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Attualità

SENSO DEL FUTURO

MARIO DIURNI - 08/05/2020

futuro“Vi è una strana sensazione rispetto ai primi giorni della quarantena. Si continua a morire, ma nell’aria non c’è nulla di tragico. Molte persone provano una sorta di delusione: anche questa volta non cambierà niente. E tornare nel mondo fa quasi paura”. (Franco Arminio).

Come cambiano rapidamente le sensazioni, le stesse idee, le convinzioni; dal cambierà tutto e niente sarà più come prima, siamo ora passati alla paura che niente cambierà. La stessa scienza ha perso la sua aura di onnipotenza, ma resta pur sempre una traccia con la quale orientarsi nella realtà così complessa.

L’interessante studio di Andrea Crisanti di Padova sta per essere pubblicato su Nature, dopo tutte le revisioni previste. Il dato più importante che emerge dal lavoro è l’alta percentuale di asintomatici tra i pazienti colpiti dal Coronavirus, cioè di quei pazienti che sono positivi al Sars-Cov-2 ma non hanno sintomi di malattia, e possono trasmetterla più facilmente. La percentuale di asintomatici è molto elevata, ed è circa il 45% dei casi esaminati al secondo campionamento sulla popolazione di Vò Euganeo.

L’analisi dei contatti e della catena di trasmissione mostra che il virus è stato contratto prima della chiusura totale ed anche in spazi domestici, con una probabilità di infettarsi di quasi l’85%. Lo studio mostra altre cose interessanti insieme ad alcune conferme; la prima conferma è sulla fascia di età, negli ultracinquantenni la prevalenza è tripla, così come i bambini sotto i dieci anni invece sono risultati tutti negativi.

Gli uomini sono colpiti più delle donne, anche se negli Stati Uniti si è visto che anche i più giovani si sono ammalati. Sono state trovate inoltre significative correlazioni tra l’infezione da Covid-19 e altre condizioni morbose quali: diabete, obesità, ipertensione, cardiopatie e broncopatie, neoplasie negli ultimi cinque anni.

Lo studio ha dimostrato soprattutto l’efficacia del distanziamento fisico nello spezzare la catena di trasmissione del contagio, ma anche il precoce e tempestivo tracciamento dei casi e dei loro contatti, seguito da un necessario isolamento. Questo studio, portato come esempio internazionale, potrà, si spera, essere un modello per il futuro, perché per il presente ormai gli errori commessi all’inizio hanno avuto conseguenze drammatiche nelle nostre vite, e l’isolamento totale con la perdita anche delle nostre libertà fondamentali, pur se aberrante, si è reso necessario.

Vorrei fare però riflessioni diverse da quelle mediche, in quanto per queste vi sono le numerose e affollate task force e tutti i virologi televisivi. Vorrei riflettere sul senso del futuro, sulla identità cambiata o forse perfino perduta dell’essere umano moderno, che costretto a fermarsi contro la sua volontà, non sa più chi è, non sa cosa fare, schiantato dal panico diffuso e dall’incertezza, pur in un mondo altamente tecnologizzato, globalizzato e persuaso, a torto, di poter controllare tutto. L’arrivo di un evento “insensato” contingente, incongruo, tragico “(Philip Roth, Nemesi) come questa epidemia da Coronavirus, che probabilmente non sarà l’ultima, ha messo tutti di fronte alla complessità oggettiva dell’esistenza e della realtà, che però può essere analizzata, interpretata e pertanto vissuta in maniera soggettiva.

Va detto prima di tutto che l’esistenza umana è molto semplice, pur nella sua complessità e che come dice Wolfgang Schauble nella sua visione di liberale e protestante, “ricordiamoci che tutti dobbiamo morire”. Ecco siamo al punto del problema, non sappiamo più come nominare la morte, perché l’abbiamo completamente rimossa dalle nostre esistenze; non sappiamo neanche più come metterci in contatto con il dolore, quando questo diventa eccessivo, inspiegabile. Dovremmo essere in grado di elaborarlo, di condividerlo di formulare delle strategie per il futuro, che non sia soltanto un banale e apparentemente confortante: speriamo, ce la faremo o andrà tutto bene.

Viviamo tutti in una specie di sospensione della vita, e siamo stati colti tutti impreparati, a iniziare dal sistema Paese in generale, scontando il presente ed il passato di governo quantomeno distratto, se non cattivo. Siamo stati colti impreparati anche nella strutturazione della società e una volta sospesa la funzione lavorativa, abbiamo perso la nostra identità, affidandoci alla tecnologia virtuale, necessaria in questo periodo, ma dannosa soprattutto per i giovani, se malauguratamente dovesse protrarsi nel futuro. “Il problema da qui in poi, è di continuare ad avere una relazione sociale secondo natura, in cui un uomo incontra un uomo e non l’immagine di un uomo in uno schermo”. (Umberto Galimberti).

Siamo stati colti impreparati come Chiesa, alte gerarchie e fedeli, rinunciando con troppa arrendevolezza alle nostre celebrazioni e tradizioni, in nome della salute e della sicurezza, pur necessariamente da salvaguardare.

Non abbiamo avuto fantasia e coraggio, e il virus multiforme e proteiforme nelle sue manifestazioni patologiche sembra stia vincendo.

Come recuperare allora il senso del futuro inteso come speranza, attesa e salvezza? Non certamente soltanto con le prescrizioni dei tecnici, degli economisti e dei politici. Il futuro non è un tempo come tutti gli altri, e sarà a noi favorevole se abbandoneremo l’uomo vecchio con il suo egoismo ed individualismo, e saremo capaci di rinnovarci riscoprendo la solidarietà ed il concetto di prossimo, allargando l’orizzonte della nostra cerchia familiare, e vi sono molti segnali che questo stia già avvenendo. Dobbiamo essere dunque docili all’azione dello Spirito, che soffia dove vuole e dobbiamo cogliere la direzione e rinascere dall’alto. “Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Giovanni;3,3). In attesa di una nuova Pentecoste.

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