Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Apologie Paradossali

SOSTENERE LA NOSTRA IDENTITÀ

COSTANTE PORTATADINO - 07/04/2017

battesimo(O) “Pochi, anziani, ma rassegnati mai” mi è sembrato il passo più bello degli interventi del Papa a Milano. Eppure non è così scontato. Giusto pochi giorni fa, dopo aver partecipato ad un battesimo (in una città del nord, ma ben lontano da qui) si commentava tra persone di varia età, giovani compresi, la difficoltà di proporre il significato di un gesto carico di significato e di un valore non misurabile materialmente come il battesimo. I più giovani erano i più perplessi, anche se non usavano il trito argomento che è meglio che ciascuno decida da sé, quando sarà in grado di decidere, per salvaguardare la libertà dell’individuo, ma piuttosto il suo rovescio, che nella attuale carenza di significati forti e veramente educativi, da vivere nei primi anni in famiglia e nella scuola, è meglio fare a meno di approcci superficiali, di abitudini leggere, di contenuti imparaticci e destinati ad essere travolti dai mille divertimenti dell’età giovanile, per tornare all’antichissima abitudine di dare il battesimo solo in età adulta, ai veri convertiti.

(S) Io penso il contrario, come potete immaginare. Più ci si ritira, più si arretra, meno si è capaci di interloquire con la gente; intendo con la gente di oggi, con la contemporaneità. Non che ci si debba conformarsi alla mentalità corrente, non ho affatto questo concetto di dialogo, anzi. I ‘puri e duri’, se ci sono e sono capaci di rimanere tali, non si devono isolare in un loro mondo separato, forti delle loro abitudini convenzionali e di tradizioni demodé, devono andare in piazza, ma forti di argomenti, disposti ad ascoltare e a controbattere sullo stesso terreno. Epoca di cambiamento o cambiamento d’epoca, io vedo soprattutto un andare alla deriva, vedo pochi fatti seguire le molte parole e le buone intenzioni. Per di più i pochi fatti mi lasciano ancor più confuso. Aiutatemi a capire questi due giudizi di magistrati: quello di Alatri che ha lasciato libero uno degli accusati, trovato in possesso di una ‘non modica’ quantità di stupefacenti, grazie all’interpretazione giurisprudenziale che sarebbero serviti per un consumo di gruppo e quello che ha tolto la patria potestà ai genitori della minorenne che voleva vivere “all’occidentale”. Ditemi: quale civiltà stiamo difendendo?

(C) Capisco, vuoi dire che i vertici della civiltà, che sono i giudici, sono i primi ad essere rassegnati a lasciar andare le cose come vanno nel mondo e che anche nel caso della giovane figlia di musulmani, che non voleva adeguarsi alla morale e ai costumi aviti, l’intervento del giudice non ha difeso il coraggio di una personalità libera ma il capriccio di un’adolescente. Nel primo caso non mi sento di censurare il giudice, benché questo sistema di moltiplicare la modica quantità per il numero di un ipotetico prossimo consumo di gruppo, appaia talvolta come un espediente per non imputare di spaccio un giovane dal profilo ancora incerto. Il risultato può essere disastroso, come in questo caso, ma proprio non prevedibile. Piuttosto il fatto che nella faccenda di Alatri entrino come gravemente indagati il padre di uno degli imputati e i guardaporte della discoteca, che dovrebbero avere come compito quello di tenere l’ordine, è un segnale molto negativo. Guai se la ‘non-rassegnazione’ finisce dalla parte sbagliata. Sbagliando, ci siamo abituati a tollerare tante ingiustizie, a scusare la connivenza e l’omertà, a santificare la paura, a ossequiare il prepotente, ma fare della ferocia il segno dell’affermazione di sé, il nuovo distintivo dell’io, è un vero salto qualitativo. I “futili motivi” in un caso di omicidio sono anche qualche cosa più di una semplice aggravante.

(O) La stessa espressione ‘futili motivi’ è debole, futile. In questo caso, ma temo molto spesso, una parola debole censura quella che invece è un’affermazione identitaria negativa. Il pensiero mi corre indietro, alle ‘bestie di satana’ e a tutti i delitti ingiustificabili e immotivati che hanno riempito in questi anni le cronache, i femminicidi, soprattutto. Nemmeno mi lascia tranquillo la prospettiva di una facilitazione dell’uso preventivo delle armi in caso di minaccia: è evidente che la legittima difesa deve essere proporzionata all’entità della minaccia, dico proporzionata, non inferiore o inefficace.

(C)Tornando al secondo caso, ci riavviciniamo al tema da cui siamo partiti. Il giudice non ha negato il diritto dei genitori di richiedere alla figlia certi comportamenti e di vietarne certi altri, ma di imporli con l’abuso di mezzi coercitivi. Non mi pare che c’entri la religione, quale che sia, o la laicità. A me sembra che il giudice abbia avuto discernimento e coraggio nel voler applicare la legge, se i fatti corrispondono a quanto riferiscono le cronache. Il primato della persona deve essere sempre riaffermato, in proporzione alla capacità di autodeterminazione del soggetto. Questo ci consente di tornare al quesito iniziale, posto da Onirio: ‘rassegnati mai’ significa che è tale la grazia che abbiamo ricevuto che sorpassa tutte le nostre incertezze, le incapacità e persino i peccati. Per questo è lecito e necessario proporre la vita sacramentale nella Chiesa a tutti, bambini compresi. Dobbiamo semplicemente potere e dovere confidare in qualcosa di diverso dalle proprie forze o dalle circostanze temporali in cui si vive. Grazia e fede non possono mai separarsi, nel genitore come nel bambino, come nell’adolescente e nel giovane ormai adulto. Il percorso che ciascuno compie non è predeterminabile da nessuno, nemmeno da Dio, ma può e deve essere aiutato da tutte le relazioni umane e divine che le circostanze della vita (in linguaggio teologico si chiamano ‘grazia’, sia i sacramenti della Chiesa sia i semplici incontri con persone di fede) non si stancano mai di offrire. Rassegnati mai, credo che siamo sempre tutti d’accordo su questo, ma la ragione per cui non possiamo re-signare, cancellare il segno della nostra identità, è che la forza che lo sostiene non è la nostra, ma solo quella della fede nel Risorto.

(O) Onirio Desti (S) Sebastiano Conformi (C) Costante

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login