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Politica

VERDETTI FUTURI, VERDETTI PRESENTI

MASSIMO LODI - 03/10/2014

Raccolta di firme contro il contestato parcheggio

Raccolta di firme contro il contestato parcheggio

Se per il parcheggio-bunker della Prima Cappella si apre un fascicolo giudiziario ci meravigliamo? Purtroppo no. Era nel novero delle possibilità, data la dimensione della protesta, i quesiti irrisolti, infine l’esposto presentato dall’associazione Sos Italia Libera. La magistratura indagherà, verificherà, infine dirà. Stiamo zitti e aspettiamo.

L’iniziativa dovrebbe incontrare il plauso generale: di chi obietta al posteggio, perché chiarirà se le procedure di legge seguite sono corrette; di chi lo difende, perché qualora il tutto finisse in nulla, potrà sventolare una sorta di certificato di garanzia togata. Nelle more dell’attesa, sarebbe saggio rinviare l’apertura del cantiere, ovviamente.

Resta inalterato, oltre l’ultima novità, lo scenario di fondo. Che è politico, culturale, ambientale: molte domande inevase, il rifiuto di dar retta al buonsenso, la demonizzazione dei movimenti popolari, una raccolta di firme che racconta da sola lo sconcerto pubblico. Una sentenza varesina è già stata pronunziata, indipendentemente da quella (se verrà: siamo solo all’inizio dell’iter indagatorio e non ci sono imputati) che dovesse giungere da piazza Cacciatori delle Alpi: il silo sotterraneo di fronte alla chiesetta dell’Immacolata non si doveva fare. Esistevano (esistono) alternative percorribili, di cui s’è discusso all’infinito: un errore tralasciare il loro approfondimento. Un errore calarsi nell’ottica di metter mano al Sacro Monte scordando che è un luogo nato per mettervi piede: salirvi in pellegrinaggio.

Osserverete: sì, una volta. Decenni e secoli fa. Ora i tempi sono cambiati, e i mezzi di trasporto assieme ad essi. Certo, ma i mezzi non sono solo privati. Sono anche (soprattutto) pubblici. Questi dovevano (dovrebbero) essere potenziati. E disincentivare dall’uso dell’auto, portando con puntualità e comfort all’imbocco della Via Sacra gl’intenzionati a inoltrarsi sull’antico acciottolato.

Da tempo un assiduo scrittore di lettere ai giornali, Domenico De Maria, sostiene la possibilità d’utilizzare una grande area in viale Aguggiari, località Officina, come zona di sosta, e da lì far partire la navetta per l’avanti-indré alla (dalla) Prima Cappella. Il Comune di Varese non gli ha mai risposto. Né altri enti che sostengono la costruzione del manufatto sul curvone precedente l’Arco del rosario, Regione in primis. Una dimostrazione in più del conto zero in cui è tenuta la voce della gente, anche quando non è solo di protesta, e invece di proposta. Macché: le idee nate fuori del Palazzo non trovano ospitalità al suo interno. Peggio: non incontrano neppure un cenno di degnazione. Che peccato e che tristezza. Poi ci si sorprende del fiorire di comitati, assemblee, documenti di contestazione, e li si attribuisce a ignoranza dei fatti, a prevenzione verso gli amministratori, infine (specialmente) a complottismo politico: una marea di utili idioti starebbe tirando la volata a qualche candidabile a sindaco nella primavera del 2016.

La buona fede è esclusa, l’amore la propria città anche, il desiderio d’usare prudenza verso un patrimonio storico idem. Come se l’opinione avversa a quella istituzionale fosse per definizione inaccettabile, non obiettiva, strumentale, eccetera. Come se fosse un capriccio da ribellismo salottiero. Come se fosse, essa sì e senza il beneficio del dubbio, un reato (di pensiero), e meritasse la più severa delle condanne.

 

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