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Attualità

CRISTIANESIMO E ISLAMISMO

LIVIO GHIRINGHELLI - 20/03/2014

Santa Sofia a Istambul, sede patriarcale greco-ortodossa, cattedrale cattolica, poi moschea, infine museo

In Europa vivono milioni di cittadini di fede islamica, allarmano certi loro costumi, il burqa delle donne, il niqat (velo integrale che copre totalmente il volto), la loro segregazione in casa, la temuta infiltrazione di gruppi terroristici, la radicalizzazione di quelli violenti, che vengono sempre più mediatizzati; altrove, in varie aree del mondo, si sviluppano conflitti di matrice religiosa, si bruciano chiese cristiane al grido Allah Akbar; folle scatenate contro l’Occidente per motivi politico-economici si avvalgono di una malintesa interpretazione della sharia per colpire i fedeli di Cristo in un clima di totale cinismo e dalla Tunisia alla Siria, al seguito delle primavere arabe, si assiste a una vera e propria destabilizzazione. In Iran trionfa la teocrazia, nel Sud-est asiatico l’Islam accusa una deriva estremistica.

Ora, se procediamo al raffronto tra le due fedi, pare sempre più opportuno, anzi necessario, operare una chiarificazione, che predisponga al dialogo e renda disponibili a ritrovare la via della pace. Dopo il discorso di Lisbona, in cui Benedetto XVI ha associato l’Islam alla violenza, una rinnovata cordialità e un certo disgelo sono intervenuti tra il Vaticano e il Cairo (al – Azhar). Nel Medio Evo l’Islam ha fatto la sua parte per il progresso dell’uomo in tutti i campi delle scienze, ponendo le basi del Rinascimento in Occidente, poi è prevalsa nell’insegnamento islamico un’interpretazione patriarcale, una ben maggiore difficoltà nell’approccio alla modernizzazione.

Per Maometto ebraismo, cristianesimo, islamismo costituiscono tre rami di un medesimo albero; ultimo approdo è la rivelazione del Corano secondo un concetto di Dio monoteistico e personale (ma ne è respinta ogni concezione antropomorfica). Le dichiarazioni contenute nel Corano sono da ritenere definitive, principi eterni, con la pretesa totalità del dettato religioso. Muhammad avrebbe portato a compimento l’eredità ebraico cristiana.

L’Islam, che tradotto vale dedizione, ricerca della pace, salvezza, è tutt’altro e ben altro che una forma semplificata, rozza, fanatica, truculenta di monoteismo adatta solo per i popoli del Terzo Mondo, come molti pensano ed asseriscono. Alì, genero di Muhammad e quarto califfo, affermava: “Nei cittadini che credono in Dio tu devi vedere dei fratelli secondo la fede. Ma devi trattare quanti non credono come tuoi pari secondo la Creazione”. L’Islam vieta di imporre la religione con la forza (S. 2, 256). “Fate guerra per la causa di Dio, a coloro che vi fanno guerra, ma non siate aggressori. Iddio non ama gli aggressori” (S. 2, 190). La guerra santa (djhad) è lecita solo come mezzo di difesa e c’è l’obbligo di perdonare, d’essere magnanimi verso il nemico vinto.

L’Islam proclama nessuna discriminazione sulla base dell’appartenenza a una razza o ad un popolo. La tolleranza che inizialmente era riservata ai seguaci delle religioni rivelate, del Libro (oasi di comunità strutturate in maniera diversa), si è poi estesa anche ad altre religioni.

Se il Cristianesimo è la religione dell’amore, l’Islam lo è della misericordia: ogni capitolo del Corano comincia con la formula “Nel nome di Dio ricco in clemenza e abbondante in misericordia” e comunque anche per esso l’amore è una forma superiore dei rapporti sociali. Condanna i metodi di guadagno smisurati (la ricchezza non divenga un monopolio dei ricchi – S. 59,7). Punto di partenza del pensiero sociale islamico è che i diritti di proprietà, sovranità e potere sono nelle mani di Dio. C’è una tassa sociale a scadenza annuale, zakat, che va pagata in denaro o in prodotti naturali durante il mese del digiuno (Ramadan).

L’Islam, sulla scorta di Muhammad, è una religione ascetica, che impone la preghiera obbligatoria cinque volte al giorno, il digiuno durante il nono mese lunare (con totale astensione dal cibo, dalle bevande e da ogni altro piacere corporale, compresi il fumo e i rapporti sessuali dall’alba al calare della notte), vieta l’azzardo e l’alcol, la carne di maiale e al contempo prescrive una rigorosa igiene personale. Il Profeta viveva di un tozzo di pane, alcuni datteri e uno o due bicchieri di latte.

Nei confronti della donna il Profeta nel Corano così si esprime : “Prendetevi per spose delle donne onorate, che vi piacciano, musulmane, cristiane o ebree, ma guardatevi dal vedere in loro delle cortigiane!”. Quanto alla poligamia, essa è consentita dal Corano, ma entro certi limiti. Oggi è sempre meno diffusa, ma ancora reperibile in società di tipo feudale. Per la donna è soprattutto discriminante la causa della separazione. Il Profeta chiarisce: “Tra tutte le cose lecite, la separazione è aborrita in massimo grado da Dio”. Il matrimonio è un vincolo santo. La donna comunque, in qualità di membro della comunità dei credenti, è perfettamente parificata all’uomo.

Con il Cristianesimo l’Islam ha in comune l’orizzonte escatologico, ma non considera l’anima immortale per sua natura.

Tutte queste osservazioni devono indurre a individuare tutti quegli elementi, che, pur nelle diverse fedi, inducono a mettere in rilievo la visione umanistica della religione, la possibilità della libertà di coscienza e di culto, la logica della fratellanza in Dio, l’altruismo collocato al primo posto nella scala dei valori. Dalla civiltà del dialogo si apre la via alla salvezza. I dogmatismi senza spirito di carità, le chiusure preconcette non aiutano l’uomo.

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