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Politica

TRA LEVIATANO E BEHEMOTH

CAMILLO MASSIMO FIORI - 10/07/2015

leviatanoLa crisi attuale non è di tipo congiunturale, è una crisi profonda di trasformazione culturale, sociale ed economica che affonda le sue radici nel passato; per comprenderla occorre risalire alle sue cause, alla fine della modernità e al doloroso passaggio attraverso un periodo di assestamento che viene definito come “post-modernità”.

Nel XVII secolo, il filosofo Thomas Hobbes interpretò la generale aspirazione delle popolazioni di vivere in un mondo governato e di uscire dal caos, dal disordine e dalla corruzione inventando la forte metafora del “Leviatano”.

Il “Leviatano” è una mostruosa entità biologica tratta dalla tradizione biblica il cui corpo è formato da un insieme di esseri umani e rappresenta l’esigenza epocale di ritrovare un’unità perduta, un equilibrio piegato alle necessità dell’uomo di unificare le forze e di sottoporle a leggi che permettano la costruzione di un consorzio civile.

Tale metafora rappresenta la prospettiva dello Stato moderno, un insieme fatto da una moltitudine di uomini il cui compito è quello di unificare le funzioni vitali della società con cui ciascuno fa il proprio dovere sotto la guida di una volontà superiore – il sovrano o il governo – che sta al di sopra degli altri: l’Uno che provvede a tutti e che, come contropartita, si aspetta l’adesione di tutti e la collaborazione per il suo sostentamento.

Lo Stato tuttavia presuppone la delega al potere collettivo attraverso il meccanismo della rappresentanza, cioè la “democrazia rappresentativa”. È proprio il concetto di delega che viene attualmente contestato sia nei confronti degli organismi istituzionali che verso i partiti politici, e tuttavia è stato soltanto attraverso il meccanismo della delega che la democrazia ha potuto diventare universale.

Il “Leviatano” implica il principio di repressione dell’autonomia individuale in cambio della concessione della libertà economica. Gli Stati industrializzati dell’Ottocento attuarono un’azione di recupero delle categorie emarginate, non in nome della dignità umana, ma per una precisa finalità sociale: quella di disporre di una abbondante massa di lavoratori che svolgono obbligatoriamente una attività lavorativa coatta e a buon mercato.

Lo Stato diviene il grande apparato regolatore delle nazioni moderne in grado di mantenere il contatto sulle popolazioni disperse e prive di identità che uscivano dal feudalesimo. Lo Stato moderno nasce da un “contratto” tra il popolo e il sovrano attraverso cui il popolo si sottomette al potere unificante del primo. Il popolo rinuncia a una parte della sua autonomia e alle sue prerogative di libertà in cambio della protezione concessagli dallo Stato.

In questo contesto nascono i concetti di politica, cultura e tradizioni comuni; si afferma il principio del legame con il territorio, dove insiste la proprietà privata, e si rafforza quello della famiglia. In cambio della certezza del diritto, della sicurezza e dell’ordine, della libertà di fare gli affari, lo Stato pone però l’obbligo di pagare le tasse e di esercitare il controllo sociale.

Lo Stato moderno porta con sé l’ambiguità con cui è sorto come un ente sostanzialmente anti- democratico: la libertà individuale è bilanciata e condizionata dal potere di repressione del sovrano o del governo; ciò è all’origine dei fenomeni di contestazione che caratterizzano il nostro tempo.

L’accelerazione della evoluzione sociale ha portato, negli ultimi decenni, alla prevalenza del “pensiero unico”, attuato attraverso il potere ipnotico della televisione e degli altri mass-media,

che ha esercitato una influenza autoritaria e persistente e ha provocato la massificazione e l’omologazione delle coscienze. All’oppressione di uno Stato invadente si sostituisce un’altra forma di condizionamento non meno invasiva.

Oggi il meccanismo della delega viene rifiutato: tutti i “delegati” sono di per sé Stato, i partiti sono anch’essi posti in discussione perché non sono l’espressione genuina del popolo; la distinzione ideologica che li caratterizzava è stata cancellata dalla storia; alla differenziazione tra “destra” e “sinistra” si è venuta sostituendo quella tra l’ “alto” e il “basso”, tra gli inclusi e gli esclusi, tra gli “in” e gli “out”.

Le illusioni sono cadute, le idee che un tempo erano considerate verità sono state abbandonate, le aspettative sono state ridimensionate; i giovani armati di una fiducia che i loro genitori non avevano mai avuto stanno ripensando criticamente se, in nome della libertà, tutto deve essere dimenticato e perdonato.

Non sono più richiesti apparati polizieschi per far rispettare le leggi, non servono impiegati che seguano le regole: l’individualità sostituisce l’ordine e la personalizzazione indica la via aperta alle opportunità; tutte le opinioni hanno corso corrente ma tutte sono relative e intercambiabili, il pluralismo delle opinioni corrisponde anche al relativismo delle scelte.

Si fa strada però l’incertezza verso un futuro che non presenta più riferimenti certi; un mondo nel quale avevamo riposto le nostre speranza sta scomparendo.

Più che la metafora del “Leviatano” lo Stato attuale, per il caos che lo caratterizza, assomiglia invece ad un’altra figura mitica, tratta anch’essa dalla Bibbia, quella di “Behemont” che rappresenta la forza dell’anarchia, della rivolta, della lotta fratricida che sono presenti nella natura degli esseri umani.

Il “Leviatano” diventa così l’unica difesa contro il regno, necessariamente effimero perché autodistruttivo, di “Behemont”; la ragion d’essere del “Leviatano” è la soppressione dell’individualità sostenuta da “Behemonth”.

Fuor di metafora, possiamo dire che il corpo politico è sempre esposto alla minaccia di essere distrutto dalla mancanza di coesione e dalla forza dell’individualismo e, d’altro canto, che il sovrano non è investito di un diritto superiore bensì deve rispettare la volontà del popolo. Affinché rappresenti la volontà della nazione è necessario il consenso della maggioranza della popolazione.

Lo Stato moderno si trova in una lenta ma irreversibile crisi, ma non sappiamo ancora con che cosa verrà sostituito.

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