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Attualità

VARESE, BELLA ADDORMENTATA

GIANFRANCO FABI - 22/05/2015

Arcisate-Stabio eterna incompiuta

Arcisate-Stabio eterna incompiuta

Sono un varesino del fine settimana. Ormai da vent’anni sono un pendolare settimanale, dopo aver fatto per quindici anni quello quotidiano. Dal venerdì alla domenica sera, salvo impegni e vacanze, torno ad essere un cittadino della città giardino (si chiama ancora così, vero?) in fuga da una metropoli che pure offre tante occasioni di lavoro e di svago.

Ma Varese è Varese, dove ho vissuto dall’età dell’asilo, dove ho fatto tutte le scuole e alcune mi piacevano così tanto che ho anche ripetuto un paio di volte gli anni.

Varese è Varese, con gli amici degli anni di scuola, con figli e nipoti (anch’essi divisi tra Varese e Milano), con l’aria più respirabile e i boschi veri, con la Chiesa della prima comunione e quella del matrimonio (primo ed unico), con quell’ordinato disordine delle cose e delle case.

Varese è una sicurezza, una garanzia. Nulla cambia e si possono tranquillamente conservare abitudini e modi di vivere. Non c’è il rischio della sorpresa: i problemi si trascinano per anni, le soluzioni occupano pagine e pagine di dibattiti, i nodi urbanistici rimangono tali per la gioia degli studenti che possono esercitarsi in tesi, tesine e ipotesi rivoluzionarie.

In effetti qualcosa è cambiato negli ultimi sessant’anni. Non ci sono più i bigliettai sugli autobus e la fontana di Piazza Monte Grappa ogni tanto funziona. Ma il falò della Motta brucia anche quando nevica, così come faceva nei primi anni del dopoguerra. Intanto sono cresciute le piante in Piazza Giovine Italia e qualche venditore di kebab ha fatto capolino tra i vecchi bar e le vetrine delle agenzie immobiliari.

È difficile trovare qualcosa di nuovo a Varese. Le stazioni sono sempre al loro posto anche se era razionale e moderna l’idea di unificarle. Le auto la domenica al Sacro Monte sono da inferno dantesco senza che si sia fatta avanti, tra i politici che potrebbero decidere, qualche idea coerente sulle soluzioni da adottare.

Non ci sono ormai da decenni più i camion telonati dei soldati che passavano dal viale Aguggiari per andare a fare le esercitazioni di tiro al monte Chiusarella sopra la Rasa: ma la caserma è rimasta immobile e puntellata anche se, di propria iniziativa, avrebbe voluto crollare.

La Varese delle fabbriche in qualche caso ha lasciato spazio ad abitazioni moderne o a nuovi giardini, in altri i capannoni rimasti vuoti sono rimasti come segno di un passato in cui a mezzogiorno suonavano le sirene per indicare il momento della mensa.

Sembra quasi che negli ultimi anni Varese sia rimasta una bella addormentata. La politica è stata costretta molto spesso ad adottare la tattica del rinvio, delle liste d’attesa, del meglio non fare oggi quello che si potrebbe fare domani. Certo, meglio non fare nulla che fare danni, ma governare vuol dire decidere nell’ottica degli interessi comuni e magari anche del bene comune.

Sembra si sia persa autorevolezza a livello regionale e nazionale: non ho mai sentito citare il Comune di Varese nell’infinita diatriba che continua a bloccare i lavori della nuova ferrovia che dovrebbe unire la città giardino a Mendrisio, un ferrovia chiamata da tutti Arcisate-Stabio come fosse un piccolo tratto locale e non un nuovo importante collegamento tra la Svizzera e la Malpensa. Una linea che potrebbe ridare centralità a Varese collegata in modo rapido ed efficiente non solo con Lugano, ma anche con quella città di Como che ha saputo giocare la carta del turismo con risultati molto apprezzabili (nonostante, anche qui, il cantiere indecoroso del lungolago).

La bella addormentata aspetta forse il suo principe azzurro. O verde. O rosso. O giallo. Che belli i colori della politica!

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