Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Apologie Paradossali

PREZIOSO CAPITALE UMANO

COSTANTE PORTATADINO - 20/05/2016

???????????????????????????????????????????????????????????????Lasciamo da parte per un po’ la questione delle elezioni e quella della famiglia, per occuparci di una cosa che riguarda direttamente o indirettamente tutti noi: l’educazione e in particolare la scuola di ogni ordine e grado, di ogni ispirazione culturale e di ogni capacità gestionale.

Lo scorso giovedì 12 maggio, al De Filippi, è stato presentato il libro ‘Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato’ di Alfieri, Grumo, Parola, eccellente e forse unico studio che affronta il tema della libertà di educazione non dal terreno classico dello scontro tra cattolici e laici; i primi che rivendicano la priorità della famiglia nelle scelte educative e quindi nell’impostazione culturale della scuola e i laici/statalisti che l’attribuiscono allo Stato.

Questo studio parte invece dalla concreta necessità di offrire agli studenti e quindi alle loro famiglie il miglior’prodotto’ possibile, che remuneri adeguatamente l’investimento che sia lo Stato, sia le famiglie si assumono per arrivare a produrre quel famoso ‘capitale umano’ di cui l’Italia sembra a tratti assai dotata, forse per virtù naturali, ma nel contempo assai carente per risultati di competenza, (si veda la stabile occupazione dei penultimi posti nelle graduatorie stilate dall’OCSE per le competenze degli alunni nelle principali materie).

Il pezzo forte del libro e quindi della serata è il costo standard di sostenibilità, ovverossia la determinazione, per ogni ordine di scuola, per ogni zona geografica della nazione e per ogni indirizzo delle scuole superiori, del costo effettivo medio per lo Stato, da confrontarsi con l’erogazione effettiva del bilancio statale sia verso le proprie scuole, sia verso quelle definite, programmaticamente ‘Paritarie’. Che però, paritarie non sono affatto, sia nei doveri, in quanto le eccezioni consentite alle statali, per esempio per gli standard di sicurezza, non sono consentite alle paritarie, sia nei diritti, in base all’ovvia considerazione che i diseguali e modesti sussidi concessi alle paritarie fanno sì che ciascun alunno frequentante una scuola paritaria costi, allo Stato, in media 500 euro contro i 7000 della statale. La differenza è coperta in parte dalle rette delle famiglie, ma in buona misura dalla maggior efficienza operativa del gestore ‘privato’ rispetto alla burocrazia statale, ovviamente a parità, almeno, di qualità del risultato conseguito. Sottolineo questo almeno, per la semplice ragione che nessuna famiglia anche benestante si accollerebbe il costo di una retta, se non per un vantaggio veramente riscontrabile nel percorso scolastico, anche successivo, dello studente.

Una spia molto significativa della qualità della scuola paritaria è la crescente richiesta di iscrizione da parte di alunni disabili o con rilevanti disturbi dell’apprendimento. Ciò è tanto più paradossale, perché proprio sul sostegno al disabile e all’alunno ‘difficile’, il contributo statale è ancora minore, anzi, l’accoglienza da parte della paritaria è molto più penalizzante che per la statale, per una considerazione banale: insieme al misero contributo procapite, largamente inferiore allo stipendio dell’insegnante di sostegno, la riduzione obbligatoria del numero degli alunni per classe, imposto dalla presenza di un disabile grave, penalizza pesantemente la paritaria in termini di rette non introitate, a differenza della statale che non tiene affatto conto di questo fattore.

Questa osservazione mi serve per introdurre la considerazione centrale: la ragione ultima della preferenza di tante famiglie per la paritaria non è, anzi da gran tempo non è più, di natura ideologica o confessionale, ma qualitativa. E, ricorrendo alla mia personale esperienza di genitore, i cui quattro figli, di cui uno disabile, hanno frequentato sia scuole statali sia paritarie, devo dire che l’aspetto fondante della qualità della paritaria non sta in una particolare preparazione degli insegnanti o nella disponibilità di strutture migliori, ma essenzialmente nel rispetto della persona dell’alunno messo al centro del progetto educativo. Da dove ho ricavato questa certezza? Da molti fattori, ma da uno in modo eclatante, dal sostegno al disabile. Nell’arco di quattordici anni, dalla materna ad un ultimo anno svolto come uditore in una neonata paritaria (secondaria di primo grado), mio figlio F. ha goduto o subito di trattamenti assai diversi, anzi opposti: dall’educatrice ad personam messa gratuitamente a disposizione dall’ordine religioso gestore della scuola materna, al vortice di avvicendamenti di insegnanti di sostegno nelle elementari e medie statali, alcuni preparati e volenterosi, altri finiti in questo ruolo per scelte ‘residuali’, proprie o burocratiche, comunque raramente inclusi in un percorso educativo continuo e coordinato pluriennale. Alla fine abbiamo fatto ricorso all’educatore ad personam assegnato dal comune (altrimenti non sarebbe stato possibile introdurlo nella scuola statale) con il concorso di una retta pagata in convenzione dalla famiglia e in modo simile nella scuola paritaria.

