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Spettacoli

REPETITA JUVANT

MANIGLIO BOTTI - 22/02/2013

Il Festival di Sanremo è un po’ come una partita della Nazionale di calcio, un fatto su cui più o meno tutti – giustamente – si sentono in diritto di dare un giudizio. Pur non avendo mai conseguito un diploma in un conservatorio né avendo mai messo piede a Coverciano.

Per la mia generazione il Festival rappresenta anche un parte di storia famigliare e di vita, da lungo tempo. Il giudizio dunque è opinione scontata e quasi dovuta. È un appuntamento che ogni anno arriva ad anticipare la primavera con tutto il suo portato di leggerezza benaugurante. Adesso che è stata messa in archivio la sessantatreesima edizione con la vittoria del giovane Marco Mengoni (ventiquattro anni, originario della provincia di Viterbo, in gara con la canzone “L’essenziale”) si possono trarre alcune brevi considerazioni di bilancio. Il Festival sponsorizzato dal Comune di Sanremo e da RaiUno, com’è noto anche ai distratti, è stato presentato da Fabio Fazio (per la terza volta: le precedenti sono state nel 1999 e nel 2000) e da Luciana Littizzetto (anch’ella famosa ospite di Pippo Baudo nel 2003), gli stessi copresentatori della trasmissione televisiva “Che tempo che fa”, in programma la domenica sera su RaiTre. In buona sostanza Fazio è un campione di “mamma Rai”, dove lavora da quando aveva poco più di vent’anni (oggi ne ha quarantotto). E perciò ha bene interpretato, avendo come spalla la coetanea e fedele (trasgressiva ma non troppo) Luciana, i requisiti del politically correct e della trasposizione, nella gara canora, di un programma Tv di successo.

Fabio Fazio è un buonista, un uomo tranquillo, colto e che bene raffigura quel tipo, che tutti abbiamo conosciuto, del compagnone brillante ma mai polemico o astioso del liceo; quello che la mattina accoglieva il docente quando entrava in classe: “Buongiorno prof, bella giornata vero, anche se piove a dirotto, posso aiutarla a togliere il cappotto?, com’è elegante oggi…”. E così via.

Non ci sembra di poter dire, nonostante gli ottimi ascolti, che il Festival appena trascorso sia stato portatore di particolari novità. Era ciò che soprattutto contava. Nemmeno il nome del vincitore – Mengoni, anch’egli passato attraverso le maglie della Tv e di X Factor – è stato infine una sorpresa. E nemmeno il secondo posto – ancora carnevalesco per noi di rito ambrosiano – della band milanese di Elio e le Storie Tese (La canzone mononota) ha fatto sfracelli, riproponendo le gag (non le medesime, s’intende) di quando sullo stesso palco sanremese portò la canzone “La Terra dei cachi”, diciassette anni fa. E anche allora Elio arrivò secondo.

Dal punto di vista delle canzoni, dunque nessuna rivoluzione. Sebbene si sia ascoltato con interesse qualcosa di buono. Nei prossimi mesi, guardando le classifiche delle vendite, si saprà in concreto se sono in atto capovolgimenti musicali. Per quanto ci riguarda – ma si tratta, come detto, di opinioni molto personali – le nostre preferenze vanno a Max Gazzè (Sotto casa), arrivato settimo, e a Simona Molinari con Peter Cincotti (La felicità), arrivati tredicesimi, cioè penultimi. Ma spesso, anche nelle canzonette, coloro che sono ultimi saranno primi…

Una piccola novità sanremese, invece, è stata quella della (mini)contestazione di Maurizio Crozza, il comico del momento, il quale per altro, più che per avere proposto una parodia degli uomini politici che si stanno scannando nell’agone elettorale, cominciando dall’ex e di nuovo aspirante premier Silvio Berlusconi – e la politica, hanno detto, doveva stare lontana dall’Ariston –, è stato forse penalizzato per la ripetitività degli sketch, già visti a Ballarò o alla sua trasmissione Crozza (nel Paese) delle meraviglie. Nihil sub sole novi. E anche la performance di Claudio Bisio (ultima serata), per quanto sia andata meglio di quella di Crozza, riproponeva in parte vecchie battute già sentite a Zelig, del tipo: “Ma che animale è Nonna Papera? E Clarabella? E Orazio?…”. Ma probabilmente Bisio è stato solo un po’ più furbo e attento di Crozza.

Il resto della gloriosa terza edizione di Fazio s’è dipanato secondo le consuetudini del politicamente corretto: l’omaggio, si fa per dire, ai gay; la lussuosa ospite italo-straniera (Carla Bruni); gli sportivi sugli scudi (Roberto Baggio e il rugbista Martin Leandro Castrogiovanni). Le cose, nel complesso, sono andate bene, anzi benissimo. Tant’è che i gongolanti della Rai già stanno pensando di replicare un quarto Fazio per il 2014, il quale però ha preso tempo: “C’è il rischio di ripetersi”.

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