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Ambiente

CEDRI INSTABILI E REFERENDUM

ARTURO BORTOLUZZI - 10/01/2014

Il Comune di Varese vuole abbattere i cedri che dimorano in piazza della Repubblica a Varese perché “instabili”. Ecco una mia lettera, pertanto, all’assessore alla Tutela ambientale, essendo interessato, come penso tutti i varesini, a conoscere le sorti del verde che ci circonda.

Non ero, poi, riuscito a comprendere la ratio della decisione assessorile, di cui agli organi di informazione di qualche giorno fa, di indire un referendum: ha voluto forse farci credere, l’assessore, di avere scelto, all’insegna di un presunto afflato democratico, di consultare attraverso Internet i concittadini per avere da loro un parere circa il disegno nuovo per piazza della Repubblica?

L’assessore, in realtà, vuole fare una consultazione molto limitata e già ha fatto le scelte di sistema in base a studi scientifici che solo il Palazzo ha potuto controllare e che non sono stati resi pubblici. Questa è la sua sentenza senza appello: le alberature vanno abbattute perché potenzialmente pericolose.

Ciò è deprecabile e non democratico. Il referendum va, secondo me, fatto ponendo delle domande complete e capaci di monitorare in profondità il sentore della popolazione. Non, invece, su questioni retoriche, marginali o poco significative.
Io, poi, dico no alla banalizzazione delle mie istanze sulla necessità di coinvolgere i varesini laddove si discute di verde. E in ciò credo fermamente perché il verde – soprattutto quello storico – è una ricchezza che non possiamo vedere sparire poco a poco.
Il problema che ho posto non è, quindi, quello se sia giusto o meno abbattere alberi divenuti pericolosi. Se gli alberi sono pericolosi è fuori di discussione la necessità di abbatterli. È talmente ovvia la scelta che non si pone neppure la necessità di scegliere.

Altro è quanto sostenuto da me in passato: è giusto che la democrazia non venga solo adottata dall’assessorato alla Tutela ambientale a consuntivo, perché questa deve esserci ab initio.

Nella Città Giardino le piante rappresentano una presenza caratterizzante. È un punto fermo e occorre, partendo da questo, intraprendere iniziative speciali volte a valorizzare il patrimonio arboreo cittadino.

Dico che il loro stato di conservazione, la loro salute, non debbano essere solo interesse del palazzo. A questi aspetti tutti devono essere interessati. Il referendum va pertanto fatto prima sulla pericolosità dei cedri attualmente esistenti, e vanno portati a conoscenza dei cittadini gli studi effettuati dal Comune. Tale giudizio può anche avvenire ex post, nel momento in cui devono essere scongiurate situazioni di pericolo. I cittadini è però giusto sentirli: sulle cause di indebolimento delle piantumazioni esistenti; su quale misura gli interventi attuati di recente possano avere influito sulla salute e stabilità delle piante; su quali misure tecnico-agronomiche sia possibile prendere o siano proposte per assicurare la piena vitalità e conservazione delle alberature esistenti…

Sarebbe anche opportuno che i cittadini diano un’opinione sulla quantità del traffico autoveicolare presente in città e sull’opportunità di effettuare, in presenza di un patrimonio arboreo nuove costruzioni che possano nuocere al verde.

Insomma, i varesini potrebbero anche esprimersi su questi interrogativi: in quale misura è necessario e accettabile che venga consentito un danno agli apparati radicali delle alberature? In quale misura è veramente necessario procedere a questa sovrapposizione di funzioni (area a verde più parcheggio) quando vediamo che sempre più prendono forma nuove forme di trasporto urbano (pubblico, bicicletta etc) e che l’auto viene progressivamente bandita dalle città per gli ovvi impatti negativi legati all’inquinamento e al loro intasamento? In che misura la città storica, nata prima dell’auto, deve forzatamente adattarsi a questo intruso?

Questi problemi non sono solo di Varese, ma di tutta Italia e di tutta l’Europa. Vogliamo guardarci intorno… su quello che sta succedendo in Europa? Vogliamo discuterne, promuovere comportamenti virtuosi, oltre che tagliare alberi e radici? Fino a che punto i varesini vogliono mettere a repentaglio il patrimonio arboreo che caratterizza la città capoluogo?

Sono queste le domande che andrebbero fatte se si volesse fare democrazia e se si volesse mettere in discussione la gestione di una ricchezza tutta nostra che è il verde chiedendo alla città non una decisione ma, invece, un parere complessivo.

Dopodiché, si può allora chiedere quali essenze sia giusto piantare al posto degli alberi storici che il Comune deve abbattere perché insicuri. Se, invece, il Comune volesse non seguire questo iter e decidere in proprio sulla necessità degli abbattimenti, allora, partecipo al gioco referendario proposto (avvertendo che sono conscio che di un puro gioco comandato si tratta) e scelgo i lecci al posto dei cipressi.
Ho anche a questo proposito, comunque, delle raccomandazioni da fare: venga assicurata una tempestiva e appropriata manutenzione dei lecci al fine di prevenire l’instaurarsi delle malattie tipiche della specie nonché danni da neve, facili con le sempreverdi latifoglie.

Ma restano senza risposta le domande da me poste all’assessore in passato, anche attraverso RMFonline: perché il Comune ha con un’azione innovativa, in parte (perché non conclusa), attuato una partecipazione delle associazioni ambientaliste cittadine nel decidere quale decisione dovesse assumere al riguardo degli alberi dell’ex parco Prevosti di Varese e non l’ha fatta per i cedri di Piazza della Repubblica; perché non viene applicata a Varese la legge che obbliga a piantare un albero per ogni nuovo nato?

Un discorso di questo tipo aprirebbe la porta a effettuare altre domande: è giusto che venga fatto un parcheggio all’interno del parco di Villa Augusta che potrebbe nuocere alle preziose piantumazioni colà dimoranti?

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