Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Apologie Paradossali

MANCA LA PÌETAS

COSTANTE PORTATADINO - 22/01/2016

pio enea

Il “pio Enea”

La prima reazione è stata: finalmente! Ci sarà la luce della verità gettata sul più oscuro delitto della nostra provincia, irrisolto, ma anche insondato, per ventinove anni.

Non ne sono più tanto convinto. Non perché abbia visto magistrati e criminologi storcere il naso di fronte alle “prove” esibite pubblicamente: di sicuro, mi sono detto, gli inquirenti hanno in tasca qualcosa di più. Nemmeno per il chiacchiericcio mediatico, per la pronta costituzione del fronte innocentista, del “non può essere stato lui”, quanto per la banale reattività della massa che ha trasformato il desiderio di verità in curiosità, per non dire voyeurismo. C’è qualcos’altro che manca accanto e prima della verità: la pietà. Anca pietà l’è morta si diceva durante la guerra civile, settant’anni fa: ce n’era motivo.

Ma accostarsi a fatti tanto crudeli con molta più curiosità che pietà è triste. È un segno dei tempi e non voglio accusare i media di cercare di fare scalpore per vendere meglio la loro merce, è il loro mestiere, non mi scandalizzo, danno al pubblico quello che il pubblico vuole. Tanto meglio se poi la cosa si prolunga, se rimane incerta, se l’esito è a sorpresa, non cito i recenti precedenti: così si allunga la serie, si trovano spunti per una docufiction. Nella coscienza, però, non può finire così, non è questo spettacolo che possiamo permetterci di offrire ai giovani, ai coetanei, oggi, della vittima e del presunto carnefice.

Se non abbiamo altro da offrire che scandalo e curiosità, altro che bullismo e disagio tra gli adolescenti; ci vorrà ben altro che una scuola di legalità o una legge contro il bullismo (ma dei ragazzini cosa ne fareste? In riformatorio a 12 anni?).

Ma che cosa sia la pietà, ce lo siamo dimenticato. Pensiamo sia un sentimento, un brivido che va su per la schiena alla vista del sangue, una nausea che i più forti respingono, un cedimento degno di donnette, di beghine, un handicap, insomma. Bisogna chiudere la partita, ce lo dicono ogni domenica dal pulpito più ascoltato, lo stadio. Ci è mancata la cattiveria, la grinta, la garra. La mattina dopo, il rag. Rossi applica la lezione sull’autobus, lo studente Tale a bella posta non compra più il biglietto del treno, tanto i controllori non passano perché hanno paura e si infila direttamente in prima classe. Certo, non ce l’ho con il calcio, dico anch’io una parolaccia (solo, davanti al televisore) allo sciagurato che sbaglia il rigore. Non vado avanti con gli esempi, ma dai reality, alle trasmissioni finto-tribunalizie avete un campionario troppo abbondante

Ma pietà è un’altra cosa, non è per i deboli, ma per i forti, anzi i fortissimi, gli eroi. Si capisce meglio se partiamo da PIO, non per niente il nome di dodici papi, alcuni dal carattere piuttosto leonino. Pio significa “che ama e onora Dio” ma anche gli dei del politeismo, come il “pio Enea”, un guerriero, mica un pretonzolo. Pio è chi mette Dio al di sopra di sé e del mondo e quindi lascia a Dio il giudizio ultimo, riconosce di non essere padrone del proprio destino, sa che la realtà è fatta da Dio ed è quindi buona in sé, anche quando gli è avversa. Perciò il suo giudizio, che non può mancare, che non affoga nel relativismo come non si esalta nella reazione ferina, è fondato sulla verità, che forse può essere ancora nascosta, che deve essere attesa e cercata, che deve essere aperta all’altro da sé.

Se c’è una possibilità di perdono, può nascere solo da questa pietà, che ho così malamente evocato. Non è un dono esclusivo di Gesù alla nostra civiltà, da Omero a Sofocle a Virgilio per arrivare ad Edith Stein, a Massimiliano Kolbe e a Madre Teresa potremmo trovare chi getta una luce di verità sulla sofferenza propria e altrui.

Pietà per la vittima e pietà per l’assassino, chiunque sia, in qualsiasi modo abbia vissuto questi ventinove anni, dopo le ventinove coltellate. Pietà per gli inquirenti di allora e per quelli di adesso. Pietà per i testimoni, reticenti o zelanti. Per chi dovrà giudicare, per i genitori di lei, per la famiglia di lui e di ogni possibile lui. Per gli amici, pietà per il pubblico, pietà per chi non ha e non ha avuto pietà e non ne avrà mai. Per chi non la insegna, per chi l’ha dimenticata. Per chi non perdona le offese e nemmeno sopporta le molestie, quorum ego.

Domani e sempre ci sarà bisogno di perdono. Più bisogno di perdono che di giustizia, o di forza, o di vittoria. Ma non ne saremo capaci, con le sole nostre forze, ci vorrà una grazia, bisognerà invocarla con la preghiera.

Preghiamo per tutti, per tutti i tipi prima nominati.

Sì! Preghiamo anche per l’assassino.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login