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Noterelle

LATTE, VITA, PROFITTO

EMILIO CORBETTA - 17/12/2021

latteLa buona salute è la grande necessità della nostra vita, ovviamente assieme alla possibilità di avere a disposizione gli elementi per vivere decorosamente.

La frase è di una logica banale, ma le minacce alla nostra salute, i drammi sanitari che si vivevano fino a qualche decennio fa hanno fatto tantissime vittime, per cui l’aspettativa di vita era pressappoco la metà di quella dei nostri giorni

Nel 1676 furono scoperti i microbi che furono chiamati “animalcula” e che poi nel 1881 in Italia furono definiti “batteri”; successivamente, studiandoli in modo sempre più scientifico, si riuscirono a collegare le loro capacità chimiche, biologiche (Pasteur – Koch ed altri) ed anche patologiche per cui si imparò a difenderci dalle loro minacce. Si riuscì cioè a collegare la loro esistenza con le numerose patologie che ci tormentavano.

Non c’erano farmaci per dominarli e ci si difese con l’igiene, la sterilizzazione di oggetti, le vaccinazioni, con l’uso di disinfettanti e quant’altro. Gli antibiotici arrivarono nel 1941 quando si riuscì a produrli industrialmente, ma erano stati scoperti da Fleming nel 1928 preceduti dai sulfamidici; molta ricerca fu ancora necessaria per utilizzarli con profitto.

È tutta una storia affascinante quella della microbiologia, disciplina ancora in evoluzione. Strumenti sempre più sofisticati, possibilità di realizzare adeguate culture, metodiche di isolamento dei microbi, ripetitività degli esperimenti, permisero studi i cui risultati furono sostenuti anche da metodiche statistico- scientifiche che diedero la possibilità di avere massime certezze di sicurezza. C’era grande necessità di arrivare a questo risultato perché, per esempio, durante la prima guerra mondiale le truppe erano state falcidiate dalla dissenteria quasi più che dagli scontri a fuoco.

Frequenti erano le epidemie di tifo, di colera, e le setticemie anche dopo banali ferite, dopo piccoli interventi. Terribile fu la pandemia della “Spagnola” e qualche decennio dopo furono scoperti i virus. L’umanità dunque sempre tormentata dalle malattie … Nei decenni del diciannovesimo secolo e nella prima metà del secolo scorso era diffusissima la tubercolosi che si cercò di combattere con l’organizzazione di metodiche particolari di cura (i sanatori) e profilassi (schermografie sistemiche come pure prove cutanee di rilevazione e vaccinazioni).

Logico collegare l’alimentazione con le malattie infettive…. ed ecco la necessità di avere il controllo della produzione del latte, alimento base per tutti ma specialmente per l’infanzia. Il collegamento con la tubercolosi era stato confermato dall’isolamento del Mycobacterium Bovis, ma l’esperienza aveva fatto rilevare che il latte poteva causare anche altre gravi patologie.

Sorsero così le “Centrali del Latte” ed anche Varese ebbe la sua nel 1933. Le centrali con il loro processo di pastorizzazione del latte, ebbero quindi grande valore sociale, sanitario ma anche economico perché ad esempio furono di grande aiuto agli allevatori che allora avevano metodiche di produzione primordiali con difficoltà igieniche notevoli. Carri tirati da cavalli raccoglievano il latte dalle fattorie e lo portavano nelle centrali: i milanesi in modo pittoresco li chiamarono “i menalat”.

La farmacologia, la veterinaria, l’igiene hanno successivamente cambiato le funzioni delle Centrali del Latte, oramai più che sicure dal punto di vista sanitario ma esposte alle leggi spesso crudeli dell’economia. Nel recente passato scandali economici (fortunatamente non da noi) hanno sconvolto il mercato del latte per cui la vocazione sociale, sanitaria, nutrizionale delle Centrali è stata penalizzata dagli eventi: il latte non più fonte di vita, ma origine di profitto. E se questa è una necessità giusta del mondo del lavoro alla luce del “guadagno” è anche purtroppo doloroso inciampo quando questo profitto si esaspera nelle sue quote: si decade allora a livello di speculazione finanziaria i cui fini ovviamente sono opposti alle premure che fecero realizzare le vecchie e “gloriose” Centrali del latte.

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