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Attualità

ANGELI CUSTODI

SERGIO REDAELLI - 06/03/2020

polizia-san-pietroPiazza San Pietro semivuota per paura del contagio da coronavirus, solo un paio di auto della polizia pattugliano il colonnato. Le notizie dell’ultima ora strillano che papa Francesco, raffreddato, è costretto a rinunciare ai consueti esercizi spirituali ad Ariccia. Il pontefice si sarebbe sottoposto per precauzione al test del tampone, risultato negativo. Ma un altro tipo di allarme inquieta il Vaticano. Il quotidiano romano Il Messaggero ha denunciato nei giorni scorsi l’elevata minaccia terroristica che grava sulla Santa Sede e il ministero dell’Interno ha rafforzato la presenza della polizia con un’unità operativa super-specializzata.

L’obiettivo è garantire la sicurezza del papa e l’8 febbraio scorso Francesco ha ringraziato personalmente gli agenti dell’Ispettorato di PS in udienza nella Sala Clementina. Lo ha fatto alla sua maniera, benevola e comprensiva: “Ho avuto modo di constatare di persona la vostra presenza attenta, efficace e soprattutto discreta – ha detto – questo dice l’alto livello umano del vostro lavoro”. Ma chi sono gli “angeli custodi” del papa oltre alle forze di PS? E garantiscono davvero la massima sicurezza? Secondo l’ultimo libro di Gianluigi Nuzzi, Giudizio universale – La battaglia finale di papa Francesco per salvare la Chiesa dal fallimento (Chiarelettere, 368 pagg.), la risposta è negativa.

Un dossier preparato dal ministero degli Esteri di un Paese straniero avrebbe rivelato vulnerabilità non tanto nei servizi addetti alla sicurezza del papa – la Guardia Svizzera e la Gendarmeria Pontificia – quanto nelle abitudini quotidiane del pontefice notoriamente refrattario a un’eccessiva disciplina, nel suo ambiente di lavoro e nella cerchia di persone che lo circondano. Non sono ancora spente le polemiche per la disavventura occorsagli il 31 dicembre in piazza S. Pietro quando fu strattonato da una donna giapponese e per divincolarsi dovette schiaffeggiarle la mano. Un episodio per il quale Francesco ha chiesto scusa (“Ogni tanto anch’io perdo la pazienza”).

L’incidente ha messo in evidenza l’errore nei movimenti delle guardie del corpo che avrebbero dovuto impedire lo stretto contatto tra il papa e i fedeli. E non è la prima volta che accade. Qualche anno fa una signora riuscì a scavalcare le transenne facendo cadere papa Benedetto XVI. Il pontefice è dunque davvero al sicuro? La Guardia Svizzera, l’esercito più piccolo del mondo, si occupa della protezione personale del papa e del palazzo apostolico. Fu fondata nel 1506 da Giulio II della Rovere, il papa-guerriero amico di Michelangelo che disegnò la divisa delle guardie a strisce multicolori. Quando fu istituita contava 150 uomini, più degli attuali 125.

La ferma di due anni impone regole severe, spirito di corpo, esercitazioni continue, rigidi turni di guardia e la pratica delle arti marziali. Dal 2015 è guidata da Christoph Graf, 59 anni, proveniente dal cantone di Lucerna, sposato con una donna italiana e padre di due figli. Graf è esperto di problematiche internazionali relative alle minacce che in passato l’Isis rivolse a Roma. Arrivò alla Guardia Svizzera come semplice alabardiere e ha fatto una prestigiosa carriera grazie ai tratti cordiali e benigni del carattere. Caratteristiche congeniali a Bergoglio che lo ha voluto al posto del colonnello Daniel Rudolf Anrig, il quale gestiva il corpo militare con pugno di ferro.

Bergoglio si comporta con le guardie con fare umano e paterno, le conosce per nome, si informa su come stanno. Ai ragazzi in divisa che montano di guardia con l’alabarda fuori dalla sua stanza nel residence di Santa Marta, chiede spesso se siano stanchi, se può portare loro un po’ d’acqua o addirittura una seggiola. Altro discorso per la Gendarmeria Pontificia che assicura il papa quando si sposta, veglia sulla sicurezza della Santa Sede, di chi ci vive e di chi ci lavora, dei visitatori e dei pellegrini. Lo fa anche di notte quando i due accessi aperti al pubblico di Porta S. Anna e del Petriano chiudono, puntuali, alle 24.

La Gendarmeria controlla le porte d’accesso, sbriga le pratiche dell’ufficio-permessi e copre i turni per regolare il traffico. Monta di guardia all’esterno della Casa di Santa Marta dove Francesco risiede, intorno al monastero Mater Ecclesiae che ospita il papa-emerito Joseph Ratzinger e gira di pattuglia con l’auto elettrica nei viali dei giardini vaticani. Dal Giubileo del 2000 dispone della super-tecnologica sala operativa intitolata a Giovanni Paolo II. Essa fa fronte alle emergenze 24 ore su 24 e controlla le telecamere collocate all’interno della Città del Vaticano, nelle basiliche papali, all’ospedale pediatrico Bambino Gesù e nelle ville pontificie a Castel Gandolfo.

Arruolarsi richiede specifici requisiti: i candidati devono essere celibi e di sesso maschile, alti non meno di 1.78 cm, avere tra i 21 e i 25 anni, godere di sana e robusta costituzione, possedere un diploma di scuola media superiore e, ultimo ma non da ultimo, praticare la fede cattolica con tanto di attestazione del parroco. Fanno vita di caserma, sveglia in camerata, colazione in mensa, allenamento nella palestra interna, diritto alla libera uscita e riposo per chi ha fatto il turno di notte. Dal 15 ottobre 2019 hanno un nuovo comandante, Gianluca Gauzzi Broccoletti, 46enne ingegnere di Gubbio, sposato e padre di due figli, esperto di tecnologia di networking e cyber-security.

Già uomo di fiducia dell’ex comandante Domenico Giani, Gauzzi ne ha preso il posto dopo l’affaire dell’Obolo di S. Pietro, la fuga di notizie sull’inchiesta degli investimenti londinesi che ha provocato la sospensione di cinque dipendenti della Santa Sede, il sequestro di computer e l’avvicendamento di Giani. Ritenuto responsabile, quest’ultimo, di aver pubblicizzato con troppo zelo la circolare interna con le foto segnaletiche degli indagati. In vent’anni di carriera iniziata nei servizi segreti italiani, Giani aveva vissuto l’ultimo periodo del pontificato di papa Wojtyla (fu lui a soccorrerlo sulla jeep dopo l’attentato in piazza S. Pietro) e la stagione dei veleni Vatileaks 1 e 2 durante il burrascoso regno di Benedetto XVI.

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