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In Confidenza

TRASFIGURARE

Don ERMINIO VILLA - 04/11/2016

pregareA Firenze la Chiesa italiana ha sognato per bocca dei giovani presenti nei vari gruppi di lavoro, tutti ugualmente impegnati a tratteggiare il profilo di una chiesa lieta nello spirito, ma anche concretamente impegnata a farsi prossima a tutti. Ciò significa saper essere critici, ma costruttivi; con lo sguardo verso il futuro, ma senza dimenticare le urgenze del presente; protagonisti, ma senza mai smarrire il valore del dialogo tra le generazioni.

La via del “trasfigurare” è la sintesi di tutte le altre vie: perché il Vangelo, se davvero è accolto nella nostra vita, se ne incontra le pieghe più vere, trasfigura la nostra esistenza come anche le relazioni che viviamo a livello personale e sociale, per renderci compagni di strada di tutti, innanzitutto dei poveri.

Scelta coraggiosa quella del tema del Convegno di Firenze, attenta ai segni dei tempi, a quest’ora di “fine civiltà” segnata da una profonda crisi che riguarda proprio la concezione che l’uomo ha di se stesso in rapporto a Dio, ai fratelli, al creato, alla sua stessa missione.

Come proporre Cristo all’uomo d’oggi, affinché possa incontrarlo a livello personale? Basta guardare nel Vangelo la “giornata-tipo” di Gesù, quasi a dire che il nuovo umanesimo segue la legge dell’incarnazione, nasce e cresce nella vita quotidiana vissuta con Gesù, conformandosi a lui, vivendo lui.

Al primo posto nella sua giornata c’è l’incontro col Padre: nel silenzio orante trova luce e forza per il suo ministero tra la gente; poi entra nella sinagoga – luogo di culto – per partecipare alla preghiera del popolo. Preghiera liturgica e preghiera personale sono l’anima della vita cristiana: la prima col suo ritmo periodico fisso (quotidiano, settimanale, annuale) santifica il tempo; l’altra custodisce viva nel cuore la memoria di Dio e fa sì che ogni atto, ogni respiro diventi offerta a lui.

Si tratta di un vero e proprio primato da rispettare, pena il costruire un edificio senza fondamenta, una civiltà sulle sabbie mobili o, peggio ancora, una società chiusa, una prigione, magari ricca di tutti i comfort, ma priva dell’essenziale: dello spazio del desiderio.

Senza preghiera non ci può essere umanesimo, perché la preghiera è il respiro dell’anima. Essa deve diventare il nostro modo di essere e di vivere uniti a Dio, riconoscendoci sue creature, che non possono fare a meno di lui. Una società abitata da persone oranti è una società ‘trasfigurata’…

 

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