Che dire di questa lunga e diversificata esperienza, a cui aggiungo quella di molti anni di presidente di una scuola materna di paese? Quello che fa crescere (i genitori insieme all’alunno) è l’incondizionato rispetto della persona, che si esprime sempre in un incessante dialogo, nel crearsi di una relazione forte e fiduciosa tra famiglia e scuola, che è sempre presente nella scuola paritaria, per la semplice ragione che senza di essa non potrebbe sopravvivere. Questo è quello che oggi ancora manca, talvolta o spesso nella statale, per molte ragioni, di cui mi sento di esplicitare soprattutto due: la mancanza di personale che abbia scelto e si sia preparato specificamente per questo compito e sappia assumersi le maggiori fatiche, anche fisiche, necessarie per adempierlo, e lo snaturamento della figura del preside, costretto a coprire troppe funzioni, dalla garanzia pedagogica a quella economica, nei ‘mostruosi’ istituti onnicomprensivi che associano scuole diversissime, dall’infanzia al liceo.

Vi porrà rimedio la famosa legge detta ‘buona scuola’ ? Nelle intenzioni forse, mai il primo atto, il mitico ‘concorsone’, svela già un’insanabile debolezza. Nel contesto della famosa abbondanza di precari e dell’ancor più famosa disoccupazione giovanile ai massimi livelli, che cosa succede a proposito degli insegnanti di sostegno? Trascrivo paripari da ‘Tuttoscuola focus’:

 Concorso: 1.155 posti di insegnanti di sostegno non verranno coperti.

Surplus di candidati (10.600 per 6.100 posti), ma oltre mille posti di sostegno resteranno vacanti. Ecco la mappa per area geografica e grado di scuola.

Per il sostegno l’Italia si è spaccata in due: al nord mancano candidati, al sud ce ne sono troppi. Alle medie in Lombardia si sono presentati soltanto 72 candidati per 378 posti di sostegno: rimarranno vacanti 306 posti (cioè 4 posti su 5). In totale nella regione lombarda su 1.680 posti di sostegno a concorso, ben 772 posti (il 46%) non saranno coperti da vincitori del concorso.

Per coprire 6.100 posti di sostegno nell’attuale concorso per docenti hanno presentato regolarmente domanda di partecipazione 10.600 candidati, cioè 4.500 in più del fabbisogno, un’eccedenza pari al 42,5%.

Questo significa che due candidati su cinque non potranno vincere il concorso, anche se conseguiranno buone prove. Una selezione dura che, però, contiene una incredibile contraddizione. Infatti, nonostante questa abbondanza di candidati, dall’analisi dei dati su candidati e posti banditi per Regione fatta da Tuttoscuola, non saranno coperti ben 1.155 posti, perché in diverse regioni settentrionali, a differenza del resto d’Italia e nel Mezzogiorno in particolare, le domande sono state inferiori al numero dei posti a concorso.

Sommando i posti che rimarranno vacanti tra scuola primaria e scuola secondaria di I e II grado, la Lombardia, su 1.680 posti di sostegno a concorso, ha il primato negativo di 772 posti (il 46%) che non saranno coperti da vincitori del concorso. Il Veneto ne avrà 187 su 560: un terzo senza vincitori; il Piemonte 149 su 592: il 25%; l’Emilia e la Sardegna 14%, la Liguria 10 e il Friuli 9. Nelle regioni centrali vi sarà invece una eccedenza di 1.324 candidati, cioè più della metà di quelli che hanno presentato domanda; nelle regioni del Mezzogiorno vi sarà un’eccedenza di 3.579 candidati, pari a tre quarti di quelli che hanno presentato domanda.

I candidati, insomma, esistono, ma sono altrove. Fa eccezione soltanto la scuola dell’infanzia che in tutte le regioni ha un numero di candidati superiore al numero dei posti di sostegno a concorso.

Ritengo questa circostanza gravissima in sé e come spia di un malfunzionamento diffuso del sistema. Sospetto infatti che simili distorsioni riguardino altre classi di concorso, alias ‘materie’ e dimostrino l’impossibilità di governare un sistema troppo elefantiaco e complesso. Ma soprattutto è grave in sé, perché significa negare un diritto, già debolmente protetto a pieno regime, proprio a chi ne ha più bisogno. Non si parte dalla centralità della persona, ci si accontenta di risolvere un problema sindacale.

Ritorno al punto di partenza: la scuola paritaria, non solo e non necessariamente cattolica, offre allo Stato e alle famiglie la soluzione per il più difficile dei compiti di ambedue: l’educazione. Perciò nessuna occasione per sollecitare e attuare questa collaborazione dovrebbe andare perduta. Mi duole dire (ma mi è impossibile non farlo, senza tuttavia incolpare alcuno) che alla sullodata manifestazione hanno partecipato sì e no una quarantina di persone, tutti addetti ai lavori e tutti ‘de noantri’, che sicuramente avranno trovato conforto nell’approccio economico più originale, ma che altrettanto sicuramente non dovevano essere convinti dei principi fondamentali. Nessuna controparte culturale o politica era presente, solo figurativa la presenza delle scuole dell’infanzia, non coinvolte nell’organizzazione dell’incontro, che invece rappresentano a pieno titolo almeno l’80% degli alunni delle paritarie in provincia e che avrebbero avuto da dire qualcosa anche nei confronti delle amministrazioni comunali impegnate nelle elezioni, credo non invitate.

Infine, grandi assenti, le famiglie. Con rispetto, ma anche con rammarico, oso richiamare la centralità del problema dell’educazione per le famiglie, ben più profondo ed esistenziale del pur giustissimo dissenso dalle distorsioni introdotte nel diritto di famiglia dalla ‘legge Cirinnà’ e dalle note interpretazioni creative della Magistratura.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login