Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Attualità

UNIVERSITÀ DELLA PLASTICA

SERGIO REDAELLI - 27/09/2013

Michele Conterno con le figlie Livia (a destra) e Michela

L’industria di termoplastici Lati con stabilimenti a Vedano Olona e Torba, che molti considerano l’Università varesina della plastica, ha festeggiato settant’anni di vita con una cena di gala all’Hotel Palace. È uno dei gruppi industriali della nostra provincia che hanno saputo reagire alla crisi internazionale puntando sulla ricerca innovativa dei prodotti ecologici e sull’internazionalizzazione attraverso l’export, sull’assistenza ai clienti, la formazione e i corsi tecnici. Il risultato, dopo gli anni terribili che l’industria in generale ha vissuto sul finire del decennio scorso, sono i dati economici che parlano di trecento dipendenti di cui due terzi a Varese, di una decina di filiali nei principali Paesi del mondo, di una produzione di trentaduemila tonnellate di materiali plastici con un fatturato di centodieci milioni di euro.

Non è stato un cammino facile. Fu il capostipite Cosimo Conterno, originario del Veneto e laureato alla Bocconi con centodieci e lode, a fondare l’azienda di materie plastiche nel 1943 a Vedano Olona. Erano gli anni della guerra e iniziò producendo un mastice istantaneo per riparare i copertoni delle biciclette danneggiati dai bombardamenti, ideato dal chimico tedesco Von Mueller. Gli subentrò il figlio ingegner Giovanni Conterno e poi l’altro figlio, Francesco Michele, l’attuale presidente e amministratore delegato che festeggia settant’anni proprio come l’azienda. Diplomato in ragioneria allo Zappa di Milano, laureato in economia e commercio all’università di Pavia, ex docente di ragioneria alla Bocconi su concorso statale e consulente aziendale iscritto all’ordine dei dottori commercialisti, è per tutti “il Professore”.

“Quando mio padre morì e lasciai l’insegnamento con un po’ di rimpianto per occuparmi dell’azienda – spiega – incominciai a studiare i materiali speciali, la chimica, la biochimica e indirizzai la ricerca verso una produzione pulita che tenesse conto delle esigenze della tutela ambientale. Puntiamo su materie plastiche ecologiche adatte al contatto con gli alimenti o che vanno a sostituire materiali obsoleti e pericolosi per l’ambiente come i termoindurenti, di difficile riciclo, il PVC e le resine non riciclabili utilizzate nel settore elettrico (pannelli, interrutori ecc) che sono difficilmente smaltibili. Produciamo il compostabile “Latigea” esente da alogeni e prodotti termoplastici autoestinguenti. Investiamo nelle applicazioni nel settore medicale con prodotti, per esempio, che sostituiscono il piombo usato per le radiografie e che è impossibile da smaltire”.

“Un altro esempio d’innovazione è il ricambio dei materiali termoconduttivi e in particolare nell’illuminotecnica per sostituire l’alluminio nei dissipatori di calore nelle applicazioni led – aggiunge la figlia Michela, trentotto anni, laureata in economia e commercio che si occupa del mercato francese e dell’Europa dell’Est –; Lati fa il settanta per cento del fatturato con l’export, il successo dell’azienda è legato ai mercati esteri già dagli anni Ottanta e da cinque o sei anni abbiamo un trend di crescita del 15 per cento sull’export. In Italia ci siamo concentrati su uno zoccolo duro di aziende-clienti innovative e solvibili, un particolare non trascurabile con questi chiari di luna che richiedono cautela e attenzione. Dopo la crisi del 2008, abbiamo avuto una crescita del personale e investiamo in figure strategiche. Non abbiamo bisogno di delocalizzare. Nel nostro bilancio incide più il costo della materia prima che la manodopera”.

Per i settant’anni dell’azienda e del presidente, lo stabilimento di Torba ha aperto le porte ai visitatori. Il direttore, ingegner Andrea Lugli, ha guidato gli ospiti lungo il percorso produttivo, dalle materie prime al “compound” finale per tutti gli usi della plastica. Il composto nasce dal matrimonio dei polimeri e delle materie prime diversificate (vetro, nylon ecc.). A Torba il materiale è stoccato, pesato, miscelato, essiccato, omogeneizzato e infine confezionato in sacchi da venticinque chili. L’ultima parola spetta al presidente festeggiato: “La maggiore dote richiesta a un imprenditore di questi tempi? No, non è il senso degli affari né lo spirito d’iniziativa o la preparazione tecnica. È la pazienza che ci vuole per affrontare i mille problemi burocratici che gestire una fabbrica comporta, a cominciare dall’incapacità della politica di risolvere certi problemi e di aiutare chi crea lavoro”.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login