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Opinioni

LA LEZIONE DEL BABBUINO

VINCENZO CIARAFFA - 19/12/2013

Sfuggito al suo proprietario, il 14 dicembre scorso un babbuino si è messo a scorrazzare sui tetti di una fabbrica abbandonata di Busto Arsizio, nel Varesotto, e giacché le scimmie non fanno parte della fauna locale, coloro che l’hanno avvistata hanno fatto prontamente intervenire la Polizia di Stato, i Vigili del fuoco,la Polizialocale, i veterinari dell’ASL di zona e il corpo forestale. Troppa gente per catturare un animaletto infreddolito e terrorizzato! Il babbuino, infatti, alla vista di quell’esagerata task force, sprovvista peraltro di anestetizzante, è scappato per rintanarsi in una stanza della fabbrica abbandonata.

Per carità, come dicevamo prima, non è che le scimmie passeggino abitualmente sui tetti di Busto Arsizio e perciò, in una certa misura, è perfino comprensibile che nessuno degli intervenuti avesse idea di come catturare un babbuino che, però, tanto babbuino non doveva essere visto che li ha gabbati tutti per ventiquattr’ore. In effetti, nonostante i protagonisti dell’insolito safari si siano dati molto da fare per impedire ogni via di fuga al nostro darwiniano parente inchiodando porte e finestre della stanza dove questi si era rifugiato, la sua cattura si è rivelata più complicata del previsto. Eh, sì, perché mentre la furba scimmietta proveniva da milioni di anni di evoluzione/apprendistato per sfuggire ai pericoli e imparare a sopravvivere in un ambiente ostile, noi umani siamo ormai dei pacifici citrulli perché l’unica lotta, che dobbiamo affrontare per sopravvivere, è quella con la dieta e l’eccesso di calorie giacché per nutrirci dobbiamo soltanto allungare la mano per aprire il frigo.

Infatti, mentre i “cacciatori” bustocchi tenevano un summit (in Italia si fa un summit anche per cambiare le piastrelle di un cesso pubblico!) per mettersi d’accordo su come catturarlo, l’animale ha saputo – intelligentemente – scegliere il momento opportuno per battersela, in pratica, sotto gli occhi dei suoi sprovveduti cacciatori. Era successo che, dopo aver inchiodato porta e finestre del locale dove si era rintanato il fuggitivo, i catturanti avessero praticato un’apertura sul tetto per poterlo controllare, ed eventualmente catturare, dall’alto. Il guaio è che noi umani, oltre a non conoscere quel mondo animale che ci appartiene più di quanto siamo disposti ad ammettere, presumiamo anche di essere gli unici abitatori della terra muniti d’intelligenza critica e, perciò, capaci di sapere approfittare di situazioni favorevoli come quella creata dai “cacciatori” di Busto Arsizio che hanno lasciato incustodito, per quanto bastava al piccolo quadrumane, il foro praticato sul tetto. È stato per quella via, infatti, che egli è potuto scappare per andare ad appollaiarsi su di un alto comignolo dove aveva ben capito che i suoi cacciatori non potevano raggiungerlo.

Accortisi, infine, di essere stati fatti fessi dal babbuino, i catturanti hanno cercato di porvi una pezza ma era troppo tardi perché l’evaso se n’è scappato lungo i binari della ferrovia in direzione di Gallarate provocando anche un ritardo dei treni: Pollicino che ferma Ursus! Pensate che, quando alcune mamme lavoratrici e viaggianti sui treni della tratta Busto-Varese hanno telefonato ad amici e parenti pregandoli di andare a prendere il figliolo a scuola perché loro non avrebbero fatto in tempo ad arrivare giacché una scimmia aveva bloccato i binari, pare che dall’altra parte ne abbiano ricevute parole d’incredulità e anche qualche impronunciabile esortazione. Poi, è arrivato un veterinario finalmente munito di sedativo che è riuscito a far rilassare il babbuino che, nel frattempo, si era incastrato sotto un vagone ferroviario, per poi trasportarlo in una struttura protetta.

Insomma è finito bene per il nostro parente secondo Darwin, anche se la furbizia della scimmietta di Busto Arsizio stimola alcune riflessioni semiserie ma neppure tanto. Per quanto noi esseri umani discendiamo dallo stesso ceppo delle scimmie, queste hanno avuto una lenta progressione evoluzionistica e sono ancora ai due terzi della strada rispetto a noi oggi, perché una loro parte milioni di anni fa, imboccò una diversa strada del processo evolutivo che come risultato ha prodotto l’uomo. Come dire che giacché siamo andati più veloci delle rimanenti scimmie esistenti sul pianeta potremmo avere già raggiunto l’apogeo della nostra parabola evoluzionistica e – come ipotizzato da Darwin – essere prossimi all’estinzione. La furba scimmietta che dai tetti di una fabbrica che un tempo fu l’orgoglio della Manchester italiana e che, per qualche giorno, ha tenuto in scacco un plotone di pompieri, polizia e veterinari rappresenta l’inizio della chiusura del nostro circolo evoluzionistico?

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