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Cultura

SERENA QUOTIDIANITÀ

PAOLA VIOTTO - 19/12/2014

luinimilano35Tanti anni fa, mentre ero nel cortile del Broletto di Varese a fotografare gli affreschi cinquecenteschi con i ritratti degli uomini illustri, un’anziana signora mi prese sottobraccio e mi accompagnò nell’androne vicino, per farmi vedere, così disse, qualcosa che nessuno conosceva. Sopra una coppia di archi gotici c’erano i resti di un dipinto sbiadito e annerito, tanto da essere difficilmente distinguibile. Un poco alla volta, guidata dalle sue parole, iniziai a distinguere le sagome della Madonna e del Bambino e poi gli altri personaggi di una Natività quattrocentesca. Una mensola di legno, su cui era appoggiato un vasetto di fiori, testimoniava di un’antica devozione non ancora del tutto tramontata.

Oggi nello stesso luogo solo la mensola è ancora al suo posto. L’affresco ormai è completamente illeggibile, probabilmente al di là di ogni possibile restauro. Ma resta lì tenacemente a ricordare che le immagini della Natività un tempo erano così amate da trovarsi ovunque, anche negli spazi della vita quotidiana, a ricordare, per tutti i giorni dell’anno, il mistero dell’Incarnazione e la venuta di Cristo in mezzo agli uomini.

Certamente, anche nel nostro territorio le Natività più belle sono state dipinte da grandi artisti dentro le chiese, spesso come parte di cicli complessi, che con un intento teologico o catechistico collocano la nascita di Gesù all’interno della storia della salvezza. È così per Castelseprio, dove i bellissimi affreschi altomedievali dell’abside svolgono il tema dell’Incarnazione, a partire dall’annuncio dell’angelo a Maria. È così a Castiglione Olona, dove la Natività dipinta da Masolino nella Collegiata costituisce un episodio della vita della Madonna. Ed è naturalmente così anche per il Sacro Monte, dove la cappella della Natività è la terza cappella di un itinerario di quindici, che seguendo il filo del Rosario ci conduce a meditare sui misteri fondamentali della fede cristiana. In tutte si sente l’impronta di committenti importanti, spesso ecclesiastici istruiti nella storia sacra e nelle finezze della teologia, come il Cardinal Branda a Castiglione o il padre Aguggiari.

Ma ci sono anche piccole immagini isolate come quella del Broletto, volute “per devozione” da singoli committenti laici e fatte eseguire nelle case oppure sulle pareti laterali delle chiese, dove si affollavano i dipinti votivi E se la devozione era senz’altro sincera, la qualità artistica è molto disuguale, anche se ci sono esempi molto belli come quello conservato in una casa di Via Carrobbio, opera probabilmente di un pittore della famiglia Campanigo. In alcuni casi la stessa composizione, se non addirittura lo stesso cartone, cioè lo stesso modello esecutivo, veniva riutilizzato più volte.

Lo schema della Natività nella chiesa di Santa Maria Rotonda a Castelseprio datato 1488, viene ad esempio ripreso e semplificato nell’affresco di una casa di Azzate, datato 1493 In entrambi i casi vediamo la Madonna inginocchiata che adora il Bambino riscaldato dal bue e dall’asinello, ma la scena raffigurata in chiesa è molto più complessa, completa di angeli, pastori, montagne sullo sfondo, sole e luna nel cielo a formare un vero e proprio presepe, con tutta l’ingenuità di un pittore dichiaratamente popolare. L’immagine di Azzate si concentra invece tutta sulla figura di Maria, e sulla sua divina maternità, rendendo evidenti sia l’affetto umano, ben chiaro nel volto dolcemente sorridente, sia la piena consapevolezza della Madonna che quel Bambino è veramente Dio, nato per la salvezza del mondo.

Questo è un tema strettamente collegato alla Natività, tanto è vero che la festa della Divina maternità di Maria viene celebrata nell’ottava del Natale. Ed è anche un tema che l’arte e la devozione popolare hanno spesso affrontato. La rappresentazione della Madonna incinta per la verità è piuttosto rara nelle nostre zone, ma ne abbiamo un bell’ esempio nella chiesa di Santa Maria della Neve a Cislago, detta famigliarmente “Madonna in scià” o Madonna del Parto. L’immagine posta sull’altare è di un pittore anonimo dei primi del Cinquecento e al di là dei profondi significati teologici che adombra era soprattutto oggetto della devozione delle madri in attesa. Sempre nella stessa chiesa c’è anche l’immagine della Madonna che allatta, soggetto amatissimo a partire dal Trecento, che nel mostrarci Cristo e Maria colti in un momento di serena quotidianità mette in evidenza la concreta realtà dell’Incarnazione. La Madonna del Latte di Bergognone, attualmente in mostra a Legnano, è forse l’esempio più bello di questa tipologia. La Madonna seduta nel cortile di una cascina lombarda, tra una siepe di rose e un domestico razzolare di galline, offre il seno al Bambino con totale naturalezza. Solo l’aureola sul capo, e la collana di corallo al collo del piccolo Gesù che con il rosso dei suoi grani anticipa il sangue della Passione, ci ricordano chi siano davvero i protagonisti di questa scena solo apparentemente banale e ci richiama al dogma dell’Incarnazione

In tutto il Varesotto, nelle chiese e ancora una volta nelle case, ne furono dipinte moltissime. Spesso la loro realistica concretezza le ha fatte oggetto delle incomprensioni e delle censure dei secoli successivi, e tante sicuramente sono andate perdute. Tante invece sono giunte fino a noi, grazie soprattutto all’affetto e alla devozione del popolo e alla fama che le circondava, spesso legata a resoconti di miracoli, come è avvenuto nel Santuario della Riva ad Angera o in quello di Ardena. Nel Battistero di Varese, che non a caso ospita anche una Natività nella controfacciata, ne possiamo vedere ben tre, tra cui quella raffinatissima sull’altare, in cui il Bambino si volta verso di noi e pare interpellarci con lo sguardo. E proprio sotto di lui – ma un tempo si trovava nella parte più alta del dipinto – c’è l’immagine della Pietà, a ricordarci che questa scena così graziosa non va guardata con gli occhi del sentimento ma nell’ottica del suo significato più profondo: il Figlio di Dio nato per la salvezza del mondo.

 

 

 

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