Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Ambiente

IL “PIANTONE” RESISTERÀ

DANIELE ZANZI - 03/02/2012

Nell’ultimo mese di gennaio, in modo frettoloso e inopinato, l’Amministrazione comunale ha sollevato allarmismi e dubbi sullo stato di salute del “piantone”, lo storico cedro radicato in Via Veratti. Un’emissione di sostanze resinose alla base del tronco (per altro presente da alcuni anni) e un certa trasparenza della chioma (per altro comune di questi tempi a tanti altri cedri, complice la siccità invernale) hanno fatto gridare le Cassandre all’imminente fine dell’albero. Sarebbe stato ben più saggio e prudente, se proprio esisteva il sospetto di una compromissione della storica pianta, eseguire prima gli studi e gli approfondimenti necessari e poi eventualmente coinvolgere i mass media e la cittadinanza. E invece no! Task forces preventive in azione, TG3, perfino Striscia la Notizia, quotidiani e siti web locali; di tutto e di più, scatenando un allarmismo sinceramente fuori luogo ed esagerato. Di conseguenza tutti a domandarmi, ad interessarsi, a intervistarmi, a fermarmi per strada per chiedere notizie e rassicurazioni. Questo interessamento, quasi commovente, mi ha dato la riprova di quanto i varesini amino e vogliano bene al loro piantone, autentico simbolo della Città Giardino.

Gli alberi rappresentano, l’ho scritto e detto ormai fino allo sfinimento, la caratteristica principale del paesaggio varesino e sono una nota familiare alla nostra vita quotidiana, una costante, immutabile e silenziosa presenza cui il nostro occhio finisce per abituarsi.

Un determinato albero entra nella memoria storica di intere generazioni… tanto che tutti si ricordano di averlo visto sempre lì, uguale, con le stesse dimensioni, gli stessi colori e la sua età sembra perdersi nella notte dei tempi. L’albero finisce per entrare a far parte della toponomastica cittadina, assume la veste di Nume tutelare della vita cittadina, statico custode della storia e degli eventi locali. A tutti i varesini è particolarmente noto e caro questo cedro, radicato sull’angolo di Via Veratti con Via Del Cairo, in pieno e trafficato centro cittadino; anzi se ai varesini fosse chiesto di scegliere l’esemplare più rappresentativo, il simbolo della loro città verde, la scelta cadrebbe sicuramente su questa vetusta e annosa conifera, da sempre classificata come Cedrus libani A. Rich., ovverossia un Cedro del Libano. Più precisamente, i recenti criteri tassonomici fanno ascrivere l’esemplare alla specie Cedrus libani subspecie atlantica. Ma questa è una curiosità solo per gli addetti ai lavori e per i botanici; per tutti i varesini l’albero è “il piantone”, affettuoso accrescitivo che ne evidenzia ciò che più colpisce l’occhio del comune cittadino, digiuno di nozioni botaniche e tassonomiche, e cioè le tozze, ma possenti dimensioni. Il cedro ha un’altezza di ventiquattro metri, il diametro alla base del fusto monocormico è di centosessantadue centimetri, la chioma ha una superficie stimata di trecentotredici metri quadri, la forma è armonica e bellissima: un albero inconfondibile con un pregio ornamentale e storico unico.

Il piantone è conosciuto proprio da tutti: se un turista dovesse chiedere informazioni l’albero entrerebbe sicuramente nelle indicazioni; “ci vediamo al piantone” oppure “ ti vengo a prendere al piantone” sono frasi che tutti i varesini hanno pronunciato. Il piantone è da sempre punto di riferimento per gli appuntamenti dei cittadini; lì si incontrano i giovani alla sera o al mattino per andare insieme a scuola; lì si danno appuntamento i fidanzatini; lì i padri o le madri – lo abbiamo fatto e lo faremo tutti – a mezzanotte del sabato aspettano impazienti in auto i figli per riportarli a casa contribuendo non poco a intasare la già trafficata Via Veratti. Insomma il piantone è l’albero per antonomasia di Varese, quello più citato, riprodotto, fotografato ed amato. Ma che ci fa questo colosso nel bel mezzo di un incrocio cittadino, abbarbicato sul culmine di un piccolo rialzo artificiale, quasi incastrato tra marciapiedi e asfalto? Molti se lo chiedono, preoccupati anche per la sua sopravvivenza e stabilità. Il piantone rappresenta l’ultimo ricordo di un preesistente giardino storico varesino, appartenuto alla famiglia bosina Adamoli. Fino ai primi decenni del XX secolo Via Veratti, che seguiva il corso del torrente Vellone, allora a cielo aperto, aveva dimensioni ben più ridotte delle attuali; si presentava come una sequenza ininterrotta di ville e giardini padronali, oggi del tutto scomparsi in seguito allo sventramento del centro storico per creare Piazza Monte Grappa e per allargare la vicina Via Veratti. Il piantone fu messo a dimora intorno al 1870 presumibilmente da Giulio Adamoli, ardente patriota, ex garibaldino, al margine occidentale del proprio giardino che si estendeva per circa 1000 mq.. Pochi metri al disotto scorre il Vellone e forse l’abbondanza di acqua è la ragione che ne ha permesso e ne permette uno sviluppo così vigoroso e possente. Il cedro è dunque l’ultima vestigia di un verde passeggio quale era Via Veratti, un ricordo di ciò che fu e che non abbiamo saputo conservare e tramandare; ma è anche una testimonianza vivente di come la Natura possa adattarsi – e bene – alle più difficili condizioni ambientali. Forse è anche per questo che i varesini tanto lo amano: in fondo ci sembra impossibile che possa vivere lì, così massiccio e vigoroso, immutabile testimone non solo della nostra storia e vita quotidiana, ma anche della forza e della possenza della Natura.

Ora si lanciano proclami allarmistici paventandone la fine e promettendo che si farà di tutto per curarlo e preservarlo. Una piccola e saggia considerazione: se un ottantenne fosse portato ad una visita medica sicuramente qualche piccola magagna, come minimo, la si troverebbe; lo stesso per il nostro piantone, albero di un secolo e mezzo di vita e di storia. Impossibile non trovare qualcosa di alterato. È normale; è il contrario che sarebbe fuori luogo. Sicuramente il nostro piantone ha al suo interno legno alterato – tutte le piante di questa età ne hanno – e sicuramente non ha più la vitalità di un tempo; in compenso continua a crescere, è ben ancorato, con un possente apparato radicale e continua a produrre ottimo legno di sostegno.

Vediamo e pensiamo positivo, anziché sollevare prematuri polveroni; il nostro piantone ci ringrazierà!

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login