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Cultura

BACHELET TRA VANGELO E COSTITUZIONE

LIVIO GHIRINGHELLI - 11/03/2016

BacheletIl 12 febbraio 1980, appena uscito dall’aula in cui teneva lezioni di diritto amministrativo a La Sapienza di Roma, individuato come facile bersaglio dalle Brigate rosse (da Anna Laura Braghetti e Bruno Seghetti) perché privo di scorta, Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura eletto in qualità di membro laico, fedele servitore del Vangelo e della Costituzione, cadeva vilmente assassinato.

Era sostenitore di un nuovo spirito di apertura del laicato cattolico con un progressivo distacco dall’impegno politico diretto e un’accentuazione religiosa a sottolineare il principio di responsabilità nell’animare cristianamente le realtà temporali oltre qualunque visione di società confessionale o semiconfessionale. Bisognava portare l’Azione cattolica al largo, in mare aperto, considerando le novità della storia, alla luce del Concilio, quali opportunità e non pericoli e la politica come servizio alla cittadinanza secondo un esercizio vincolato alla morale, arte comunque del bene reale e possibile.

Nato a Roma il 20 febbraio 1926 da padre ufficiale del Genio, iscritto giovanissimo all’Azione cattolica, si matura al liceo classico Tasso; diventa membro della Fuci e condirettore della rivista “Ricerca”. Nel 1947 si laurea brillantemente in giurisprudenza con una tesi di diritto del lavoro, nel 1957 diviene libero docente nell’ambito del diritto amministrativo e istituzioni di diritto pubblico. Risulta via via ordinario di diritto pubblico ed economia negli atenei di Pavia, Trieste e Roma. Condirettore di Civitas (la rivista che registra via via l’apporto di Meda, Gonella e Taviani), si assume il compito di chiudere per l’Azione Cattolica l’epoca delle supplenze politiche. Vicepresidente dell’Azione cattolica in quanto nominato da Giovanni XXIII, Paolo VI lo nomina presidente (rimarrà al vertice per tre mandati sino al 1973). È convinto che nessuna formula magica possa adeguare programmi, metodi, strutture (1966).

Nel 1969 porta all’approvazione lo statuto dell’Azione cattolica (alla scelta religiosa pronunciata dallo statuto l’Azione cattolica rimarrà sempre vincolata). Gli iscritti scendono da tre milioni a ottocentomila. È vicepresidente della Commissione pontificia per la famiglia, componente della Commissione Iustitia et Pax, dal 1976 consigliere comunale a Roma. Fondamentale il contributo da lui offerto come giurista quello di portare gli istituti vecchi e nuovi a uno stato accettabile di coerenza con la Costituzione.

Queste le parole testamento profetico pronunciate dal figlio Giovanni nella Chiesa di San Roberto Bellarmino in occasione dei solenni funerali: Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà, perché, senza nulla togliere alla giustizia, che deve sempre trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri.

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