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Editoriale

POESIE

MASSIMO LODI - 05/09/2014

Una bell’idea, tappezzare colonne e muri dei palazzi di Varese di poesie. Roba d’autori celebri, messaggio tipo: non si vive di solo pane, anche di parole. Gran novità in positivo, di fronte alle consuetudinarie brutture. Ci promettono: Varese pulita, sicura, svizzera. Ma smettetela: sconcezze, cialtronerie e microcrimine sono la regola, ogni tanto sbuca l’eccezione. Non altra è la verità. Perciò evviva alla controtendenza alle balorderie dell’inciviltà di writers e aggregati: dimostra che si può dare un messaggio di cambiamento. Semplice, minimal, silenzioso.

I versi d’autori affissi nelle vie del centro marcano la differenza tra una povera vita e una vita povera. Citazione di Rainer Maria Rilke, giusto un poeta: “Se la vostra vita quotidiana vi sembra povera, non l’accusate. Accusate invece voi stessi perché non siete abbastanza poeti da evocare la ricchezza interiore, poiché per un creatore non esiste povertà e non esistono luoghi poveri e indifferenti”.

La vita povera è quella intrecciata di consunti gesti e tediosi replay. La povera vita racconta di vivacità interiore, desiderio di condividere. Povera da tradurre come semplice, genuina, vera. Forse l’idea di recuperare quest’eredità delle origini ha ispirato gl’improvvisati (ma non sprovveduti) attacchini, che han voluto – più che celebrare la saggezza d’autori immortali – rappresentare il colore dell’anima, così brillante nel misterioso cromatismo d’ogni singola persona, a fronte del colore della materia, così opaco negli oltraggi di gruppo a selciati, pareti e monumenti urbani. È come se si fosse voluto segnalare: guardate che esiste un antidoto al morbo dello stupidario. E anche alla malattia del degrado. Subìti l’uno e l’altro da una politica inadeguata a medicarli.

In fondo basta essere un po’ più poeti e un po’ meno prosaici. Cogliere il senso autentico del vitalismo, evocare il prodigio dell’inventiva felice, saper offrire cenni d’una creatività capace di lasciare tracce destinate alla meditazione. È così che una povera vita ha modo di trasformarsi in una vita povera: essenziale, libera, alla portata di chiunque la sappia riconoscere e interpretare. Insomma: uno stesso orizzonte può mutare di linea se osservato con l’occhio d’una diversa angolazione d’umanità.

Esagerazioni? Possibile. Però qualche volta, inseguendole, si riesce ad acciuffare ciò che pare irrimediabilmente in fuga: la quotidianità che può anche fiorire, invece che solo sfiorire. I murali in lirica richiamano l’attenzione a una virtù che pare sul punto d’estinguersi, se non già del tutto estinta: la gentilezza, il tratto cortese, il tocco di garbo. Ovvero qualcosa, al tempo nostro, di così raro da poter essere giudicato rivoluzionario.

Forse non ce ne siamo accorti, e tra noncuranze, distrazioni, superficialismi sono nati nel cuore della città una sovversione mite, un ribellismo silenzioso, un movimento di sollecitazione popolare alla palingenesi.

Il Comune dovrebbe rintracciarne i protagonisti, rendere pubblici i nomi, congratularsi, dargli un premio: la differenza tra chi merita e chi no, va simbolicamente marcata. Serve a capire ancora di più, se già non lo si è capito abbastanza, quanto fosse vera la testimonianza contenuta nel Diario di Etty Hillesum, ebrea olandese morta ad Auschwitz il 30 novembre 1943, a 29 anni: “Dammi un piccolo verso al giorno, mio Dio, e se non potrò più scriverlo perché non ci sarà più carta e mancherà la luce, allora lo dirò piano, alla sera, al tuo gran cielo. Ma dammi un piccolo verso di tanto in tanto”. Continuate a darci questo dono. Anche solo questa speranza. O magari e soltanto quest’illusione.

 

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