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Attualità

IL MARÒ CONVALESCENTE

MANIGLIO BOTTI - 12/09/2014

Non se ne dovrebbe parlare o se ne dovrebbe parlare poco nel timore che un eccessivo interventismo possa mettere in difficoltà il manovratore – lo Stato – ormai da più di due anni impegnato (?!) nel riportare a casa i due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, trattenuti in India a seguito di un “incidente” al largo della costa del Kerala in cui persero la vita due pescatori, l’uno di 25 anni e l’altro di 45. I pescatori furono scambiati per pirati che cercavano di assaltare la nave Enrica Lexie dove i due fucillieri di marina stavano svolgendo servizio di protezione.

Della vicenda, a tempo debito, s’è occupato con la consueta competenza e su questo stesso giornale il nostro esperto di politica estera e di cose militari Vincenzo Ciaraffa. Ma il malore che ha colpito di recente uno dei nostri due sottufficiali – Massimiliano Latorre –, il suo ricovero all’ospedale di Delhi  e la richiesta dei legali della famiglia per un – temporaneo – trasferimento in Italia allo scopo di curare in migliori condizioni i postumi di un’ischemia hanno fatto ritornare il caso sulle pagine dei giornali. Il governo indiano non ha espresso parere negativo, lasciando ogni decisione alla Corte suprema.

Leggendo il Corriere della Sera di qualche giorno fa, tuttavia, è parso di capire che un rientro di Latorre creerebbe qualche problema allo Stato per due ragioni almeno: la prima è che l’altro fuciliere, Salvatore Girone, rimarrebbe in ogni caso in India e fino a quando non si sa; la seconda è che l’Italia probabilmente si troverebbe a fronteggiare un movimento di forte opposizione al ritorno di Latorre nella sue “sede detentiva”, qualora giunga di nuovo a ottime condizioni di salute. Si riproporrebbe, in un certo senso, la commedia di qualche anno fa – stante il governo Monti – quando ai due marò fatti rientrare temporaneamente per consentirgli il diritto-dovere del voto si comunicò  prima che mai più sarebbero tormati in India, e poi invece furono frettolosamente rispediti laggiù. A causa di ciò il ministro degli esteri italiano, Giulio Terzi, contrario al rimando, si dimise.

Il caso non è dei più semplici. A tutt’oggi, dopo un vario rimpallare tra Corti e vari  titolari dell’indagine, la sola cosa certa sembra sia quella che i marò, in caso di condanna, non subiranno la pena di morte. Una normalissima escursione in Internet consente di farsene una ragione. L’India sostiene il suo buon diritto a processare i due marò italiani mentre ancora non è del tutto chiaro 1) dove sia avvenuto l’incidente, se in acque internazionali o no; 2) se e come e quando i nostri fucilieri abbiano sparato.

Una dichiarazione dell’altr’anno alla stampa da parte dell’incaricato italiano in India e – all’epoca – sottosegretario agli esteri Staffan De Mistura, così come riferita, aiuterebbe però a capire qualcosa… “La morte dei due pescatori è stato un incidente fortuito, un omicidio colposo. I nostri marò non hanno mai voluto che ciò accadesse, ma purtroppo è successo”.

Anche sul punto in cui è accaduto l’incidente – la cosiddetta zona “contigua” al limite delle acque internazionali – vi sono più interpretazioni sul vantato diritto dell’India di decidere. Si tratta di vedute complesse e talvolta opposte del diritto internazionale e di navigazione.

Per intanto i nostri due marò, due militari italiani chiamati a difendere i beni del nostro Paese, stanno vivendo la loro storia kafkiana. Può darsi che l’attuale presidente del consiglio, Matteo Renzi, tra le tante promesse trovi anche un posticino per il “recupero” in patria di entrambi i nostri fucilieri di marina. Ma oggi come oggi è lecito dubitarne.

Infine, “en passant” e solo riferendoci ai soloni che attribusicono all’India un cattivo comportamento, un comportamento quasi da paese tribale, va ricordato che nell’Italia culla del diritto e delle garanzie democratiche i tempi medi di un intero procedimento giudiziario penale ammontano a più di sei anni; tre e mezzo soltanto per arrivare al dibattimento e a un primo grado di giudizio. E in casi, ovviamente, meno complicati di quello dei due fucilieri dell’Enrica Lexie.

Se teniamo dunque conto che i fatti risalgono al febbraio del 2012, due anni e mezzo fa, dinanzi a due uomini uccisi crediamo che almeno sotto questo punto di vista l’Italia non abbia molto da rimproverare all’India.

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