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Apologie Paradossali

PONTIFICARE LE FESTE

COSTANTE PORTATADINO - 27/04/2017

(S) Hai trasgredito l’undicesimo comandamento della primavera italiana.

(C) Cioè?

(S) Ricordati di ‘pontificare’ le feste! Infatti io chatto con te dalla riviera e tu te ne stai a casa a scrivere per RMFonline. Che cosa ci ammannisci questa settimana, liberazione, Francia, Europa o scuola italiana, come avevi anticipato?

(O) Aggiungo che qualche chiarimento all’assunto complesso, magari troppo, della volta scorsa sarebbe necessario. Io specialmente faccio sempre la figura di quello che incasina il discorso, a dispetto di Conformi, che lo semplifica troppo. Magari è più facile se tratti un solo argomento per volta.

(C) Troppo facile! Tutta la fatica che faccio è proprio quella di mostrare che un’asserzione isolata, che magari funziona su twitter, serve a colpire una tesi opposta, a suscitare una reazione (e non nego che talvolta possa essere necessario) ma non corrisponde all’ambizione e al metodo di questa rubrica, che vuole mostrare proprio come, volendo tener conto di tutti gli elementi che definiscono il contesto, si vada a far sorgere il paradosso, un significato più autentico e completo, anche se va contro l’opinione corrente. Rassegnatevi perciò ad un dialogo più faticoso tra noi, per facilitare però la comunicazione con i lettori.

Comincerò dal suggerimento di Sebastiano, dalle feste di primavera. Perché si ‘pontifica’ tanto volentieri, che in questi giorni le città sembrano vuote come a Ferragosto?

(O) Per stanchezza, la stanchezza del risveglio di primavera, quella che a scuola ci faceva prendere un brutto voto all’inizio del terzo trimestre, quella difficoltà di concentrazione che rovina il campionato di Milan e Inter, (e del Varese, calcio e basket) quel cambiamento di clima che fa dire ‘Aprile dolce dormire’. Non è per questo che uno dei più grandi poeti del Novecento ha sentenziato ‘Aprile è il più crudele dei mesi’? Il risveglio primaverile, che nel regno vegetale parte dalle radici e arriva a produrre la magnificenza del fiore, genera invece interrogativi insopportabili, in una realtà precaria, caduca e senza radici come la natura umana: questo invita ad un tentativo di fuga. Se non puoi fuggire dalla realtà, almeno dalla città!

(C) Da studente, la gioia della vacanza si mescolava alla noia di dover seguire i genitori in evasioni poco stimolanti e faticose, che aumentavano la fatica dello studio; altrettanto mi succedeva da giovane insegnante. Perciò non ho avuto troppi rimorsi quando, deputato alla prima legislatura, ho dato voto favorevole alla legge che aboliva sette festività, cinque religiose e due civili, in maggioranza comprese tra il 19 marzo e il 29 giugno. Lo scopo, ragionevole e credo anche raggiunto, era quello di ridare efficienza alla produzione industriale. Qualche anno dopo tentai senza successo una iniziativa in senso contrario: l’introduzione come festa civile nazionale del giorno già dedicato all’Unione Europea in tutti i paesi dell’UE, quella ricorrenza che produce vacanza solo nelle istituzioni dell’Unione, il 9 maggio, che ricorda la ‘Dichiarazione Schumann, che dette inizio al processo di costituzione dell’ Europa e che dai beneficiari viene affettuosamente chiamata ‘san Schumann’. Il timore di creare l’occasione di un nuovo ‘ponte’, ravvicinato a quelli ineliminabili del 25 aprile e del 1 maggio, credo abbia giocato contro, allora, ben più dell’attuale diffidenza verso l’UE.

