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Politica

IL BOBO PINTURICCHIO

MANIGLIO BOTTI - 26/06/2015

maroniChe fine ha fatto ül Boss, nel senso del capo di un movimento e anche del nome dialettizzato del senatür, di Umberto Bossi, l’uomo che – un po’ più di vent’anni fa – inventò la Lega? È ancora lì. Si barcamena. Vigile, ma offeso nel fisico e nella parola a causa di una malattia. Il suo discepolo e sostituto, Matteo Salvini, che ne sa una più del diavolo, se lo sta pappando, almeno da un punto di vista mediatico. L’allievo, ormai, ha di gran lunga superato il maestro. Come, nel campo dell’arte, Giotto con Cimabue o Michelangelo, che lasciata la bottega del Ghirlandaio, se ne volò via e sempre più in alto.

Delle diversità di azione politica tra i due, Bossi e Salvini, s’è già detto. A noi interessa introdurre un terzo personaggio che, spulciando tra i grandi dell’arte appena citati, secondo un’antica battuta rivolta a un suo prediletto campione, ma non campionissimo, l’Avvocato (Gianni Agnelli) avrebbe definito il Pinturicchio. Stiamo parlando di Bobo Maroni da Lozza. Conoscendolo (anche se non benissimo e, spesso, per interposta persona), ci sembra di poter dire che alcune sue recenti “sparate”, come quella di negare contributi e sostegni regionali a comuni che accogliessero profughi e/o clandestini o come quell’altra, banalissima e apparentemente intelligente, di dire che in Lombardia sarebbe importante la riscoperta dei Musei, ci sia la volontà di superare di slancio l’attuale segretario del suo partito/movimento, Salvini, a destra o a sinistra, vedete un po’ voi, e di acquisire una nuova visibilità leghista, più che la ferma convinzione di oppositore e scassapalle del governo.

Dopo le immagini che qualche anno fa lo immortalarono con la ramazza in mano, unica arma per “rottamare” alla Matteo (Renzi) i vertici del suo partito/movimento; dopo l’elezione al Pirellone (grazie anche a Forza Italia e, un po’ inspiegabilmente, ai ciellini), davanti all’avanzata a bordo di carri armati e ruspe di Guderian-Salvini, il Bobo non aveva scelta: o continuare nell’ordinarietà, non vistosa, della vita quotidiana di presidente della giunta regionale (non ci risulta ancora la validità, anche giuridica, del termine governatore, che non sia il “governo” di un carretto, anzi di un carroccio), oppure spararle ancora più grosse dell’altro Matteo (Salvini), magari anche con quell’aria un po’ svagata che l’ha sempre contraddistinto.

Il Bobo non sarà un gran politico alla Giolitti o alla De Gasperi, ma uno che sa fiutare l’aria e capire dove sta tirando il vento, questo sì. Uno che naturalmente deve anche pensare a un futuro di buon posizionamento e di relativa importanza politica. Sindaco di Varese? Forse no, è troppo presto e prima bisogna soddisfare gli impegni che si hanno. Ma non è mai detto, perché la politica italiana è sempre così fluida…

Riflettendoci su, nonostante le sparate di questi giorni – tutti colpi a salve, secondo il nostro modestissimo giudizio –, il Maroni deve anche mettere qualcosa di rassicurante e di “forte” tra sé e le pseudo, sospette amicizie con il collega Marantelli, compagno di vecchie battaglie, e anche con il capo del governo Matteo (Renzi), che un paio di mesi fa – pronubo proprio il Marantelli – si premurò di fargli da Roma gli auguri di compleanno.

Sessant’anni sono tanti e sono pochi, specie dopo gli sviluppi lavorativi dati come obbligo dalla legge Fornero. Impossibile, del resto, pensare che il Bobo voglia concludere la sua carriera soltanto come leader del Distretto 51, suonando alle feste di paese nel giro Gazzada – Castiglione – Azzate – Buguggiate – Lozza.

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