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Attualità

COLONNELLO STELLARE

RENATA BALLERIO - 11/10/2019

wordenOltre quattrocento persone al cinema Grassi di Tradate, sala gremita al centro polivalente dell’Asfarm di Induno Olona per ascoltare sabato 5 ottobre Alfred Worden, colonnello della Nasa, astronauta dell’Apollo 15, cioè della spedizione che nel 1971 andò sulla Luna con uno scopo altamente scientifico.

Il racconto di quella storica impresa e del viaggio spaziale durato dodici giorni fatto da un garbato signore che, pur ottantasettenne, appare giovane per ironia e per capacità di sognare, è (lo fece anche a Malpensa nel 2016) una lezione magistrale, interessante e appassionante. Interessante per i curiosi della storia dell’esplorazione spaziale, per chi vuole meglio comprendere gli incredibili progressi tecnologici, per chi si pone domande.

L’astronauta con semplicità e chiarezza ha saputo spiegare sia a Tradate sia a Induno perché i lanci americani sono partiti dalla Florida. L’area di Cape Canaveral, già dal 1949, fu utilizzata per test missilistici in quanto la sua posizione abbastanza vicina all’Equatore offre la possibilità ai missili di sfruttare al meglio la spinta dovuta alla rotazione terrestre. Spiegazione forse scontata per gli addetti ai lavori ma utile ad avvicinare tutti alle questioni scientifiche.

Durante gli incontri Worden ha ricostruito scrupolosamente il lungo percorso compiuto dagli Usa che avevano come obiettivo far allunare degli uomini sul satellite della Terra, in una titanica sfida con l’allora Urss. Già dal 1956 l’Unione sovietica aveva un piano per lanciare un razzo con lo scopo di studiare lo spazio.

Date e imprese storiche degli anni Sessanta riaffiorano dalla memoria grazie al racconto del “vecchio” colonnello: lo Sputnik sovietico, il primo satellite per telecomunicazione degli Usa lanciato dalla Nasa, i satelliti-spia, la prima passeggiata spaziale nel 1965. E il racconto si snoda punteggiato, come per un moderno Pollicino, dei momenti salienti: gli Usa elaborano i programmi Mercury, Gemini e Apollo. Storia di successi e di errori, di orgoglio americano e di morti.

Nella sua ricostruzione l’astronauta parla soprattutto da uomo. Dagli errori si impara. La tecnologia aiuta a trovare soluzioni, se gli uomini diventano consapevoli che l’obiettivo si raggiunge solo passo dopo passo. I progetti americani furono – secondo Alfred Worden – proprio questo: una scala,i cui gradini erano funzionali al raggiungimento della meta. Scala da salire con gli uomini giusti.

Per questo l’astronauta americano con convinzione afferma che solo Armostrong era l’uomo adatto per l’impresa sulla Luna. Worden riconosce al suo collega tratti del carattere unici, quali la tranquillità e la lucidità nel prendere decisioni.

La conquista della Luna è certamente frutto di ricerche scientifiche (anche se può sembrare incredibile che la tecnologia di cinquanta anni fa abbia permesso di raggiungere risultati così sorprendenti) ma è soprattutto storia di uomini, della loro fatica, della loro volontà e della loro coraggiosa tenacia.

Questo sa – senza retorica – raccontare Worden, il pilota della missione dell’Apollo 15, l’ uomo che non mise piede sulla luna ma che è entrato nel Guinness dei primati come “l’essere umano più isolato della storia”, restando all’interno del Modulo di Comando Endeavour in orbita intorno alla luna. Worden detiene anche il record per l’Extravehicular Activity (EVA) vale a dire la passeggiata spaziale più lontana, nello spazio profondo, che un astronauta ha mai fatto.

Non dice questo a chi lo ascolta con ammirata attenzione ma preferisce raccontare la sua adolescenza in una fattoria americana, esperienza che gli fece imparare il valore della discipilina e della responsabilità. E ama ripetere una frase di quella sua storica missione. “Ora so perché sono qui. Non per dare uno sguardo più da vicino alla Luna, ma per guardare indietro verso casa nostra, la Terra”.

Forse proprio per questo, responsabilmente, ammette che è ancora molto lontana la possibilità di arrivare su Marte. Però afferma che per ora si può soltanto pensare che arriverà un momento in cui l’umanità dovrà trovare un altro posto nell’Universo dove vivere.

 Sognatore o uomo con i piedi per terra? Chissà: certamente un importante astronauta ancora vivente e testimone di un passato che è il nostro oggi. A lui il compito di raccontare, di informarci anche di quanti milioni di dollari gli Usa pagano in questi ultimi alla Russia per utilizzare stazioni spaziali in orbita, a noi, abitanti di questo pianeta, di porci domande.

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