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Presente storico

VIOLA, LA RIVOLUZIONARIA

ENZO R. LAFORGIA - 27/04/2018

Franca Viola

Franca Viola

Che le cose, nel corso degli anni Sessanta, stessero cambiando, ed anche molto velocemente, doveva essere molto chiaro anche ai più miopi osservatori di quegli anni.

Il 14 febbraio del 1966, sul giornale dell’associazione studentesca del Liceo «Parini» di Milano, la «Zanzara», fu pubblicato l’esito di un’inchiesta dal titolo Che cosa pensano le ragazze di oggi. L’inchiesta, condotta da tre studenti, interrogava le ragazze su temi quali la famiglia, il sesso, il matrimonio e il lavoro. Appena pubblicato, il numero della rivista fu subito attaccato dagli studenti cattolici, che facevano parte di un’organizzazione fondata dal sacerdote Luigi Giussani. A seguito delle polemiche che seguirono la pubblicazione del giornale, il Preside, il vice Preside e i tre studenti che avevano condotto le interviste furono convocati in Questura, incriminati e rinviati a giudizio con l’accusa di stampa oscena e corruzione di minorenni.

Ma che i costumi sessuali degli italiani, le relazioni di genere e la condizione femminile non fossero più gli stessi descritti dai più pudichi romanzetti rosa di fine Ottocento, risultava difficile da comprendere solo ai più ottusi (o ai più bigotti).

Il 1963, l’anno del Ballo del mattone, la canzone di Rita Pavone, che abbiamo già richiamato in uno dei nostri precedenti interventi, fu anche l’anno in cui le donne, in Italia, conquistarono il diritto a poter accedere ai concorsi in magistratura. Dopo quindici anni dall’entrata in vigore della Costituzione.

Tre anni dopo, nel 1966, esplose il caso della giovane donna siciliana Franca Viola. Franca Viola, diciassettenne appartenente ad una famiglia contadina di Alcamo, in provincia di Trapani, fu sequestrata il 26 dicembre 1965 e poi stuprata da Filippo Melodia, un giovane appartenente ad una famiglia malavitosa della zona. A quel tempo, l’articolo 544 del Codice penale stabiliva che il reato di sequestro di persona e violenza carnale poteva considerarsi estinto qualora fosse seguito un matrimonio riparatore. La violenza sessuale era infatti considerata, dal Codice penale di età fascista, un reato contro la morale e non contro la persona.

Il sequestratore propose quindi alla famiglia della ragazza di sposare colei che aveva stuprato e riparare in questo modo di fronte a tutti l’onore sottrattole con la violenza. Franca Viola rifiutò tale soluzione: per la prima volta in Sicilia e in Italia, una donna rifiutò una soluzione pacificatrice e scelse di denunciare coloro i quali l’avevano sequestrata e stuprata. Il processo ebbe luogo a Trapani, richiamando l’attenzione della stampa nazionale. Il processo fu lungo. Alla fine, colui che l’aveva stuprata e i suoi complici furono tutti condannati.

Indro Montanelli, che seguì il processo per il «Corriere della Sera», così commentò:

«Qualcuno ha detto che questa omertà [l’omertà che si manifestò in occasione del sequestro della giovane donna] è imposta dalla mafia, che in Alcamo ha una delle sue più munite roccheforti [sic], e di cui il Melodia sarebbe un caperonzolo. Ma noi crediamo che stavolta la mafia non c’entri, o c’entri solo per marginale incidenza. Ciò che cementa tutta la popolazione di quella cittadina […] in un fronte unico di solidarietà coi delinquenti, è qualcosa di più profondo: la difesa di una mentalità, di una moralità, in una parola di un costume medioevalesco, che può sopravvivere solo sulla supina accettazione di tutti. Franca Viola e suo padre non hanno detto di no soltanto a Filippo Melodia. Hanno detto di no a tutto un sistema di rapporti basato sulla sopraffazione del maschio sulla femmina. Hanno detto di no a un “onore” confuso musulmanescamente col sesso. Hanno detto di no al diritto dell’uomo di strappare il consenso della donna con la violenza e di renderlo definitivo col matrimonio. Hanno detto che lo stupro non è un surrogato dell’amore, e insozza non chi lo subisce, ma chi lo commette. Insomma hanno detto di no a tutti i tabù e feticci che fanno da pilastro a queste arcaiche società. […]»

Indro Montanelli riteneva dunque che la tragica vicenda di Franca Viola fosse il risultato di una «mentalità» e di un «costume» e che il coraggioso gesto della ragazza rappresentasse un segnale importante della volontà di mutare quella «mentalità» e quel «costume».

Ma i mutamenti culturali, si sa, sono quelli più difficili da metabolizzare. Oggi le donne rappresentano il 52% dei magistrati e vincono i concorsi in magistratura nel 63% dei casi.

L’articolo 544 del Codice penale è stato abrogato solo nel 1981.

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