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Società

L’UOMO DELLA CANDELA

LUISA NEGRI - 13/02/2015

fiammiferaiaÉ morto carbonizzato per l’incendio causato dalla fiamma di una candela. Quando il fratello è tornato a casa e si è accorto del fumo che fuoriusciva dalle fessure dell’appartamento non c’era ormai più nulla da fare. Sembra l’epilogo di una favola amara. Forse qualcuno ricorda la storia della piccola fiammiferaia, scritta da Andersen nel 1848 e ispirata a una giovane, morta per assideramento nella notte di San Silvestro, che aveva affidato alla fiammella dei suoi fiammiferi gli ultimi sogni di un impossibile conforto di calore.

La storia cui ci riferiamo, purtroppo cronaca attuale, è invece drammatica realtà riguardante il piccolo mondo locale: in particolare la industriosa Busto Arsizio, rinomata nel mondo per antica operosità e per un benessere che non è certo venuto meno, nonostante le difficoltà economiche del presente. Ed è verità a sua volta amara che a quest’uomo di neppure sessant’anni, che aveva perso il posto e non era più in grado di pagare le bollette del gas e della luce di casa, siano stati tolti, senza troppi indugi, entrambi gli allacciamenti per la fornitura.

Ora, all’incalzare dell’inevitabile, più che lecita pioggia di domande su pubbliche e private responsabilità, diventa difficoltoso, per chi è chiamato a farlo – sia dovere d’ufficio, sia personale coscienza – offrire una risposta adeguata. Certo risulterà sempre inspiegabile, e difficile da giustificare, come si possa, senza andare prima a vedere e toccare con mano le condizioni di una persona, consegnare chicchessia al buio e al gelo dell’inverno. Soprattutto quando quel qualcuno vive in appartamenti ALER e i servizi sociali sembrano sapere da tempo delle sue difficoltà.

Il filo di luce, al quale si era affidato come ultima risorsa di calore, gli è stato fatale, quella fiammella, ultimo conforto nelle ore del freddo notturno di febbraio, lo ha condannato alla drammatica fine. Ma, date le condizioni di reale difficoltà, é lecito chiedersi perché mai non sia stata seguita la vicenda come di dovere, e non uno – tra i familiari, i conoscenti, i servizi sociali – si sia fatto carico di marcare da vicino la situazione. E ancora: il pover’uomo era in grado di intendere, di accudire se stesso, o la difficoltà economica l’aveva costretto all’inedia, a un ripiegamento avvilente, a uno straniamento imposto dalla crudezza di un’invivibile, indecorosa quotidianità?

Qualcuno ha riferito che non apriva più la porta da tempo. E allora, dietro quella porta almeno una presenza amica avrebbe dovuto continuare ad esserci, insistere a bussare e sollevare quel velo di ritegno, di pudore o di ormai sopravvenuta indifferenza. Nessuno si è invece accorto della tragica china che stava inghiottendo la vita dell’uomo, nessuno ha cercato di intervenire per dare una mano, o per fermare l’implacabile legge che ha imposto, senza appello, il taglio dell’erogazione di gas e luce per inadempienza.

C’è chi a volte chiede e ottiene anche troppo, casa gratuita, stipendio sociale, pagamento delle bollette da parte dei servizi comunali, e via dicendo. E magari lavora di nascosto in nero, oppure finge inesistenti invalidità, scoperte dopo anni. E c’ė chi invece, pur avendo un reale bisogno, non riesce neppure a guadagnarsi l’attenzione di un sorriso, un gesto di solidarietà, la fiducia di una comunità che interceda e accordi il consenso, perché gli sia momentaneamente prestato quanto un giorno verrebbe restituito.

Forse da tempo l’uomo della candela aveva perso la speranza. Forse l’inadeguatezza del vivere lo aveva spinto all’angolo, e indietro, sempre più indietro, in una metamorfosi lontanante. Come un Gregor Samsa, inghiottito dal suo guscio di insetto dalla vista disturbante, ripiegato su di un destino che del pallottoliere della vita conosce solo conti, mai sconti.

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