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Cultura

TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE

LIVIO GHIRINGHELLI - 15/11/2013

Mons. Hélder Câmara nel 1984

Padre Gustavo Gutiérrez, peruviano, famoso per il saggio uscito nel 1971 dal titolo “Teologia della liberazione”, pubblicato al seguito degli esiti del Concilio Vaticano II, è venuto in Italia per partecipare al 23° Congresso nazionale dell’Associazione teologica italiana e a presentare al Festival della letteratura di Mantova con l’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, discepolo e prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il libro “Dalla parte dei poveri”, redatto a quattro mani nel 2004. Il 12 settembre Gutiérrez è stato ricevuto da papa Francesco a Santa Marta. Sua la posizione a favore dei gruppi più diseredati e sfruttati di quella società e delle loro lotte e rivendicazioni nella prospettiva di una Chiesa popolare e socialmente attiva.

Gli anni Settanta erano caratterizzati dalla presenza nel subcontinente di dittature militari o di regimi pesantemente reazionari. Acute frizioni si determinavano tra ampi settori della Chiesa cattolica e i poteri costituiti. All’impegno di elaborazione teorica dei teologi si affiancava lo sviluppo delle comunità ecclesiali di base (Ceb): molti cattolici, sacerdoti e laici, presero parte alle lotte anche armate in vari paesi con proposte sempre più radicali.

Nel 1979, durante la terza riunione tenutasi a Puebla nel Messico, i principi di Medellin vennero riconfermati, evidenziandosi però l’emergere di posizioni in contrasto, assunte dai settori più conservatori della gerarchia cattolica. Celebre in proposito il pronunciamento di Giovanni Paolo II: con tutto quanto hanno di positivo le conclusioni di Medellin hanno avuto anche errate interpretazioni. Il Pontefice raccomanda ai pastori d’essere maestri non di una verità umana e razionale, bensì della verità che viene da Dio. Si pretende di mostrare Gesù impegnato politicamente, implicato in una lotta di classe, ma il Salvatore rifiuta inequivocabilmente il ricorso alla violenza, offre il suo messaggio di conversione a tutti, senza escludere gli stessi pubblicani. Il Regnum Dei non si identifica col Regnum hominis. Il Papa rammenta inoltre che secondo l’insegnamento della Chiesa su tutta la proprietà privata grava un’ipoteca sociale. La liberazione va proclamata nel suo significato integrale, profondo ed è fatta di riconciliazione e di perdono.

Era una sconfessione delle posizioni radicali dei maggiori protagonisti, ma anche una messa in ombra di protagonisti quali il vescovo Helder P. Câmara, il cardinale di San Paolo del Brasile, Paulo E. Arns, per non parlare dell’umiliazione inflitta al sacerdote Ernesto Cardenal, ministro nel governo sandinista. Al frate francescano Leonardo Boff furono riservati diversi processi ecclesiastici, sinché non abbandonò l’ordine nel 1992.

Brasile e Nicaragua erano i paesi in cui il fenomeno era più pronunciato. Una delusione cocente colse tutti quanti avevano sperato da diseredati un riscatto dalle ingiustizie economiche e sociali. All’opera di chiarimento venne chiamato negli anni ottanta il prefetto della Congregazione della fede cardinale Joseph Ratzinger, che si espresse con un documento e con due studi importanti: “Istruzione su alcuni aspetti della teologia della liberazione” (1984), Libertatis Nuntius (1984) e Libertatis conscientia (1986).

Vittima della reazione e dell’abbandono in cui fu lasciato dalla maggioranza dei vescovi confratelli, dal cardinale Baggio nei dicasteri romani e dalla nunziatura il vescovo di San Salvador, monsignor Romero, è assassinato sull’altare da un sicario degli squadroni della morte. In precedenza è stato un oppositore deciso della teologia della liberazione, critico della sua deviazione politica, ostile ai Gesuiti e alla cristologia di Jon Sobrino, conservatore, ma dopo l’assassinio dell’amico padre Rutilio Grande e di due contadini (12 marzo 1977) è rimasto sconvolto. Per lui ora i poveri sono il Cristo nella storia, il Cristo crocifisso, l’identificazione con i poveri trascende l’appartenenza all’istituzione. L’autorità diventa testimonianza di coerenza. La messa stessa diventa sacramento della comunione con i poveri.

Papa Francesco, allora cardinale Jorge Mario Bergoglio, nel santuario mariano dell’Aparecida in Brasile nel 2007 si è dimostrato contrario e decisivo al riduzionismo socializzante della teologia della liberazione e nell’interrogatorio, cui è stato sottoposto dalla magistratura argentina l’8 novembre 2010, ne ha criticato l’uso di una ermeneutica marxista. È però anche da notare che nel 2004 Ratzinger nulla ha trovato di erroneo nelle affermazioni di Padre Gutiérrez, che ancor oggi affronta con convinzione il problema della povertà, non riducendolo all’aspetto economico, ma facendolo emblematico di tutte le povertà riconducibili alla mancanza di denaro, al colore della pelle, a quanti parlano male la lingua dominante nel paese, alle etnie e culture disprezzate, a chi non ha peso sociale, agli emarginati, ai dimenticati, alle donne oppresse in quanto donne e in quanto povere.

L’arcivescovo Gerhard L. Müller, suo sostenitore, nominato alla guida dell’ex Santo Uffizio nel 2012 da Benedetto XVI e confermato in tale funzione da papa Francesco, nonostante gli allarmi suscitati dal cardinale Juan Luis Cipriani, primo cardinale a capo di una diocesi appartenente al clero dell’Opus Dei, è garante della sana dottrina di padre Gutiérrez e l’Osservatore Romano, superando gli screzi del passato, ha dato grande rilievo alla presenza in Italia del teologo per le sue aperture.

La pace è così ritrovata, il seme è germogliato al di là di quelle terre, anche se nella visione del Papa il messaggio evangelico parla a partire dal povero, ma in una dimensione tutta pastorale. E il martirio di Romero vede diminuite le riserve. Ora veramente la Chiesa si annuncia come Chiesa povera dei e per i poveri, nel senso più ampio del termine.

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