giunti della Liturgia Ambrosiana medioevale. La sua importanza è fondamentale non solo per la ricostruzione critica del canto ambrosiano, ma anche per i testi delle antifone che, in gran parte, sono state recuperate nell’attuale Liturgia Ambrosiana delle Ore. Ma questo è solo un caso tra i tanti, perché la riforma della Liturgia Ambrosiana dopo il Vaticano II si è sempre confrontata con la tradizione testimoniata dagli antichi codici (si pensi ad esempio all’importante Evangeliario di Busto Arsizio), grazie ai quali è stato possibile identificare e riproporre nell’attualità le caratteristiche peculiari della Liturgia Ambrosiana stessa“.

Le parti dell’Antifonario di Bedero Valtravaglia registrate nel CD sono state riprodotte a stampa e ritrascritte, per una più agevole lettura, grazie ad un sistema di riproduzione digitale della notazione musicale ambrosiana mai utilizzato in precedenza, messo a punto da Flavio Narcisi partendo dalla notazione gregoriana digitalizzata nota come Gregoire. Si è trattato di una scelta dettata dalla convinzione che la notazione musicale ambrosiana, così come abitualmente ritrascitta secondo la classica notazione quadrata denominata “Vaticana”, non si dimostra né sufficiente, né coerente con le indicazioni del Codice B di Brezzo di Bedero. E’ stato così sviluppato un sistema di scrittura della notazione quadrata aggiungendo fonts di notazione ambrosiana. Ciò ha consentito una trascrizione delle pagine del manoscritto più fedele e scevra da indicazioni che possono influire sul ritmo. Indicazioni, che inevitabilmente, verrebbero suggerite dalla versione “Vaticana” se quest’ultima fosse stata ritenuta esaustiva. A scanso di equivoci sono state riportate nella pubblicazione le tre versioni di ciascun brano inciso nel CD musicale: l’originale pagina del manoscritto, la versione in notazione quadrata “Vaticana” e quella in neo-ambrosiano.

Un’ampia appendice iconografica, curata da Mauro Luoni, illustra infine l’ampia diffusione che ebbe il culto di san Vittore “Il Moro” all’interno dell’arcidiocesi ambrosiana e in quelle altre diocesi che, nei secoli trascorsi, furono di essa suffraganee, nel territorio dell’Italia nord-occidentale e nella vicina Svizzera (Diocesi di Milano, Como, Novara, Lugano, Coira).

La Provincia di Varese – afferma il commissario straordinario Dario Galli – ha sostenuto la realizzazione di tali pubblicazioni con l’auspicio che esse contribuiscano a far crescere la consapevolezza della necessità di conservare il patrimonio di cultura e di arte del passato in tutte le sue espressioni, anche quelle che fanno poco parlare di sé perché meno avvezze ai circuiti consueti del turismo di massa. Ciò, nella convinzione che anche nel territorio varesino vi sia presenza di significativi reperti in grado, se adeguatamente valorizzati, di diventare motore per un auspicabile sviluppo dell’economia legata al turismo culturale“.

Cuore di tali pubblicazioni potrebbe essere la domanda: questo manoscritto conferma o smentisce la classica definizione che il canto Gregoriano, e per analogia l’Ambrosiano, sono definiti “Canto Fermo”, cioè canti aritmici, monotoni oltre che monodici, presumibilmente lenti e relegabili a liturgie funebri? “Forse lo studio di repertori temporalmente più vicini a noi come quelli di Coarezza e Ganna – spiega Alessandro Riganti – non potevano offrire molto dal punto di vista della notazione e dunque anche dal punto di vista “ritmico”: in essi era assai difficile trovare segni utili all’individuazione propria di un ritmo. Tuttavia, convinti che sia impensabile e improponibile un canto asettico, tutto uguale nei valori che si succedono nella melodia, insomma un “canto fermo”, si è costantemente tentato di evidenziare il valore intrinseco del testo sacro attribuendo interpretazioni ritmiche. Il criterio adottato è stato pertanto l’uso dell’arte della retorica unita alla musica che, normalmente, non fa che esaltarla. Se tale procedimento si è rivelato valido con repertori “deteriori” in quanto tardivi, a maggior ragione lo è sul repertorio più antico come quello del Codice B di Brezzo di Bedero giuntoci integro, trascritto su una pergamena custodita in questa piccola Collegiata ai margini della diocesi ambrosiana”.

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