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Attualità

MINIVIAGGIO TRA I BARLAFUS

GIUSEPPE TERZIROLI - 01/03/2013

Venti anni fa la Pro loco di Azzate e il suo vulcanico organizzatore Brunetto Bonafè inventarono il mercatino per i privati che ebbe un clamoroso successo: duecento e più privati ogni ultima domenica del mese portavano in vendita (si parlava più correttamente di scambio) oggetti di ogni tipo: libri, dischi, vecchie radio, giornali, lampadari, vestiti, servizi da cucina, solo per citare quelli più comuni e meno stravaganti. La prenotazione, esclusivamente a mezzo telefono lasciava… a piedi un altro centinaio di aspiranti che non riuscivano a prendere la linea.

Ma chi portava la merce? Studenti che frugavano tra le vecchie cose in cantina per farsi le vacanze, hobbisti che si scambiavano monete e il pezzo raro dei francoboli, signore e signori che vendevano il raro piatto della ceramica di Laveno creato da Andlovitz per recuperare soldi per il matrimonio della figlia.

Azzate fu “copiato” da Castelseprio, Fagnano, Gazzada, Malnate, Sumirago, Porto Valtravaglia, Saronno, solo per citare alcuni dei paesi che includevano questo autentico Portobello delle curiosità tra le manifestazioni di richiamo.

Ma già allora accanto agli amanti del riuso potevi notare la presenza di persone “con problemi”, che per poter campare si riciclavano come novelli rigattieri delle cose vecchie e usate.

Anche chi vi scrive si trovò disoccupato e fece “il mercante in fiera” per un paio d’anni e lo continuò a fare anche dopo che ritrovò il lavoro “classico”. L’impegno era ed è per chi lo fa duro, soggetto agli umori del tempo e delle temperature, della alzataccia mattutina. Sono ritornato a visitare i mercatini e li ho ritrovati molto cambiati, almeno alcuni di essi. Il valore sociale ed economico è più rilevante di quello del riuso: vedi persone povere che creano bancarelle dove espongono scarpe usate a € 5, vestiti a € 6 /10!

E non sono scarpe made in China, ma forse quelle che hanno avuto nei piedi per anni. Ma la tristezza sembra che non ci sia tra i poveri. Il mercatino di Malnate si chiama di solidarietà: d’altronde quando leggi che uno si cava un dente e lo porta a rivendere al compraoro dicendo per dignità che gli fu regalato da un vecchio zio… vuole dire che si è toccato quasi il fondo.

Concludo questo pezzo invitando chi legge ad andare in mezzo alla gente che propone di vendere qualche oggetto. A parte il fatto di fare, a volte, anche un buon affare date una mano a chi con dignità e apertamente cerca di portare a casa un certo gruzzoletto: non tirate eccessivamente sul prezzo, vi prego. Spesso sono persone che “stavano in società” e ora sono anche dileggiate perché fuori dal giro della borghesia cosiddetta. Per l’amor di Dio non mi giungano i fulmini dei solerti organizzatori: ci sono fior di bancarelle con oggetti preziosi, pizzi e ricami in favore delle Missioni, hobbisti e persone che fanno il mercatino solo per passione dell’antico mestiere, della ricerca del pezzo storico.

Ho solamente voluto parlare degli altri, perché avendone fatto parte li capisco meglio.

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