Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Apologie Paradossali

LAVORARE NEL PROFONDO

COSTANTE PORTATADINO - 18/09/2015

“Lavoriamo in profondità, senza ambizioni particolaristiche, con alto senso del dovere, non curanti delle accuse di essere troppo a destra o troppo a sinistra, secondo il linguaggio convenzionale della superata topografia parlamentare. In realtà ogni partito realizzatore sta al centro, fra l’ideale e il raggiungibile, fra l’autonomia personale e l’autorità dello Stato, fra i diritti della libertà e le esigenze della giustizia sociale”. Questa citazione di De Gasperi, risalente al 1943, ma più volte ripetuta dallo statista come pietra angolare del programma della Democrazia Cristiana, è stata riproposta dal direttore de ‘Il Sole 24 Ore’, Roberto Napoletano nel suo Memorandum, sull’inserto domenicale dello scorso 6 settembre.

Vorrei farne una cartolina da spedire ai politici contemporanei, ma soprattutto agli aspiranti rinnovatori, di governo e di lotta. Forse non dovrei nemmeno spiegarne il perché. Ma temo che anche una frase profonda possa essere letta con fretta e superficialità, secondo la moda d’oggi. Permettetemi d’incidervi qualche graffio di polemica contingente.

Ogni partito realizzatore”: ma siamo sicuri di potere e volere usare la parola ‘partito’? Quelli ora in campo sono così ‘spettinati’ che le nuove formazioni politiche cercano, con un’eccezione importante, di escludere la parola stessa dal loro nome, per stornare il sospetto di vecchiume e di intrallazzo trasversale: per essere ‘puri’ si deve essere qualcosa di diverso. Un’altra caratteristica che emerge dal ‘non-partito’ è la preminenza del leader; non che non ci fosse anche allora questa esigenza, basta fare i nomi di De Gasperi stesso, di Togliatti, di Nenni, di Saragat, ma la differenza sta nel fatto che il leader da attuatore del programma del partito e garante della sua identità è diventato l’essenza stessa del partito, il creatore ex nihilo del consenso elettorale, il carismatico che non necessita di mediazioni, né con gli avversari, né con gli alleati, talvolta nemmeno con i suoi stessi compagni.

“Senza ambizioni particolaristiche”: ma siamo sicuri che il particolarismo non sia proprio la forma definiente la politica odierna? Che la domanda di rappresentanza e dall’altro lato l’offerta di soluzioni, anche competenti, non sia determinata proprio dal ‘particolare’, dalla reazione contingente ed immediata ad uno stimolo forte, ad un’emozione o a un timore che riesce a far dimenticare il contesto? È facile additare come esempio la questione ‘emigrazione’, che non sarebbe strumentalizzabile se non ci fosse l’abitudine, generale ed incontrollabile, di leggere i fatti al di fuori del contesto, senza tener conto di tutto. Anche quando da un particolare quantitativamente insignificante, identico a milioni di casi simili, nasce uno stupore e una reazione positiva: il caso della foto del bambino annegato. Come dimostrano le difficoltà odierne a tener fede nel concreto alla conversione all’accoglienza poi manifestatasi, risulta arduo costruire azioni durature a partire da una pur ineccepibile singolarità.

“Al centro, fra l’ideale e il raggiungibile… fra i diritti della libertà e le esigenze della giustizia sociale”: qui non ci siamo proprio! Intanto il centro è stato abolito come sostantivo, essendo soltanto ormai un diminutivo, un vezzeggiativo di destra e sinistra, spregiato dai pochi coraggiosi che incuranti del consenso di massa osano definirsi categoricamente di destra o di sinistra e che nulla odiano più della moderazione, del dialogo, non parliamo del compromesso, di cui ignorano persino l’etimo: una comune promessa, una fiduciosa reciprocità. Poi l’errore di De Gasperi e della Democrazia Cristiana fu sempre, per mantenere l’equilibrio tra i due corni di questi dilemmi, di cercare di sostenere il lato debole. Insensati! Nessuno più cade in questo stupidissimo errore, oggi. Si può cambiare idea, si può sposare la tesi fino a poco prima ripudiata, purché la si riconosca vincente, almeno per adesso, nell’istante.

“Lavoriamo in profondità”. Questo è il titolo della cartolina che voglio spedire agli aspiranti politici del 2016, ai candidati di Varese e Milano e pure ai critici esterni, ai competenti di qualcosa, ai professionisti del commento critico, che suggeriscono, criticano, si ribellano, disprezzano, rottamano. Non ho niente di preciso da suggerire, finirei anch’io in una forma di particolarismo; anche ‘ripartire dal basso’ potrebbe includere l’equivoco di una pretesa di risalita in alto, proprio a partire da particolari ben scelti. Il profondo non è in basso, è ‘dentro’, è nel contesto, tiene conto di tutto. Richiede pazienza, non fretta, rispetto, non lotta, chiarezza, non reazione.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login