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Attualità

FRANCESCO/1 MERCATO, GIUSTIZIA, SOLIDARIETÀ

GIANFRANCO FABI - 17/07/2015

papaSono parole ingombranti, imbarazzanti, sicuramente anche provocatorie, quelle che Papa Francesco ha pronunciato nel suo viaggio la scorsa settimana in America Latina. Parole, come le stesso ha precisato, che traevano spunto dalla situazione particolare di quell’area e di questi paesi, ma che erano e restano indirizzate a tutti per una riflessione profonda sull’economia e sulla società.

In coerente linea con l’ultima enciclica “Laudato sì” il messaggio rivolto ai movimenti popolari nel grande incontro del 9 luglio in Bolivia ha infatti rappresentato insieme un’analisi approfondita dei problemi attuali e un drastico appello per almeno cominciare ad affrontare questi problemi. “Prima di tutto iniziamo riconoscendo che abbiamo bisogno di un cambiamento. Ci tengo a precisare – ha sottolineato il Papa – affinché non ci sia fraintendimento, che parlo dei problemi comuni a tutti i latino-americani e, in generale, a tutta l’umanità. Problemi che hanno una matrice globale e che oggi nessuno Stato è in grado di risolvere da solo”.

La realtà parla di grandi drammi umani: tanti contadini senza terra, molte famiglie senza casa, molti lavoratori senza diritti, molte persone ferite nella loro dignità. E poi le guerre, la violenza, il terrorismo e ancora le minacce all’ambiente, lo spreco delle risorse naturali, l’ingiusta distribuzione delle ricchezze. E come ormai ci ha abituato nei suoi interventi il Papa non ha avuto timore di sovrapporre continuamente i piani delle esigenze globali, dell’impegno necessario dei paesi e delle autorità politiche, con i piani delle responsabilità personali, della sensibilità di ciascuno di noi, impegnati ognuno nel proprio posto e secondo le proprie possibilità.

Al primo posto c’è allora una prospettiva di metodo. “Esercitare il mandato dell’amore non partendo da idee o concetti, bensì partendo dal genuino incontro tra persone, perché – ha sottolineato il Papa – abbiamo bisogno di instaurare questa cultura dell’incontro, perché non si amano né i concetti né le idee, nessuno ama un concetto, un’idea, si amano le persone. Il darsi, l’autentico darsi viene dall’amare uomini e donne, bambini e anziani e le comunità: volti, volti e nomi che riempiono il cuore. Da quei semi di speranza piantati pazientemente nelle periferie dimenticate del pianeta, da quei germogli di tenerezza che lottano per sopravvivere nel buio dell’esclusione, cresceranno alberi grandi, sorgeranno boschi fitti di speranza per ossigenare questo mondo”.

C’è una distanza abissale tra queste parole e gli schemi delle ideologie e dei sistemi con cui siamo abituati a pensare. I “germogli di tenerezza” sono un richiamo profondamente umano, sono l’esatto contrario della pretesa di risolvere a tavolino con le pur necessarie politiche economiche e monetarie il dramma dei singoli e le situazioni di ingiustizia.

Ma, attenzione, la ricetta è quella semplice e rivoluzionaria del Vangelo. Papa Francesco non cade nella trappola delle teorie economiche o delle ideologie sociali, non ha un teorema da contrapporre ai modelli economici di oggi. E lo dice chiaramente in uno dei punti più importanti del suo discorso quando afferma: “Non aspettatevi da questo Papa una ricetta. Né il Papa né la Chiesa hanno il monopolio della interpretazione della realtà sociale né la proposta di soluzioni ai problemi contemporanei. Oserei dire che non esiste una ricetta. La storia la costruiscono le generazioni che si succedono nel quadro di popoli che camminano cercando la propria strada e rispettando i valori che Dio ha posto nel cuore”.

La Chiesa non si schiera, né può schierarsi per il capitalismo o il comunismo, come qualche commentatore ha cercato forzatamente di interpretare. La Chiesa non può che essere a fianco di ogni persona segnalando le esigenze di cambiamento, sollecitando interventi anche drastici a favore dei poveri, chiedendo uno sviluppo consapevole e rispettoso dei propri fratelli. Perché se è vero che se c’è “un’economia che uccide” c’è anche “un’economia al servizio dei popoli” e non ci sono leggi del mercato che possano fermare lo spirito di giustizia e solidarietà.

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