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Attualità

IL NOSTRO SACRO MONTE VA DIFESO

OVIDIO CAZZOLA - 12/04/2013

L’arrivo della funicolare al Sacro Monte

Le proteste nei giorni scorsi dei gestori di punti di ristoro al Sacro Monte nei confronti del Comune di Varese per le numerose contravvenzioni comminate alle auto in sosta fuori dai parcheggi esistenti, ancora una volta ripropone con urgenza la necessità di uno studio accurato e completo dei problemi di accesso alla nostra più cara montagna.

Lo studio deve formulare proposte complete e coerenti mettendo da parte, finalmente, pensate parziali e contraddittorie. Che parta dalla realtà dei valori e delle esigenze presenti. L’Ufficio comunale preposto alla cura del nostro sito Unesco ha recentemente considerato una sintesi di ‘assi di intervento’ sul Monte articolati secondo questi temi:

-         rafforzamento della ‘governance’ del sito per la documentazione, la conservazione,la pianificazione, la programmazione di eventi culturali, la collaborazione fra queste realtà storiche e religiose

-         il miglioramento dell’accessibilità

-         la promozione culturale e turistica

-         lo sviluppo e il coinvolgimento di attività economiche connesse

-         la formazione di operatori culturali che illustrino le valenze artistiche e i problemi di restauro del patrimonio esistente

È stato giustamente osservato che la conservazione dei valori è affidata anche alla possibilità di produrre disponibilità economiche che consentano la loro cura. E la necessità che il luogo della religione e della storia, a cui sono legati, mantengano necessari livelli di vita delle comunità che lo abitano.

Credo che innanzitutto debbano essere poste in primaria evidenza e rispetto le ragioni e l’offerta religiosa di questa presenza storica. La sua storia, il suo richiamo è ancora importante per noi oggi.

Che richiede di tenere in evidenza il legame fra la presenza religiosa e l’abitato. Questo legame è stato esclusivo fino alla fine dell’Ottocento quando si è rafforzata la presenza turistica.

Nel primo decennio del Novecento la realizzazione della funicolare e della linea tramviaria ha collegato il borgo a Sant’Ambrogio e a Varese. Un borgo pieno di vita, Comune autonomo. Nel 1927 aggregato a Varese.

Durante il periodo di guerra 1940-1945 accoglieva molti sfollati in fuga dai bombardamenti.

Centinaia le persone allora residenti. Oggi poco più di cento.

Ma oggi il borgo è un po’ abbandonato, quasi reliquato storico, e le attività economiche, l’offerta turistica di un tempo soffrono. Le più recenti modalità di accesso a Santa Maria hanno pesanti responsabilità al riguardo. L’ho già recentemente ricordato e voglio ripetermi. Se fino ai primissimi anni ’50 del secolo scorso l’accessibilità era affidata soprattutto al tram e alla funicolare che dalla stazione di arrivo serviva l’abitato e i suoi luoghi significativi rispettando la storia della sua formazione e dei suoi punti di ingresso, la funzione di servizio affidata poi agli autobus e l’accrescersi dell’uso del veicolo privato, ha portato i visitatori sul lato opposto del nucleo edificato, favorendo il sorgere di nuove attività di ristorazione e rafforzando quelle esistenti in piazzale Pogliaghi e al termine della Via Sacra; ma penalizzando le più antiche presenze abitative e turistiche. L’accessibilità delicata di un tempo, l’offerta di vedute paesistiche splendide verso sud-ovest veniva così a scadere.

Il recupero nostalgico negli anni ’90 della funicolare, in assenza di un organico e completo disegno di accesso alla montagna varesina, era accompagnato da una serie di errori costosi nell’impostazione e per l’attuale gestione. La nuova galleria, in ampliamento di quella tramviaria preesistente, la formazione di una strada per l’accessibilità degli autobus fino alla stazione di valle della funicolare, hanno costituito oneri non indifferenti che potevano essere contenuti realizzando un collegamento da piazzale Montanari con vetture su rotaia alimentate da energia elettrica, mantenendo le strutture preesistenti. Collegamento che è ancora con evidenza opportuno sia realizzato.

Oggi l’autobus che raggiunge la funicolare può essere scomodamente utilizzato dai pochi passeggeri che intendono salire con questo mezzo, e trascurato da un maggior numero di viaggiatori che continuano la corsa in autobus fino a Santa Maria

Perché non si è ancora capito (?) che non è accettabile che vengano mantenuti in concorrenza tra loro due servizi pubblici: autobus e funicolare. Il più scomodo per cambio di ‘mezzo’ è perdente. Ma il più scomodo (la scomodità è stata provocata da una inadeguata impostazione iniziale) è anche il più gentile, per una salita più lenta, panoramica e delicata , che può contribuire a far rivivere Santa Maria e la sua precaria economia.

Nonostante le carenze che abbiamo ereditato è certo possibile:

  1. limitare l’accessibilità dei veicoli privati ad un massimo accettato, prescritto più a valle con avviso elettronico
  2. favorire con modalità preferenziali nei giorni di sabato e domenica l’accesso con la funicolare.

Abbiamo bisogno di rispondere al richiamo del Monte, di viverne il valore. Di promuovere una maggiore presenza abitativa, una attività economica adeguata.

Sono condizioni necessarie per la difesa della sua storia e il futuro del suo messaggio religioso.

Occorre con urgenza lo studio auspicato e completo sulle modalità di accesso, rinunciando all’incredibile previsione di un autosilo sulla curva dell’Immacolata alla Prima Cappella e ritornando a una ragionevole previsione dell’autosilo in piazzale Montanari.

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