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Società

DELLA MISERICORDIA

LUISA OPRANDI - 04/10/2013

Misericordia: una invocazione affettuosa che papa Francesco ha fatto risuonare spesso, in forme diverse ma sempre molto chiare, fin dall’inizio del suo Pontificato. Una strada da percorrere con serenità e apertura del cuore. Un atteggiamento al quale ci richiama con la fermezza dell’essere un testimone del Vangelo che sceglie quotidianamente strade di vicinanza alla storia, alla gente, alla complessità dell’oggi.

Dei giorni scorsi è la lunga e intensa intervista rilasciata a padre Antonio Spadaro, direttore della rivista Civiltà Cattolica. Parole che hanno fatto lasciato l’ennesima impronta dello stile docilmente rivoluzionario del Pontefice. Ho letto e riletto quell’intervista con il desiderio e lo stupore di trovarvi sempre una profonda e rinnovata dimensione di pace.

Sono una donna divorziata da molti anni e non ho mai smesso di accostarmi ai sacramenti, consigliata da amici sacerdoti di grande intelligenza del cuore, a partire dagli stessi che avevano concelebrato il matrimonio religioso a suo tempo. Né ho mai subito apertamente il giudizio della gente nella comunità parrocchiale cui appartengo o in quelle della nostra città.

Non mi è nemmeno stato chiesto di confrontarmi con la distinzione se avessi scelto o subito la fine del vincolo matrimoniale, per valutare se potessi o meno ricevere l’Eucarestia. Né mi stato impedito di essere tra i lettori durante la Messa, madrina di Cresima o donna normalissima che vive in modo sereno e trasparente l’appartenenza alla comunità cristiana.

Certamente, alla fatica umana e al senso di vuoto che accompagnano la fine di ogni progetto familiare e di vita, si era unita la necessità di affrontare, non senza iniziali e istintive ribellioni, anche la condizione “diversa” che lo stato anagrafico mi imponeva nella comunità cristiana. La Familiaris Consortio mi era parsa ostica da accettare e la mia personale interpretazione dell’enciclica papale sulla famiglia mi aveva reso pesante da accogliere soprattutto il fatto che i divorziati, accostandosi ai sacramenti, potessero generare “confusione” nei credenti.

Consapevole che ogni legame di vita ha le proprie ragioni profonde sia quando nasce, sia quando termina, che il rispetto per la persona, cui si promette fedeltà nel bene e nella fatica, vada recuperato oltre ogni umano e parziale giudizio, che le storie personali e le relazioni umane sono parte del destino di ciascuno di noi e come tali vanno accolte, ho però assaporato nel tempo il gusto di una personale riconciliazione con tutte le sofferenze e le incertezze che, inizialmente, mi erano pesate addosso come macigni.

Ne è conseguito anche il riuscire a sentirmi nella Chiesa con senso di pari dignità di chi aveva avuto la fortuna di una vita matrimoniale solida.

Non sarei capace ora di individuare quali particolari occasioni siano state determinanti per aiutarmi a compiere questo percorso: certamente tante parole di serenità e di apertura, tanti gesti di assoluta e semplice attenzione. Non da sola, ma grazie agli altri, mai mi sono sentita diversa.

Ho avuto la fortuna di sperimentare nei miei confronti quella misericordia di cui parla Papa Francesco nella sua intervista dei giorni scorsi, quella assenza di giudizio che permette la vicinanza e la fraternità, quella capacità di includere e non allontanare che supera le differenze, quell’ umiltà del cuore che non genera steccati tra chi è nel giusto e chi arranca tra le fatiche della vita.

Credo sia assolutamente parziale quindi l’interpretazione di chi legge nelle parole del Papa solo una “apertura ai divorziati”: la rivoluzione del cuore che Francesco chiede va ben oltre e passa per l’attenzione a tutte le fatiche e solitudini del vivere, siano esse quelle degli immigrati, dei carcerati, degli omosessuali, delle persone ai margini, dei divorziati. E quel gesto di baciare i piedi, il giovedi santo, ai ragazzi di una comunità di recupero aveva detto, fin da allora, con l’umiltà di inginocchiarsi davanti a loro, che solo amare, comprendere, non giudicare, aiutare a riprendere il cammino porta alla pace per sé e per gli altri.

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