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Ambiente

ROCCE E SABBIA IN TERRA STRANIERA

ARTURO BORTOLUZZI - 03/04/2015

inertiA proposito dell’accordo transfrontaliero per la gestione dei materiali inerti tra Regione Lombardia e Cantone Ticino, sottoscritto all’inizio del mese di marzo a Mezzana, s’è scritto all’assessore alla Tutela ambientale della Regione Lombardia per commentare con toni preoccupati quanto fatto.

Dai giornali locali ero stato informato che “L’accordo mira ad instaurare e a sviluppare la collaborazione transfrontaliera nell’ambito della gestione dei materiali inerti per l’edilizia dalla Lombardia verso il Ticino e del materiale di scavo non inquinato e dei rifiuti edili di origine minerale dal Ticino verso la Lombardia”.
Nell’accordo, le due parti si impegnano a “Promuovere gli scambi commerciali, nell’ambito della cooperazione transfrontaliera (…) per materiali inerti per l’edilizia (sabbia e ghiaia) dall’Italia verso il Ticino, e materiale di scavo non inquinato dal Ticino verso l’Italia. Consentire, per quanto di loro competenza, il transito di questi materiali da tutti i valichi di frontiera, anche ferroviari. Agevolare lo sdoganamento degli stessi materiali semplificando le procedure e l’adozione di processi amministrativi efficienti nei valichi di frontiera. Favorire il riutilizzo del materiale di scavo non inquinato (terra e rocce) e dei rifiuti edili di origine minerale prodotti in Ticino nell’ambito del ripristino delle cave dismesse o di altre operazioni di recupero di materia ubicate in Italia in prossimità della frontiera”.

Per raggiungere questi risultati verrà istituito un gruppo di concertazione che ha il compito di definire le procedure di gestione e di controllo, assicurare lo scambio di informazioni sul tema e la consultazione tra i membri. I contenuti dell’accordo, siglato con una sola regione italiana della Regio, si propone di estendere le regole – su richiesta – anche nella regione Piemonte, più precisamente nelle province di Novara e Verbano Cusio Ossola.

Ho fatto presente all’assessore come questa intesa lasci emergere una sua acquiescenza all’estremamente negativo, a nostro giudizio, stato di fatto attuale. Questo rappresenta una situazione che sta già consolidandosi: come hanno spiegato i funzionari italiani e svizzeri al lavoro, sono state oltre 174mila le tonnellate di materiale di scavo autorizzato “a passare la frontiera” nel 2014. Nel 2013 erano “solo” 26mila. In compenso è di quasi un milione di tonnellate di sabbia e ghiaia l’importazione dall’Italia alla Svizzera di materiale per la costruzione: è il 40% del fabbisogno dell’intero Cantone. Il materiale proviene prevalentemente dalla provincia di Varese: il 53 per cento, per la precisione. Da Como ne arriva, invece, il 43%. Una quantità che corrisponde a circa 60mila autocarri che, di solito, fanno il percorso di ritorno a vuoto. “Una delle questioni che vorremmo rendere più efficienti” hanno spiegato i tecnici.

Il territorio varesino è quello che maggiormente esporta il materiale proveniente dalle cave. Ho chiesto all’assessore di fermare, per favore, questo scempio in corso, permesso dai suoi predecessori e di stupire tutti applicando la Costituzione italiana. Non era una elegante astrazione intellettuale quella di discutere, quasi settant’anni fa, del paesaggio, dell’architettura e dell’arte, come un fatto pubblico. L’articolo 9 della Costituzione deve, infatti, ancora divenire una realtà in tutta Italia. Incominciamo in Lombardia: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

All’assessore, dunque, ho scritto che può raggiungere questo obiettivo. Sarebbe un’autentica rivoluzione. L’articolo 9 non nacque dal nulla. Il dopoguerra fu un momento fervido di riscatto e di comune visione di uomini e donne di diverse fedi e culture, dai liberali, ai socialisti, ai comunisti, ai democristiani. Ho chiesto all’assessore di rendere concreta la Costituzione e di non dare più alle associazioni ambientaliste motivo di esistere per favore.

Intanto, l’associazione Amici della Terra Varese, che rappresento, continuerà a manifestare la propria piena contrarietà a quanto è stato convenuto con l’accordo in commento. Si è avvallato un commercio assolutamente turpe: è possibile vendere a terzi le risorse naturali italiane. E più che vendere sarebbe corretto dire svendere. Neppure sono stati messi dei paletti ovvero dei modi a questo mercanteggiamento.

Che cosa abbiamo pattuito di ricevere in cambio delle nostre cave, ho domandato all’assessore? I giornali hanno risposto in maniera per me sbalorditiva: materiali inerti per riempire i buchi fatti nel nostro territorio con le cave e per altri scopi, non individuati.

Dobbiamo incominciare a far capire noi lombardi, ho scritto, come sia necessario non cavare e valorizzare la nostra natura e il nostro ambiente senza che vengano apportate ulteriori ferite. Di questo abbiamo bisogno.

Le esperienze, specialmente maturate nei paesi del nord Europa, insegnano che i materiali attualmente ottenuti in Italia attraverso le cave, possono essere prodotti con alta qualità, maggiore impiego di personale e con minori costi.

Posso immaginare (e spero) che la Regione Lombardia abbia voluto con l’accordo in commento trovare (maldestramente) un escamotage per risolvere il problema indotto dalle discariche di rifiuti inerti che il Cantone Ticino voleva ampliare o fare. E che così avrebbero anche potuto togliere luce a Cantello e a Bizzarone. Questo gioco ho fatto presente all’assessore (risorse naturali contro materiali inerti) mi sembra non avere assolutamente valso la candela. Neppure ho trovato nell’accordo – per quanto riassunto nei giornali – un riscontro testuale in questo senso.

Non si riesce a comprendere, ho fatto presente, perché la Regione non abbia chiesto un parere alle associazioni ambientaliste sul da farsi e perché non abbia neppure coinvolto gli abitanti del territorio sia comasco che varesino. Ho anche perplessità riguardo all’invito della Commissione antimafia di non fare depositare materiale nelle cave dismesse onde evitare motivi di pericolose infiltrazioni della criminalità organizzata.

Si conta che l’assessore voglia ora attuare quanto fatto presente e che voglia dare una risposta operativa, facendo anche in modo che il gruppo di concertazione che verrà insediato per poter vigilare riguardo l’accordo in oggetto abbia una folta presenza di rappresentanti degli enti locali e delle associazioni ambientalistiche. Speriamo che ciò avvenga.

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