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Noterelle

AMBIGUITÀ CHE TRIONFA

EMILIO CORBETTA - 31/10/2014

Uno ama scrivere. Gli piace scrivere non solo per la semplice azione grafica, ma per la possibilità di comunicare molto: concetti, sentimenti, realtà belle o brutte e altro. Ha piacere di scrivere, ma chi legge avverte questo piacere? Dipende molto dal modo con cui vengono usate le parole, i “verba” come dicevano i padri latini. Conta molto l’argomento; se è piacevole sorgono in chi scrive sentimenti simili e li trasmette, ma se l’argomento è brutto rischia di trasmettere tristezza. Dopo la tristezza, se si può evidenziare speranza, la situazione migliora. Non si ama far soffrire, ma talvolta non è possibile evitarlo.

Pensando e scrivendo si incontrano qualità e difetti dell’uomo, tra cui l’ambiguità.

Nella politica nostrana è molto frequente il trionfo dell’ambiguità con inevitabile sofferenza della ragione, della sincerità, della verità.

È difficile sottrarsi alla tentazione dell’ambiguità e solo i più scaltri riescono a velarla con apparente razionalità, o apparente verità, convincendo con i loro argomenti. Vien spontaneo far dei nomi di importanti politici che sono stati e sono capaci di questo, ma comunque sono pochi. La maggioranza poi, senza accorgersene, appare incapace di convincere anche perché chi ascolta si rende conto che nemmeno il politico crede in quello che dice.

L’ambiguità è presente anche in eventi concreti. Un esempio? La famosa mela che cade sulla “zucca” di Newton. L’interpretazione del fatto è univoca? Non molto.

Per un animista potrebbe essere l’anima di un antenato dell’illustre fisico che vuol mandare un messaggio. Oppure il melo è un albero delle streghe che, consce del raziocinio del fisico, ovviamente nemico della superstizione base del loro potere, cercherebbero d’intralciarlo, appunto con la mela cadente. Ma la tradizione dice che da questo episodio sarebbe nato il concetto della forza di gravità, matematicamente dimostrata.

Passano gli anni e nella storia della scienza appare la relatività e compare pure la quantistica: per cui tutto l’universo diventa ambiguo, dall’immensamente grande all’infinitamente piccolo. Se nella concretezza fisica abbiamo questa situazione, figuriamoci nei rapporti umani dove l’ambiguità ha un incremento esponenziale, e mentre nella fisica essa è quantificabile, nei rapporti umani invece sembra incontrollabile.

Nei rapporti amorosi, dove l’attrazione biologica dovrebbe concorrere ad un sublime evento felice, l’ambiguità soggettiva nell’interpretare il reciproco affetto può distruggerlo e creare dolore.

Se questo succede nell’amore, figuriamoci negli altri aspetti della vita. Nell’economia, nei commerci, nel campo del lavoro, nella politica dove l’ambiguità trionfa e diventa un’arma, ma un’arma che ha un limite, quando ad usarla è uno stupido, che in quanto tale non può rendersi conto di essere uno stupido, per cui crea danni a se stesso, ai presunti avversari, agli amministrati.

È un dramma? Sì, un dramma intollerabile ai cittadini che per reazione ridono dei loro politici, ma con risate amarissime, chiedendosi con un fondo di disperazione: “Ma che cosa abbiamo fatto di male per trovarci in questa situazione? Ma perché dobbiamo avere a che fare con questa massa di cialtroni, oltretutto convinti d’essere dei geni, più furbi di tutti?

C’è una grande differenza tra l’ambiguità che si incontra nel mondo scientifico, che si potrebbe definire impropriamente “sincera”, e quella dei rapporti interpersonali dove la mala fede può abitare alla grande.

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