(S) Ma cosa pensi che avrebbe potuto giovare una festa al progresso dell’idea d’Europa, quando gli argomenti contrari sono ben più consistente e concreti. Forse non ti vuoi dilungare, ma vedi che dopo la Brexit, anche il risultato delle elezioni francesi ci dice che la candidata ‘sovranista’ è ancora pienamente in corsa. Non ci si illuda che l’indicazione dei vecchi partiti sconfitti, socialisti e gollisti possa spianare la strada di Macron ad un facile successo.

(O) I simboli spesso fanno effetto più dei fatti. Il 25 aprile è un esempio illuminante, il simbolo ha dato rilievo al fatto, non viceversa. Oggi, nel ricordo, associamo a questa data molti altri fatti antecedenti e rischiamo di suscitare contrasti, penso alla vicenda della ‘Brigata Ebraica’, quando il valore del simbolo associa fatti e giudizi sostanzialmente molto più ampi rispetto al fatto storico dell’origine. Una festa dovrebbe essere sempre unificante e mai divisiva, come sta diventando sempre di più. Paradossalmente, allontanandosi dal tempo reale, la carica simbolica diventa sempre più esplosiva, quindi divisiva; gli esempi di Milano, Roma e persino Gallarate ce lo dimostrano. La prossimità del dolore può insegnare la difficile arte del perdono, la contrapposizione ideologica, se pure non spinge ad anacronistiche vendette, rigenera un rancore che, spogliato di destinatario personale, si estende a categorie sociali, politiche ed etniche sempre più vaste.

(S) Se questo è il risultato delle feste civili, preferisco la fuga dei ‘ponti’. Almeno incrementano il turismo, l’unica possibilità che ci rimane, pur penalizzata dalla prossima scomparsa dell’Alitalia. A proposito, meglio mettere fine a questa costosissima commedia della ‘compagnia di bandiera’ un simbolo anche questo, che ci costringe a ripetuti salvataggi (preelettorali) a carico dei contribuenti. Ma voi li capite quelli che hanno votato no? L’ennesimo caso del NO a tutto? Alla diffidenza verso la politica si aggiunge quella verso il sindacato? Non si può proprio avere fiducia in niente e nessuno?

(C) A me pare che l’unica istituzione che riscuota ancora simpatia e un po’ di fiducia sia il Presidente della Repubblica. Lasciami suonare ancora una volta due vecchi ritornelli: meglio il “grigio”, la paziente riflessività di Sergio Mattarella (molto aiutato dal fatto che può sempre giocare ‘di rimessa’) che la sfida continua consumata, più sui ‘social media’ che nell’arena di Montecitorio, dai destri-destri vs sinistri-sinistri tutti-d’un-pezzo. E meglio prendere in considerazione, per il bene di tutta l’Europa, non certo per i burocrati di Bruxelles, l’ipotesi da molti politologi vagheggiata, di eleggere un Presidente europeo, a suffragio universale diretto, con un ballottaggio come in Francia, che abbia l’obbligo di rappresentare tutti gli Europei. L’elezione diretta gli conferirebbe un potere molto ampio di moral suasion, tale che forse non sarebbe nemmeno necessario ampliare i poteri istituzionali conferiti dai trattati, per renderlo veramente indipendente dai ‘grandi elettori’ (non faccio i nomi tanto sono noti) che condizionano l’attuale Presidenza.

(S) Dicono che i sognatori vedono il mondo colorato di rosa, ma voi due lo vedete grigio e dite che è bello così. Io sono qui, contento di quella che avete chiamato fuga, a guardarmi un cielo grigio e un mare ancora più grigio, ma almeno non dico che è bello così. E non m’illudo che una festa, o qualunque altro simbolo, basti a cambiare il mondo, che sia la Pasqua o la Liberazione o il Lavoro. Alla prossima occasione, io mi farò un altro ponte. Voi, statevene a casa a meditare sui simboli, sulle chiusure mentali e sui misfatti dell’educazione liberale. All’insopportabile pesantezza del quotidiano, io reagisco. Con la fuga, ma reagisco.

(S) Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti (C) Costante

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