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Opinioni

BUON VIVERE

ANTONIO MARTINA - 23/03/2018

competenzeSpesso pongo ai miei interlocutori questa domanda: Quando di un idraulico diciamo che è competente? La risposta è più o meno sempre la stessa: quando ripara un guasto. Tralasciando il caso di altre necessità come quelle di ristrutturazione o di nuovo impianto, più comunemente possiamo individuare almeno cinque aspetti finalizzati al raggiungimento della nostra soddisfazione, compresa la certezza di poter proporre il nominativo di quella persona ad amici o parenti senza voler fare loro un dispetto.

Queste sono le caratteristiche determinanti:

- Risponde con sollecitudine alla nostra chiamata
- Arriva con tutti gli attrezzi e i pezzi di ricambio
- Non entra in casa con gli anfibi (magari sporchi di fango)
- Si dimostra educato
- Richiede un compenso adeguato.

Per essere considerati bravi e quindi competenti, è necessario coniugare le conoscenze con i comportamenti; le une e gli altri si possono acquisire. Poi basta porsi il problema: quanto bravo voglio essere? E trovare le risposte appropriate. Dal disegno appaiono, in modo evidente, le aree d’intervento verso le quali ciascuno di noi dovrebbe impegnarsi:

- quella dell’Esperienza, mettendo in campo le conoscenze e le abilità che abbiamo appreso
e mantenuto adeguate con gli aggiornamenti riguardanti il cambiamento;
- quella dell’Autorevolezza, collaborando nello sviluppo e crescita degli altri, dell’integrazione e visione d’insieme;
- quella della Soluzione dei problemi, operando con flessibilità e rapidità, con proattività;
- quella delle Relazionali, utilizzando una comunicazione persuasiva, trattando il cliente come se fosse un nostro partner;
- quella del raggiungimento degli Obiettivi, ricordandoci che stiamo lavorando in squadra e non possiamo sottovalutare il miglioramento della gestione economica. Questo vale anche per le attività no profit se vogliamo dare l’opportunità di lavoro ad un maggior numero di persone.

Per gli otto aspetti comportamentali servono le descrizioni utili ad evitare che la fantasia trovi più spazio di quello necessario a perseguire la retta via. In altre parole: così come per raggiungere una località via mare, serve tracciare una determinata rotta; lo stesso criterio vale per qualsiasi lavoro per essere considerato ben eseguito. Non sono necessari modelli più complessi. Si possono apportare piccole modifiche indispensabili a interpretare realtà in evoluzione. Ad esempio se considerassimo il lavoro da svolgere in una start up, almeno all’inizio, non servirebbero i comporta- menti riguardanti la gestione del cliente, mentre sarebbe più opportuno verificare e sviluppare la resilienza, ossia la capacità di riprendersi dopo una “caduta” (una fase del progetto non riuscita).

Per spiegare le modalità d’intervento, riporto il significato di un comportamento con i relativi indicatori delle modalità di agire che sono osservabili da tutti.

La proattività: è la capacità d’intervenire prima che la situazione lo richieda senza la pressione o la richiesta di altri, così come sbloccare momenti critici e cogliere opportunità andando anche oltre il proprio ambito d’azione, con senso di responsabilità e di orientamento agli obiettivi.

Di seguito i quattro indicatori della proattività:

1. Fa solo ciò che gli viene espressamente richiesto; non si preoccupa di anticipare problemi e situazioni critiche.
2. Individua alternative o valuta nuove opportunità professionali sulla base delle indicazioni e delle linee guida ricevute.
3. Si attiva con determinazione anche nelle situazioni critiche anticipando le opportunità e ricercando soluzioni efficaci e responsabili.
4. Coglie tempestivamente le opportunità vantaggiose e prende decisioni che migliorano l’organizzazione, valuta la fattibilità dei diversi punti di vista riducendo i rischi della decisione.

Naturalmente un’Azienda moderna, impegnata nella globalizzazione e nella digitalizzazione, per indicare solo due elementi di difficoltà, richiederà comportamenti del 4° indicatore e farà il possibile per convincere tutti i collaboratori ad allinearsi su quei livelli.

Se aiutassimo i più giovani a valutare l’opportunità di appropriarsi di questi pochi e semplici concetti del buon vivere svilupperemmo una maggiore capacità di affrontare le difficoltà lavorative e non solo.

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