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Opinioni

OTTO PER MILLE DA RIVEDERE

LIVIO GHIRINGHELLI - 07/07/2016

8x1000A seguito della revisione del Concordato, firmata nel 1984 da Bettino Craxi, presidente del Consiglio, e Agostino Casaroli, segretario di Stato del Vaticano, è stata prevista la revisione del flusso di finanziamenti indirizzati al momento alla sola religione cattolica: assegno di congrua a vescovi, parroci e canonici e contributi per l’edilizia di culto. Una commissione bilaterale, guidata da monsignor Attilio Nicora, poi cardinale e dal giurista Francesco Margiotta Broglio, ha messo a punto un sistema, ratificato nel 1985, che aboliva i finanziamenti diretti, ormai anacronistici e si fondava sulle libere offerte dei fedeli, deducibili dalle tasse fino a due milioni di lire e una quota fissa pari allo 0,8 per mille dell’imponibile Irpef complessivo, da destinare alle religioni, in proporzione alle scelte dei cittadini e in alternativa allo Stato: inizialmente si trattava della religione cattolica, con estensibilità a quante altre firmassero intese (le attuali l’hanno fatto nel numero di dieci).

Si finanziano ora la Chiesa cattolica, le Assemblee di Dio, le Chiese avventiste, la Tavola valdese, la Chiesa evangelica luterana, le Comunità ebraiche, l’Unione evangelica battista, la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, la Chiesa apostolica, l’Unione buddhista e l’Unione induista.

 In termini di utilizzazione dei proventi la Cei destina il 40,5 % a esigenze di culto e per la pastorale (progetti delle Diocesi, nuova edilizia, tutela dei beni culturali, catechesi, tribunali ecclesiastici, formazione ecc.), il 32,8 % per il sostentamento del clero e infine il 26,6 % per la carità (in sede diocesana, per interventi nel Terzo Mondo ed emergenze nazionali). Allo stesso criterio si attengono i luterani e gli ortodossi. L’otto per mille non è invece usato per finalità di culto e per il sostentamento dei pastori da altre confessioni cristiane e dall’Unione delle comunità ebraiche.

La Tavola valdese, che è la terza opzione più gradita ai cittadini (604.000 sottoscrizioni di fronte ai 30.000 fedeli ) esclude dal beneficio i ministri di culto per motivi di libertà e di indipendenza, finanzia invece oltre mille progetti caritativi in Italia e all’estero, non tutti legati alla confessione.

 La Corte dei Conti con una relazione di oltre cento pagine (novembre 2014) e con un ulteriore aggiornamento di fine 2015 critica fortemente il sistema e in primis lo Stato per lo scarso interesse dimostrato verso la quota di propria competenza. Effettivamente i Governi che si sono via via succeduti hanno distratto i fondi di competenza per tappare buchi di bilancio, non per combattere fame nel mondo, calamità naturali, fornire assistenza ai rifugiati, conservazione dei beni culturali e messa in sicurezza nelle scuole. Nessuna pubblicizzazione della destinazione secondo una condotta contraria ai principi di lealtà e buona fede.

La Corte dei Conti denuncia altresì l’assenza di controlli sulla gestione dei fondi e il rischio di discriminazione nei confronti di confessioni non firmatarie di accordi (Islam e la gran parte delle Chiese ortodosse).

L’invariabilità dell’aliquota all’otto per mille ha fatto crescere la cifra complessiva dagli iniziali 209 milioni di euro (1990) all’attuale miliardo e duecento milioni, notevole e costante incremento pur in anni di crisi. La scelta è espressa dal 45,8% dei contribuenti italiani (l’80,2 % nel 2012 è andato alla Chiesa cattolica ; 76,1 % nel 1990; il massimo nel 2005 alla morte di Wojtila, 89,8 %). Non tenendo conto degli astenuti, con l’adesione solo del 37 % degli italiani la Chiesa cattolica riceve l’80 % dei fondi.

Ogni diocesi in Italia invia resoconti dettagliati, pubblicandoli sul proprio sito e l’impegno per la trasparenza si è via via incrementato. In ogni modo basso è il riscontro delle offerte volontarie in rappresentanza della società civile, che si autofinanzia. Qualche correttivo al sistema bisogna pure introdurlo, perché il Movimento 5 Stelle è intenzionato a condurre al proposito una serrata battaglia.

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