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Apologie Paradossali

FEDE NELL’UMORISMO

COSTANTE PORTATADINO - 27/10/2016

papa(O) L ‘argomento che il direttore ti ha suggerito per questa settimana è l’apologia dell’umorismo fatta nientemeno che dal Papa. Come puoi sperare di competere?

(C) Non penso di competere e nemmeno di doverlo difendere dai parrucconi che ne spiano ogni parola pur di avere qualcosa da ridire. Si tratta di una piccola cosa, che non avevo notato. Ci voleva l’occhio esperto e curioso del direttore per coglierne l’interesse. Così sono andato su Google, ho girato tra vari siti e ho scoperto questa simpatica tesi: sarebbe il superamento della secolare avversione del cristianesimo al comico, testimoniata ed universalmente e definitivamente affermata da Eco nel “Il nome della rosa”, la cui trama ruota intorno al dovere di nascondere al credente la seconda parte della Poetica di Aristotele che tratta appunto del comico.

(S) Il Papa che cosa ha detto?

(C) Sembra che la frase sia questa: “L’attitudine umana più vicina alla grazia di Dio è l’umorismo”. Pronunciata alla Congregazione generale dei Gesuiti, ma non riportata dai testi ufficiali, è stata diffusa da un tweet di p. Spadaro, secundo cui rappresenterebbe la sintesi dell’intero incontro: i Gesuiti devono essere i missionari della gioia.

(O) Che gran novità, per un papa che intitola i suoi documenti “Amoris Letitia” e “Evangelii Gaudium”! Non è il riso ,come tale, che viene dal diavolo, ma la maliziosa complicità con qualcosa di equivoco o di peccaminoso, ben diversa dall’ironia. Anche il vecchio detto : il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi, che si fa risalire al commediografo ellenistico Menandro, sembra censurare solo l’eccesso.

(C) Per capire meglio occorre fare qualche chiarificazione di termini. Per prima cosa tra sacro e religione. Può sembrare strano, ma non tutto ciò che appartiene alla religione è sacro. La separatezza propria del luogo sacro, poniamo il tabernacolo o l’altare, non si estende in egual misura al resto della chiesa o all’oratorio e al suo teatrino. Si rappresenterà “L’Annuncio a Maria ” in cattedrale, ma “La zia di Carlo” all’oratorio, ridendo di gusto e non facendo peccato, anzi.

Nella parola “umorismo”, le distinzioni sono ancora maggiori: il comico vero e proprio è ciò che ci spinge al riso : non definiremmo così una sottile ironia o un benevolo sorriso. Satira e ironia e ancor meno derisione convengono al sacro, ma le prime due possono ben fare parte delle armi dell’apologeta cristiano, che invece lascerà a Charlie Hebdo quella della derisione. Non per nulla il papa umorista ( nel mio piccolo anch’io ) non si era unito al coro dei ” Je suis Charlie “.

(S) Ora che ci hai così profondamente addottorato, come fai a farci ridere un pochino?

(C) Temo di non esserne capace, ma posso suggerire qualche autore, purtroppo un po’ stagionato: innanzitutto Chesterton, poi Bruce Marshall e, perché no? Guareschi. Trattandosi di sorrisi, ne possiamo aggiungere parecchi: Waugh tra gli inglesi; poi i vignettisti a partire da Schultz, proprio quello di Charlie Brown, quello vero. Tra i vignettisti italiani Clericetti e Del Vaglio. Chiudo con due nuovi “evangelisti”: ‘Il vangelo secondo Charlie Brown ‘ di Hart e “Il quinto vangelo” di Giacomo Biffi”.

(S) Grazie. Ma temo che questo magro elenco di scrittori stradefunti (lunga vita a Clericetti) smentisca la tua tesi e confermi che con l’umorismo la fede ci azzecca poco. Purtroppo.

(O) Onirio Desti (S) Sebastiano Conformi ( C) Costante

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