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Opinioni

IL COLOSSALE EQUIVOCO

LIVIO GHIRINGHELLI - 26/02/2016

Lo sterminio di Debrà Libanos

Lo sterminio di Debrà Libanos

La Chiesa cattolica in Italia, ben più di quella universale, ha da piangere tra i suoi peccati il pronunciamento di adesione all’avventura coloniale fascista, giustificata in nome della Bibbia, secondo un falso spirito missionario. Il 26 febbraio 1937 l’arcivescovo di Milano, cardinale Schüster, esaltava “il duplice vantaggio della civiltà imperiale e della fede cattolica nella comune cittadinanza spirituale di quella Roma onde Cristo è romano”. Ma l’Etiopia era già cristiana fin dal quarto secolo, dall’epoca della conversione operata nel 356 dal vescovo Frumenzio, con liturgia ereditata dal Patriarcato di Alessandria (fondatore l’apostolo san Marco nel primo secolo d.C.). I copti (lingua discendente dall’egiziano antico ) si proclamavano miafisiti, pronunciandosi sulla scorta di san Cirillo per un’unica natura del Verbo incarnato, persona senza mescolanza né confusione né separazione, con anatema verso la dottrina di Nestorio e di Eutiche.

L’aggressione colonialistica imperialistica italiana (inizio 3 ottobre 1935 sino al 9 maggio 1936) era motivata dall’esigenza di un posto al sole. La retorica cattolico-imperiale non era certo voluta da Pio XI, che la qualificava come qualcosa di indicibilmente orribile (vedasi il discorso alle infermiere cattoliche del 27 agosto 1935), ispirandosi al Salmo 68: dissipa gentes quae bella volunt. Ma dopo i rapporti di convergenza, sovrapposizione e confusione intercorrenti tra Chiesa e Stato si era determinato un clima di entusiasmo tra il basso e medio clero (con forte tasso di ignoranza delle vicende storiche), per cui monsignor Tardini operò una certa manipolazione del messaggio di fondo del Papa, concedendo un tacito avallo all’impresa.

Si poté assistere a episodi che caratterizzavano un clero tumultuoso, esaltato, guerrafondaio. Brutalità di ogni sorta si succedettero nella conquista con De Bono, Badoglio e Graziani: gas asfissianti e vescicanti (iprite), rappresaglie indiscriminate sui civili, razzismo, deportazioni e utilizzo di campi di concentramento. Con Rodolfo Graziani soprattutto si ebbero incendi di chiese e il massacro di tutto il clero copto di Debrà Libanos (297monaci e 23 laici, più diaconi e pellegrini saliti al monastero per la festa liturgica). In realtà si annoverarono vittime tra 1000 e 1600 fedeli.

Alla memoria, in base alla documentazione via via prodotta, il compito di restituire la verità.

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