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Universitas

TRA RICERCA E IMPRESA

SERGIO BALBI - 14/12/2012

QuESTIO – Quality Evaluation in Science and Technology for Innovation Opportunity – è una mappatura dei Centri di ricerca e innovazione ideata dalla Regione Lombardia. Attraverso la raccolta di informazioni autodichiarate dai Centri stessi, il sistema propone una vetrina di soggetti della ricerca, del trasferimento tecnologico e dei servizi ausiliari alla ricerca e al trasferimento tecnologico facilmente consultabile dagli utenti; QuESTIO, al suo ottavo anno di vita, ha svolto infatti questa funzione all’interno della comunità tecnico-scientifica favorendo lo scambio di conoscenze e lo sviluppo di collaborazioni e network, e vuole proporsi anche come punto di riferimento per il mondo dell’impresa.

Il 3 dicembre scorso, a Palazzo Lombardia, si è tenuto il secondo QuESTIO Day un incontro con interventi preordinati sul tema “Una giornata tra ricerca e impresa” con l’intento di fornire due opportunità: consentire ai Centri di ricerca di confrontarsi con le imprese per accorciare la distanza tra ricerca e azienda e individuare così modalità di trasferimento dell’innovazione più semplici, e aprire uno spazio di riflessione sulle iniziative per aumentare la visibilità del sistema di ricerca lombardo.

Tra gli esempi di realizzazioni nate da queste reti è stata citata un’applicazione attivabile sul proprio smartphone accostandolo a una vetrofania esposta all’ingresso di esercizi commerciali che aderiscono al progetto, con la quale è possibile apprendere all’istante le offerte e le possibilità di buoni sconto che l’impresa offre in quel momento, per citare solo una delle potenzialità dello strumento.

Il progetto si inserisce nell’ambito di un’iniziativa nota come “Varese Smart City”, è attiva in una settantina di negozi della nostra città e può contare, tra gli altri, di un forte contributo scientifico e tecnologico dell’Università LIUC di Castellanza.

Commentando l’esempio, il moderatore della mattinata poneva l’accento sul fatto che, a suo dire, anche Varese, nonostante sia città nota per essere sempre tra le ultime a cogliere le opportunità delle nuove tecnologie può, se sfrutta buone occasioni di collaborazione, balzare all’avanguardia.

Confesso che l’appunto mi ha un po’ urtato soprattutto nel tono, vagamente canzonatorio (sarà il mio carattere permaloso che me l’ha fatto interpretare così e poi non conosco a fondo la realtà dei fatti contestati), tuttavia, ampliando la valutazione da questo episodio al clima generale che si respirava, propongo alcune brevi considerazioni fatta però una premessa: questi convegni hanno, nella modalità di comunicare positivamente progetti e risultati, un portato di forte motivazione a considerare cruciale per il futuro l’oggetto della discussione, suscitando entusiasmi immediati e poco spazio alla riflessione critica, ma che deve trovare poi tempi e luoghi adatti. È vero che sempre più la cultura e le idee viaggiano in rete, tutti possiamo portare evidenze sull’efficacia di questa nell’estensione delle opportunità, tuttavia qualche volta sfugge la differenza tra strumento e sostanza e si cade nella lusinga di sostituire questa con il primo, restando sulla superficie delle cose. Voglio dire però che ritengo inutili le contrapposizioni tra rete e cultura ma solo perché sono due cose differenti, non confrontabili nella loro natura, ben armonizzabili invece quando vengano intesi a fondo i loro compiti nello sviluppo della civiltà. Seguire quindi sempre l’idea di uomo che sta alla base del nostro lavoro innestandola però nei nuovi linguaggi che ci viene proposto di condividere o a volte di contribuire a costruire.

È in questo dinamismo che possiamo allora dare un peso (che si attagli alla nostra personale misura) alla “frecciata” su Varese, per esempio, e archiviarla come boutade o conservarla come stimolo interessante. È insomma una questione di motivazioni e misure, siamo in un’epoca in cui ci viene chiesto veramente se vogliamo fare delle scelte e le strade non devono per forza convergere verso il matrimonio incondizionato con tecnologie o condivisioni che non sentiamo nostre, per restare nell’ambito del tema con cui ho iniziato, ma l’accessibilità facile a queste risorse ci obbliga a uno sforzo critico individuale nuovo nella sua risposta responsabile, in prima persona, abbandonate le tentazioni mimetiche nei tanti “ismi” che ci tirano la giacca a ogni angolo, corporativi, di campanile o di schieramento ideologico, tanto per citarne alcuni.

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