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Andateci

LA CAPPELLA DEL LUINI

SILVANO COLOMBO - 22/03/2024

saronnoMi piace rinviarvi a Saronno, al Santuario della Beata Vergine dei miracoli, perché la troppa familiarità con questo sito può forse averci fatto dimenticare la sua importanza nella storia del nostro territorio.

La prima banalissima puntualizzazione riguarda il titolo: Santuario. Un luogo nel quale si è manifestato un fatto miracoloso, a seguito del quale si è provveduto a costruire un edificio che contenesse quel segnale, e che ampliandosi per la crescente devozione popolare, è divenuto monumento, cioè edificio costruito per fare memoria di quanto accaduto, segnatamente nel campo religioso.

Se fate caso, arrivando a Saronno, il Santuario non si trova nel centro della città ma è allestito su una via di transito, più o meno agevole da rintracciare e da percorrere. Ma se si pensa ai tempi nei quali fu costruito, tra Quattro e Cinquecento, non si fatica a immaginarlo tra spianate di prati, raggiungibile per una strada bianca.

Dunque, non la parrocchiale o prepositurale dell’allora borgo, ma chiesa separata, autonoma.

Beata Vergine dei miracoli, o, più familiarmente, la Madonna dei miracoli.

Frequenti sono nel nostro territorio queste tappe devozionali, segno che il popolo contava sulla Madonna come figura materna, più facilmente avvicinabile di altri, anche perché collocata in alto loco con il Padre, e primamente dedicata ad intercedere per noi.

Il miracolo di Saronno riguarda un giovane di nome Pedretto che, malato, era costretto a vivere da anni a letto. Attorno al 1460 fu miracolosamente guarito dalla Madonna che egli invocò mirandone il simulacro in una statua trecentesca. La Madonna lo esortò a costruire una piccola chiesa per conservarne il simulacro ed attivarne la devozione. E di tappa in tappa, che ovviamente sorvolo perché ben conosciute, si giunse all’attuale edificio.

All’interno del quale, visto che ci siete arrivati, mi preme condurvi verso la cappella maggiore, a rimirare le scene affrescate da Bernardino Luini nel 1525 (ben prima degli affreschi di Santa Maria degli Angioli a Lugano, dove siete già andati).

Di più, mi preme che osserviate la scena della Presentazione di Gesù al Tempio (per inciso quella che sarebbe diventata la nostra Quarta Cappella del Sacro Monte sopra Varese).

È istruttivo rileggere il Vangelo di San Luca (2,22-38) per attingere alla fonte cui fece ricorso Bernardino Luini (che firmò l’opera con un cartiglio dipinto sulla parasta centrale). Dice l’Evangelista che Giuseppe e Maria portarono il Bambino al Tempio, e difatti Maria, piantata al centro della scena, ma non stante, sebbene con misurato incedere, entra nello spazio del Tempio dal fondo, con al seguito una ancella che porta in una cesta due colombe per il sacrificio. Simeone, “uomo giusto e timorato di Dio” cui lo Spirito Santo aveva preannunziato che “non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia”, mosso dallo spirito “ si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù…lo prese tra le braccia e benedisse Dio”.

In quel momento Maria giunge le mani riconoscendo il compiersi della volontà divina e la profetessa Anna, donna di avanzatissima età, con l’indice della mano destra alzato al cielo, neanche fosse il Platone raffaellesco dell’Ambrosiana, afferma: Ecco, è giunto il bambino che avrebbe segnato la redenzione di Gerusalemme.

Giuseppe, in disparte, sulla sinistra, riconoscibile per la veste celeste ammantata di giallo, sembra confermare la solennità del momento alle donne che ha vicino.

Il mistero è qui manifestato con inarrivabile maestria dal Luini, perché si snoda fluente il discorrere delle figure, i gesti misurano la gravità dell’incontro, così solenne da esigere che le architetture del Tempio affermino altrettanta gravità, segno di una cultura dell’antichità fatta rivivere nel Rinascimento milanese improntato dal Bramante. L’improvviso sfondarsi del fornice rosato lascia vedere la mole del Santuario, già magnificata dalla torre campanaria del Paolo della Porta, mentre nel campo di mezzo la Sacra Famiglia viene guidata da un angelo fin qui davanti. In questo modo, credo, Luini convince che la storia del Bambino avviene nella nostra terra, e diventa motivo di convinta condivisione e non mistero lontano nel tempo, nello spazio, solo momento di fede.

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