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Attualità

RUSPE OSPEDALIERE

OVIDIO CAZZOLA - 20/10/2017

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L’ingresso del padiglione Santa Maria

In questi giorni viene confermata l’intenzione di abbattere la ex Clinica Santa Maria nell’area dell’Ospedale di Circolo, per dare spazio a una nuova struttura ospedaliera. La ex Clinica non sarebbe più utilizzabile per le nuove funzioni previste.I costi del suo riutilizzo sarebbero ingenti e notevolmente maggiori rispetto alla realizzazione di un nuovo edificio.

Credo che siano necessarie alcune riflessioni. La storia degli ospedali varesini è storia di qualità di progetto. La Congregazione di Carità di Varese nei primi anni del Novecento deve decidere se ampliare l’Ospitale civico di via Donizetti o realizzare un nuovo complesso. Prevalsero corretti orientamenti igienici per la individuazione di un’area esterna al centro storico.

Si decise per la località detta delle Due Strade, adiacente a villa Tamagno, della superficie di 35.000 metri quadrati, acquisendo un sussidio di 120 mila lire disposto dalla Cassa di Risparmio di Lombardia.

Venivano delegati l’ing. Enea Torelli, l’ing. Paolo Molina e il prof. Scipione Riva Rocci per lo studio del progetto. Vennero esaminati alcuni Ospedali da poco realizzati a Lugano, Legnano, Lodi e la soluzione adottata dal Reale Ospedale Vittoria di Belfast del quale venne apprezzato l’impianto costituito da grandi ‘infermerie’ accostate che venne adottata anche a Varese e ancora oggi esistenti. L’accesso venne realizzato in viale Borri, tuttora in funzione. L’edificio centrale è stato sopraelevato nell’ultimo dopoguerra.

Altri padiglioni sono stati poi realizzati con opportuno senso della misura, perché l’Ospedale è un luogo di cura ma deve anche saper accogliere con gentilezza. Veniva acquisito il parco di villa Tamagno e la nobilissima e misurata villa del grande tenore, oggi sede della dirigenza dell’Ospedale, posta sull’asse e nella prospettiva dell’attuale viale Tamagno. Negli anni ’60 veniva realizzata la Clinica Santa Maria che veniva posta trasversalmente sul viale annullando la prospettiva verso la villa. Un incredibile errore di localizzazione, di noncuranza per una storia che Varese avrebbe dovuto rispettare.

Oggi si preannuncia una nuova progettazione di edifici, sull’area della ex Clinica. È prevedibile che la nuova edificazione confermi la scelta delle tipologie costruttive che hanno caratterizzato i corpi più recenti dell’Ospedale. Che hanno dato un volto diverso a quella parte rilevante di Ospedale che si apre con il nuovo ingresso da via Guicciardini. Ma che non possono essere con leggerezza adottate per ogni nuovo intervento nell’area ospedaliera iniziale come è avvenuto con invasiva prepotenza sulla superficie che era prima occupata dal Pronto Soccorso demolito. A ridosso dei corpi più antichi e della chiesa, noncurante dell’armonia che il luogo di cura dovrebbe offrire.

Considerare che l’adattamento della ex Clinica sarebbe più oneroso rispetto alla sua demolizione e alla realizzazione di un nuovo edificio può sembrare ragionevole. Credo invece che non lo sia lo spreco dell’esistente, il cantiere di una rilevante demolizione all’interno di un Ospedale.

Sarebbe inaccettabile che alla relativa leggerezza della Santa Maria con le sue ampie superfici vetrate e la loro relazione con l’area verde che guarda il viale, si sostituiscano monoblocchi aggressivi.

La storia delle nostre strutture ospedaliere dal grande ‘Ospitale’ neoclassico di via Donizetti, adiacente al nostro Teatro perduto, la ricerca di razionalità e di misura del 1907 per il nuovo impianto, gli interventi integrativi per nuovi padiglioni nell’ultimo dopoguerra ci trasmettono l’obbligo di una cura che non può essere disattesa da nuovi progetti noncuranti.

Non si possono soltanto considerare i metri quadrati utilizzabili per nuovi laboratori e cura che devono essere invece sempre anche delicate integrazioni dell’esistente. Non può certo essere solo apprezzato un risparmio sui costi dell’intervento programmato.

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