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In Confidenza

GLI “ARALDI DEL VANGELO”

Don ERMINIO VILLA - 15/04/2016

La comunità di Bose alla pieve di Cellole, in Toscana

La comunità di Bose alla pieve di Cellole, in Toscana

Oltre ai “nuovi movimenti ecclesiali” – che fanno molto parlare di sé – un altro fenomeno di notevole importanza si è verificato negli ultimi anni. Sono le numerose “comunità nuove” che si vanno diffondendo in tutta Europa e anche oltre. Quasi nuovi “araldi del Vangelo”, queste comunità partecipano al rinnovamento spirituale dei nostri tempi, ognuna con la sua specificità. È un vero e proprio “segno dei tempi”, frutto della creatività dello Spirito e della libertà coraggiosa di credenti generosi.

Basterebbe citare alcuni nomi per far capire l’importanza del fenomeno: oltre a Taizé, ormai simbolo universalmente riconosciuto da tutti, si pensi – tanto per stare in Italia – a Bose (VC), a Rossano Calabro (CS), alla Comunità di Capodarco, alla Tenda del Magnificat a Perugia, ai gruppi dei Memores Domini, alla Casa del Giovane a Pavia, al gruppo Seguimi di Roma, alle Sorelle di Maria di Collepino, eccetera. Senza dire delle “piccole comunità” sia di servizio che di preghiera (e perfino di “eremitismo”) originate dagli istituti e ordini religiosi classici.

Anche qui si tratta di esperienze molto vivaci e interessanti, spesso defilate e senza clamore, ma autenticamente evangeliche e localmente ben incarnate. È facile capire che si tratta di un fenomeno molto complesso, che ancora non è stato studiato adeguatamente, ma che statisticamente coinvolge moltissime persone. La fisionomia specifica varia molto, secondo i contesti e le culture. La “novità” consiste nella volontà di apportare “qualcosa di nuovo” nella vita della Chiesa e nella sua presenza nella storia.

Molte di queste comunità si preoccupano di un “ritorno alle fonti” più classiche e genuine. Le grandi tradizioni spirituali – carmelitana, benedettina, francescana – ispirano molte di queste esperienze; ed anche i grandi valori tradizionali – come digiuno, lavoro manuale, solitudine, austerità – vi sono coltivati con cura.

Ma al tempo stesso questi gruppi vogliono dialogare con le “sfide più moderne” che tormentano i credenti o rendono problematica la funzione missionaria o salvifica della Chiesa fra i contemporanei.

C’è una grande diversità nei generi di vita. Ci sono le forme monastiche eremitiche e quelle a carattere più classico di preghiera e studio nel contesto della nuova situazione ecclesiale; ci sono comunità dedicate all’assistenza e al recupero di determinate categorie sociali “emarginate” e gruppi di forte impegno ecumenico o missionario; vi sono comunità che non intendono allargarsi e moltiplicarsi, e altre che invece amano diffondersi…

Quasi sempre si tratta di “comunità” o “fraternità” che vogliono superare le forme “standardizzate” di vita “consacrata” classica che si esprimevano in separazione, abito, autarchia economica, clausure, diffidenze, eccetera. Per cui si sceglie di percorrere la via della condivisione evangelica radicale fra persone di ambo i sessi, consacrate o sposate (anche con i bambini), perfino con molteplici radici confessionali.

Il lavoro, i luoghi di abitazione, lo stile di preghiera, i progetti, le responsabilità tengono conto delle nuove condizioni sociali, anzi si tentano nuove “forme” creative di inserimento nella società. Queste “nuove partenze” si basano sulla scelta di un modo di vivere che non si allontani dallo statuto comune della gente.

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