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Spettacoli

FESTIVAL CONTEMPORANEO

MANIGLIO BOTTI - 10/01/2014

A pochi giorni dal Natale appena passato, quasi a mo’ di regalo, Fabio Fazio – che “presiederà” la manifestazione per la quarta volta nell’anno dei suoi cinquanta – ha dato l’annuncio dei nomi dei cantanti (i cosiddetti big) del prossimo Festival di Sanremo – Festival della canzone italiana, giunto alla LXIV edizione e in programma al Teatro Ariston da martedì 18 a sabato 22 febbraio prossimi, dunque tra poco più di un mese. Con una parola d’ordine che dovrebbe caratterizzarne la riuscita e il successo: contemporaneità.

Solite polemiche per qualche escluso importante (Alex Britti, Violante Placido, Alice, il trio Gazzè-Silvestri-Fabi… ), quindi lo sciorinamento dei quattordici illustri tra noti e meno noti: Arisa, Cristiano De Andrè, Giusy Ferreri, Raphael Gualazzi, Frankie Hi-Nrg, Noemi, Giuliano Palma, Perturbazione, Francesco Renga, Ron, Antonella Ruggiero, Renzo Rubino, Francesco Sarcina e Riccardo Sinigallia. Più il gruppo degli otto giovani.

È ingeneroso anticipare giudizi preventivi, perché trattandosi appunto del Festival della canzone, bisognerebbe prima ascoltare le …canzoni. Ma qualche (generica) considerazione si può fare, e proprio prendendo lo spunto dalle affermazioni e dalla pre-presentazione di Fabio Fazio. Il termine contemporaneità dice poco o nulla. E naturalmente è subito da scartare un eventuale accostamento con quello di modernità o di novità.

A una lettura rapida il prossimo Festival si proclama in tutto e per tutto simile ai precedenti – né poteva essere diversamente, eventi straordinari a parte – e anzi non più contemporaneo del precedente (2013), vinto come si ricorderà dal giovane Paolo Mengoni, che però, appunto, non fece suonare le campane della straordinarietà.

L’età media dei partecipanti, per esempio, se lo scorso anno non toccava i quarant’anni, quest’anno li supera anche se di poco. E se poi l’altr’anno uno solo dei quattordici big poteva vantare una precedente performance vincente – Simone Cristicchi nell’edizione del 2007 – stavolta i veterani che possono appuntarsi una medaglia da primo posto sono ben tre: Francesco Renga nel 2005 con la canzone “Angelo”; Antonella Ruggiero, già voce dai Matia Bazar, nell’annus horribilis 1978 (i presentatori furono Stefania Casini e Beppe Grillo…) con “…E dirsi ciao” e Ron nel 1996 con “Vorrei incontrarti fra cent’anni”, per non dire della sua prima partecipazione al Festival nel 1970 – quarantaquattro anni fa – in coppia con Nada, quando con il nome di Rosalino Cellamare, all’età di sedici anni, cantava “Pa’ diglielo a Ma’”.

Tutto scorre dicevano alcuni filosofi greci. Perciò possiamo accettare la contemporaneità del Festival solo come lapalissiana evidenza di una manifestazione canora – per noi la manifestazione per eccellenza – che si autopromuove, ma che infine è sempre uguale a sé stessa. E da qui a piantare paletti speciali con la solennità di grande rappresentazione dell’oggi che canta ce ne corre.

In quanto al corredo di ospiti e co-presentatori, necessario nell’occasione, siamo all’ovvia contemporaneità della presenza, insieme con Fazio, di Luciana Littizzetto e forse, ma guarda un po’, dell’ospite d’onore da fuochi artificiali (ma non il cachet) Roberto Benigni. La sua partecipazione nell’ultima serata ci terrà sospesi fino all’ultimo. Girano tanti altri nomi: grandi e storici, più che degni del passato e del presente. La macchina si sta avviando e per essere visibile bisogna che il motore sia più scoppiettante che mai.

Per il resto si ascolterà e, soprattutto, nella casa di nonna RAI già sessantenne, si vedrà.

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