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Opinioni

FRATELLO UOMO

FELICE MAGNANI - 26/06/2015

francescopapaPotremmo dire: “Finalmente”, la voce è arrivata puntuale al momento giusto e ha colto nel segno. Una voce dolce e suadente, ma assolutamente ferma e determinata a risvegliare la voglia di credere nel cambiamento. Quando la politica nazionale, europea o mondiale sonnecchia e non sa più da che parte girarsi per risolvere i problemi dell’umanità, ci pensa lo Spirito Santo, cercando spazio nel cuore e nella mente di un papa venuto da lontano per ricordarci dove dobbiamo guardare per capire cosa dobbiamo fare.

C’è chi dice che la chiesa, sempre in virtù dello spirito, abbia la vocazione naturale a cogliere l’anima dei tempi per cambiarli, per renderli più vicini e attenti ai bisogni della gente. Fortunatamente è andata così: da una parte un mondo in preda a una schizofrenia congiunta, dall’altra Francesco con la sua tranquillità morale, capace di oltrepassare i muri con la sua politica delle cose normali, quelle che non muoiono mai perché sono parte integrante del capitale umano, ereditato dai padri delle chiesa e dai santi. E come dubitare dell’attualità dei santi, dell’universalità del loro messaggio?

È proprio così che sant’Ignazio di Loyola e Francesco d’Assisi hanno riunito le loro forze. Forze uniche e straordinarie, che hanno cambiato la faccia del mondo con il loro contenuto di risveglio umano. Come non capire quindi che la felicità è a portata di mano e che basta poco per prelevarne almeno una fetta. È così che il “parroco” argentino, mezzo italiano, rispolvera la storia, andando al cuore del problema nel momento in cui la storia stessa sembra proporre le sue parti peggiori legate alla guerra, alla violenza, alla corruzione, a prevaricazioni di ogni ordine e grado. È così che da una curia romana un po’ allo sbando spunta fuori la figura immensa di un papa ecologista che s’immerge nello spirito del mondo uscendone con una speranza che va oltre le speculazioni e gl’interessi.

Se ne esce con un’ enciclica che coglie le aspirazioni universali e le converte in un’idea di mondo e di vangelo assolutamente grandiosa, mai tentata prima, neppure da papi giramondo che avevano fatto del loro peregrinare una missione evangelizzatrice e consolatrice. Un’idea in cui il mondo non è più solo quello uguale a noi, ma una realtà circolare nella quale ognuno riveste un compito preciso, indipendentemente dal colore della pelle o dalla lingua parlata.

Francesco ha disegnato un cerchio includendo tutti, impegnati nell’immenso restauro della casa comune, quella che il padre eterno ha consegnato all’uomo perché potesse goderne la straordinaria bellezza. Nello spirito del santo di Assisi, il papa argentino colloca un’immensità da restaurare, uscendo da schemi usuali di divisioni politiche, religiose, economiche e finanziarie. È come se, con la nuova enciclica, Francesco dicesse all’uomo: basta con gli spazi protetti, con i muri e le diversità, basta con l’idea che ci possano essere razze elette e razze bastarde, la razza è quella umana e a lei spetta il compito di mettere mano al buon senso perché si senta protagonista di una grande trasformazione e insieme possiamo cambiare il mondo, restituendolo alla sua bellezza.

La nuova enciclica è un monito all’ indifferenza, alla negazione dei problemi, alla rassegnazione comoda, alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Neppure il più grande dei filosofi avrebbe potuto avere una simile intuizione, così ampia, così bella, così nuova, così rigenerante. Si tratta di una filosofia che non ha bisogno di grandi costrutti speculativi, di avvitamenti strani, di particolari interiorizzazioni culturali, perché corre nelle aspirazioni umane, nella voglia di mettere fine a tutto ciò che è muro, distruzione, negazione e inciviltà.

Nella nuova summa ambientale Francesco delinea le motivazioni che lo hanno spinto a ridisegnare il pianeta della rinascita, partendo dalla preoccupazione per la natura da una maggiore giustizia verso i poveri, da un impegno nella società, dal ritrovare una pace interiore. Rimette tutti in movimento e non c’è aspetto della vita comunitaria che non rientri nel suo ambizioso progetto di rigenerazione ambientale, per regalare a ciascuno una speranza in più. È come se all’improvviso respirassimo quel sapore fatto di umanità risorta, capace di camminare per le vie del mondo senza dover elemosinare la propria condizione di vita. Papa Francesco chiama dunque alla sinergia mondiale. Niente più steccati o pregiudizi, ma avanti per una solidarietà universale, per uno sviluppo sostenibile e integrale, per una sempre più stretta collaborazione tra scienza e religione, in nome di una ritrovata centralità degli esseri umani e delle loro necessità. Ecco la vera forza di una grande religione, quella di sapersi rinnovare per rinnovare il mondo.

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