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Opinioni

SINDACO/2 CHE SIA SVINCOLATO DAI PARTITI

LIVIO GHIRINGHELLI - 20/11/2015

giocodisquadraLa stasi amministrativa, che si è andata via via accentuando a Varese nell’ultimo ventennio, esige indubbiamente interventi solleciti di rilievo, da concepire entro un quadro di programmazione realistico e insieme d’alto profilo, accompagnato da una gradualità operosa e ispirato al recupero di quel generoso impegno e di quella oculata discrezione, che hanno sempre caratterizzato la tradizione della nostra città. Corrisponderebbe alle mode del momento, alle facili illusioni della popolarità, della demagogia, il profilo di un Sindaco taumaturgo, dotato di un carisma non comune, capace di trascinare nella sua azione pur solitaria ed elitaria tutti i più vari strati della società al raggiungimento di un bene comune sinora dimenticato o trascurato per ragioni di parte e un coacervo di interessi disgregatori: la sua solitudine prometeica ne farebbe un salvatore senza remore di compromessi o condizionamenti al ribasso, professionalmente agguerrito e socialmente aperto, illuminato sempre nelle decisioni in una dimensione pressoché universale, dotato di un’esperienza maturata in lunghi anni di battaglie.

Ma è di tutta evidenza alla luce dei tempi, di fronte alle varie cadute di stile, efficienza ed efficacia nell’azione occorse in circostanze recenti, in considerazione dell’enorme complessità dei problemi da affrontare città per città, che è ben più importante ci si affidi a un Sindaco più che altro catalizzatore di energie, dotato di un accentuato spirito di squadra, aperto ai suggerimenti e alle aspettative della cittadinanza per trecentosessanta gradi, non chiuso nelle logiche autoreferenziali di partito o addirittura di correnti dello stesso. Varese deve recuperare la felice condizione di un tempo sul piano dell’innovazione, del ritrovamento della vocazione turistica, dell’attenzione al territorio e alla qualità dell’ambiente, così come deve potenziare la vocazione alla cultura, privilegiando la prospettiva di un sistema universitario non standardizzato con opportuni, non faraonici, poli di ricerca e la disponibilità più ampia dal punto di vista ricettivo ad accogliere moltitudini di studenti da avviare con sicure garanzie al mondo delle professioni e del lavoro.

Molte sono le opportunità già offerte: una serie di monumenti e di opere d’arte di pregio da valorizzare in rete, un insieme di iniziative culturali in corso però da correlare e riferire a vocazioni non effimere, un’attitudine all’imprenditorialità non mortificata dalla crisi tuttora in corso, un terziario d’ultima generazione tutto da sviluppare, un aeroporto come quello della Malpensa che può allargare il nostro sguardo sul mondo. Tutti da incrementare i rapporti con la vicina Svizzera. Altro settore da non sviluppare soltanto nella prospettiva dei grandi magazzini è quello del commercio (troppi i piccoli e anche medi esercizi che chiudono a scapito della qualità dell’offerta e delle esigenze sociali). Quanto è lo spazio da recuperare rispetto alla politica devastante della cementificazione disordinata e alla mediocrità delle soluzioni architettoniche ! C’è tutta una politica della mobilità e delle infrastrutture viarie da ridefinire, per evitare difficoltà d’accesso, congestioni del traffico, ammorbamento dell’aria. Non si può abbondare con i parcheggi in centro. Non sacrificando le individualità comunali dei centri viciniori e le particolari esigenze di ognuno, quante opportunità nella messa in rete dei servizi in una armoniosa convivenza!

Tra gli assurdi cui porre rimedio c’è sempre il progetto di un parcheggio alla prima Cappella del Sacro Monte (area tutta da riguadagnare al “turismo religioso” e alla conservazione dell’esistente), quello di un parcheggio sottostante a Villa Augusta e ancor più quello centrale di via Sempione. Come condividere poi l’idea d’erigere un condominio prospiciente Piazza Repubblica (la seconda per importanza della città e all’ingresso della stessa) sulla collina del S. Ambrogio e in ispregio di una convenzione tuttora valida sulla destinazione dell’area), proprio a danno di una qualificazione architettonica di ben altro pregio? Ma è tutto il PGT che va ripensato. Perché decentrare la sede principale dell’Università a Bizzozero?

Sono da adeguare gli impianti sportivi esistenti alle nuove necessità collegando sempre più la loro funzionalità alle richieste di un pubblico giustamente esigente ed entusiasta, che rimpiange di continuo gli antichi fasti. Così pure va ristrutturato l’assetto dei servizi e degli assessorati per una migliore velocità delle procedure e un soddisfacimento meno faticoso delle richieste. A quando un Museo della città, da aprirsi negli spazi di Villa Baragiola a Masnago, destinato al risveglio della memoria popolare, a ravvivare la consapevolezza della nostra storia?

Lungo sarebbe l’elenco delle questioni inveterate da affrontare (tra cui il sistema scolastico). L’importante è che venga con avvedutezza definito un programma d’autentico progresso, da non tradire per strada, non ispirato a corriva demagogia, su cui ogni partito e soprattutto coalizione concordi senza riserve e gelosie. L’interpretazione non lasci spazio né a spericolatezze, né a cedimenti irresponsabili. Sono in gioco le macchine di partito (insoddisfacenti ormai la loro organizzazione e capacità di elaborazione dei dati), col pericolo di reiterazione dei vecchi giochi di spartizione e soddisfacimento dei soli interessi personali. La gratificazione non deve andare a scapito della funzionalità e delle necessarie competenze. Il giovanilismo imperante presenta tutte le deficienze della preparazione sommaria e dell’apprendistato giocato in termini di carriere fasulle a spese della comunità.

Chi ha maturato esperienza non si chiuda però nella celebrazione del passato e nell’autoglorificazione: il reale ci sorpassa sempre e chiede vigilanza, l’occhio rivolto al futuro e all’autocritica.

E non si trascuri, nella rivendicazione dell’autonomia, il responsabile collegamento con quelli che sono gli orientamenti della politica nazionale e di un’economia che non può mai essere autarchica.

Le primarie del centro-sinistra hanno già ravvivato il dibattito e la partecipazione popolare (trionfo di un’autentica democrazia). Si attendono i pronunciamenti sull’altro versante. Va dato nuovo vigore al civismo, con la chiara coscienza che le tante associazioni di volontariato sono già la garanzia di una Varese solidale e aperta.

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