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In Confidenza

PRIMO, INCONTRARSI

Don ERMINIO VILLA - 05/05/2017

papaCon gioia e gratitudine abbiamo accolto il 13 marzo 2013 il dono di Papa Francesco alla Chiesa e al mondo: chiaro segno che il vento travolgente dello Spirito sa cambiare in poco tempo la faccia della terra, in modo inaspettato ma necessario e provvidenziale.

Lo hanno scelto dall’estremità della terra e contro ogni previsione. E pure in tempi brevi rispetto ai nostri calcoli umani.

Nell’abbraccio di pochi giorni è maturato subito un sentire comune. E i due Papi sono apparsi al mondo, anche se diversi, uniti; non ostili, ma intrecciati, tanto che ora convivono in Vaticano, nella logica della continuità, ma brillano ciascuno nella propria ricca e diversa personalità.

Papa Francesco fa breccia nei cuori perché sa incontrare le persone: parla alla folla riunita in piazza, ma cerca lo sguardo e il contatto individuale. Tutti quelli che partecipano a qualche udienza o ad una sua messa in Santa Marta, notano quanto è attento alle persone. Arriva un’ora prima per immergersi silenziosamente nella folla, e accende l’entusiasmo, pur con gesti molto semplici.

Pastore e pecore si cercano: è solo l’incontro che crea “l’odore delle pecore” necessario al pastore e solo nell’incontro le pecore ne ascoltano la voce e lo seguono.

Questo stile pastorale lo raccomanda anche a noi e, per analogia, a chi è responsabile del bene comune: bisogna stare con la gente, ascoltarne il grido, spendere tempo nelle confessioni e nell’ascolto, davanti alle fabbriche in crisi o nei pub dei giovani, visitando le case e generando speranza.

Anche il metodo della catechesi è originale: breve, essenziale, semplicissima. Come i saluti non sono più tanto per i vescovi e le alte personalità presenti, ma per i malati. Una lezione di stile pastorale: grande considerazione a chi non se l’aspetta e rapida essenzialità per chi si attende di essere ampiamente considerato. Verrebbe da dire “rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili”.

È il richiamo che dobbiamo accogliere in fiducia: fare spazio ai poveri, condividere il pane con chi ha fame, farsi prossimo agli ultimi, pregare (e far pregare) molto, compiere il primo passo sulla strada del perdono…

In un mondo in cui tutto sembra crollare, ecco che emerge la figura di Pietro, che Cristo ha chiamato opportunamente Kefa, cioè “Roccia”, perché potesse “confermare i suoi fratelli”, non perché fosse più forte di loro. “Roccia” soprattutto perché più “credente”, in legame unico con Cristo, nostra Via, Verità e Vita!

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